Rinnovazione Istruttoria: La Cassazione Chiarisce i Limiti della Prova ‘Nuova’
Nel processo penale, la ricerca della verità è un principio cardine, ma è bilanciato da regole precise che garantiscono la certezza del diritto e la ragionevole durata dei processi. Una di queste regole riguarda la rinnovazione istruttoria in appello, ovvero la possibilità di riaprire la raccolta delle prove dopo una sentenza di primo grado. Un’ordinanza recente della Corte di Cassazione (n. 18946/2024) offre un importante chiarimento su quando una prova può essere considerata davvero ‘nuova’ e, di conseguenza, ammissibile.
I Fatti alla Base della Decisione
Il caso riguardava un imputato, titolare di un’attività di autodemolizione, condannato in primo grado. In appello, la sua difesa aveva richiesto la riapertura del dibattimento per sentire come testimoni alcune persone. Secondo l’imputato, questi individui avrebbero potuto confermare che un veicolo di provenienza illecita era stato portato presso la sua attività a sua insaputa. La particolarità della richiesta risiedeva nel fatto che l’identità di questi presunti testimoni era stata scoperta solo dopo la condanna di primo grado.
La Corte d’Appello aveva respinto la richiesta e confermato la condanna. L’imputato ha quindi proposto ricorso in Cassazione, lamentando un vizio di motivazione proprio sul diniego di ammettere le nuove testimonianze.
La Decisione della Corte: Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la linea dei giudici d’appello. Secondo gli Ermellini, la decisione di non procedere a una nuova istruttoria era stata adeguatamente motivata e, pertanto, non poteva essere riesaminata in sede di legittimità. La Corte ha sottolineato che la valutazione sull’opportunità di ammettere nuove prove in appello è una prerogativa del giudice di merito, censurabile solo in caso di illogicità manifesta, qui non riscontrata.
Le Motivazioni: la Scoperta dell’Identità non Rende la Prova Nuova
Il punto centrale della motivazione risiede nella distinzione tra la ‘novità’ della prova e la mera identificazione successiva di un testimone. La Cassazione ha spiegato che l’imputato avrebbe potuto e dovuto allegare la circostanza scusante – ovvero che persone terze e sconosciute gli avevano consegnato il veicolo – sin dal processo di primo grado.
Il fatto che solo in un secondo momento sia riuscito a dare un nome e un volto a queste persone non trasforma la natura della prova. La circostanza fattuale era preesistente; ciò che è ‘nuovo’ è solo l’elemento identificativo dei testimoni, ma non il nucleo della testimonianza stessa. Per la legge, la prova è considerata ‘nuova’ quando riguarda un fatto emerso solo dopo il primo giudizio, non quando si acquisisce un elemento (l’identità) relativo a un fatto che si sarebbe già potuto narrare.
Le Conclusioni: Strategia Difensiva e Limiti Processuali
Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale per la strategia difensiva: tutte le circostanze a proprio favore devono essere introdotte nel processo fin da subito. Non è una strategia processualmente valida attendere l’esito del primo grado per poi ‘giocare’ la carta di una prova la cui esistenza fattuale era già nota. La rinnovazione istruttoria è uno strumento eccezionale, non una seconda opportunità per correggere le omissioni della difesa di primo grado. La decisione impone quindi agli imputati e ai loro difensori di delineare una linea difensiva completa e trasparente fin dalle prime fasi del procedimento, pena la preclusione di far valere elementi potenzialmente utili in un momento successivo.
È possibile chiedere di sentire nuovi testimoni in appello se la loro identità è stata scoperta solo dopo la sentenza di primo grado?
No, se il fatto su cui dovrebbero testimoniare era una circostanza che l’imputato avrebbe potuto allegare fin dal processo di primo grado. La Corte di Cassazione, in questo caso, ha chiarito che la sola identificazione successiva delle persone non è sufficiente a rendere la prova ‘nuova’ ai fini della rinnovazione dell’istruttoria.
Cosa significa quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato ‘inammissibile’?
Significa che la Corte non esamina il merito della questione, ma respinge il ricorso perché non soddisfa i requisiti previsti dalla legge. In questa vicenda, il motivo era che la decisione del giudice d’appello era stata motivata in modo logico e adeguato, rendendola non criticabile in sede di legittimità.
Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile?
La parte che ha presentato il ricorso dichiarato inammissibile viene condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro a favore della Cassa delle ammende, che in questo caso specifico è stata fissata in tremila euro.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 18946 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 18946 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 19/03/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME NOME a ROMA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 18/05/2023 della CORTE APPELLO di ROMA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Letto il ricorso di COGNOME NOME,
Ritenuto che l’unico motivo di ricorso con il quale si contesta la correttezza della motivazione posta a base del diniego di rinnovazione dell’istruttoria denunciando vizio della motivazione, non è consentito, data la incensurabilità in questa sede, ove adeguatamente motivata, della decisione del giudice di merito sul punto;
che, con motivazione esente dai descritti vizi logici, il giudice di merito, facendo applicazione di corretti argomenti giuridici ai fini dell’affermazione della responsabilità, ha esplicitato le ragioni del suo convincimento alle pagine 5 e 6 nella parte in cui si rileva che, poiché già nel corso del processo svoltosi davanti al Tribunale di primo grado l’imputato avrebbe potuto far menzione degli ignoti che avevano portato il veicolo di illecita provenienza nell’aut:odemolizione, a sua insaputa, non è consentito considerare nuova la prova di cui si richiede l’acquisizione; ad essere stata conosciuta dopo la sentenza di primo grado è, infatti, la sola identificazione delle persone da escutere;
rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 19 marzo 2024
Il Cop(sigliere GLYPH tensore
Il Presidente