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Riforma Cartabia: pene sostitutive e appello

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti, rigettando il ricorso basato sulla mancata applicazione della Riforma Cartabia. I giudici hanno chiarito che, sebbene le nuove pene sostitutive siano applicabili nei giudizi d’appello in corso, è necessaria una richiesta esplicita dell’imputato, mai formulata nel caso di specie. Inoltre, è stata esclusa la continuazione tra reati a causa dell’ampio intervallo temporale tra le condotte, non compatibile con un unico disegno criminoso.

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Pubblicato il 29 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riforma Cartabia e pene sostitutive: le nuove regole in Appello

La recente sentenza della Corte di Cassazione affronta un tema cruciale per il diritto penale moderno: l’applicazione della Riforma Cartabia in sede di appello, con particolare riferimento alle pene sostitutive. La decisione chiarisce i limiti e le modalità con cui l’imputato può accedere a sanzioni alternative alla detenzione durante i processi già in corso.

I fatti di causa

Il caso trae origine dalla condanna di un soggetto per detenzione illecita di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti (marijuana, hashish e cocaina). In sede di appello, la pena era stata rideterminata in due anni di reclusione e una multa di 18.000 euro. L’imputato ha proposto ricorso per Cassazione lamentando due profili principali: la mancata applicazione della continuazione con una precedente condanna del 2019 e la violazione della disciplina transitoria della Riforma Cartabia per non aver ricevuto l’applicazione delle pene sostitutive.

La decisione della Corte

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso infondato. Per quanto riguarda la continuazione, i giudici hanno rilevato che tra il primo reato e quello attuale era intercorso un anno e mezzo, un lasso di tempo che, in assenza di prove specifiche, esclude la medesimezza del disegno criminoso. Sul fronte della Riforma Cartabia, la Corte ha confermato che le nuove pene sostitutive sono sì applicabili ai processi in corso, ma non possono essere concesse d’ufficio dal giudice senza una sollecitazione della parte.

L’istanza di parte nella Riforma Cartabia

Un punto centrale della sentenza riguarda l’interpretazione dell’art. 95 del d.lgs. 150/2022. La Cassazione ha ribadito che, affinché il giudice d’appello sia tenuto a pronunciarsi sulle sanzioni sostitutive, è necessaria una richiesta dell’imputato. Tale istanza può essere presentata con l’atto di appello, con i motivi nuovi o persino durante la discussione in udienza, ma deve comunque esserci.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla necessità di coordinare il principio della lex mitior (legge più favorevole) con le regole procedurali. Sebbene la Riforma Cartabia miri ad ampliare l’uso delle pene sostitutive per scopi deflativi e rieducativi, il giudice non può scavalcare il principio devolutivo dell’appello. La richiesta dell’interessato è l’elemento che attribuisce al giudice il potere di decidere su una materia che altrimenti resterebbe fuori dal perimetro del giudizio di secondo grado. Nel caso analizzato, né l’imputato né il difensore avevano mai formulato tale istanza durante tutto il grado di appello.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza stabilisce un principio di auto-responsabilità per la difesa: i benefici della Riforma Cartabia non sono automatici. Per ottenere la sostituzione della pena detentiva con sanzioni alternative, è indispensabile una condotta processuale attiva. La decisione conferma inoltre che la continuazione tra reati richiede una prova rigorosa della programmazione unitaria delle condotte, non potendosi presumere la continuità criminale solo dalla tipologia di reato commesso.

Quando si possono richiedere le pene sostitutive in appello?
Secondo la disciplina della Riforma Cartabia, l’imputato può richiederle fino alla discussione finale in udienza, anche se non indicate nei motivi originali di appello.

Il giudice può applicare d’ufficio le sanzioni alternative?
No, la giurisprudenza prevalente stabilisce che è necessaria una specifica e motivata istanza da parte dell’imputato o del suo difensore per attivare il potere del giudice.

Cosa serve per ottenere la continuazione tra reati distanti nel tempo?
Occorre dimostrare che i diversi reati siano frutto di un unico disegno criminoso programmato fin dall’inizio, poiché un lungo intervallo temporale fa presumere scelte delittuose distinte.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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