Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 10863 Anno 2026
Penale Ord. Sez. 7 Num. 10863 Anno 2026
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 03/03/2026
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME nato a NAPOLI il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 04/07/2025 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
e
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Letto il ricorso e la memoria di NOME COGNOME, ritenuto che il primo motivo è manifestamente infondato perché in palese contrasto con il dato normativo (Sez. 2, n. 15245 del 06/03/2025, COGNOME, Rv. 287897 – 01: nel procedimento cartolare novellato dalla cd. “riforma Cartabia”, vigente dall’i luglio 202 la comunicazione, a cura della cancelleria, delle conclusioni del pubblico ministero alle alt parti, diversamente da quanto previsto per il previgente rito cartolare “pandemico”, non è più prevista né per il procedimento di appello ex art. 598-bis cod. proc. pen. né per quell di cassazione ex art. 611 cod. proc. pen.);
considerato che il secondo motivo, sulla causa di non punibilità ex art. 131-bis cod. pen., è manifestamente infondato, vista la congrua motivazione incentrata sull’abitualità della condotta (pluralità dei precedenti per reati contro il patrimonio, pag. 3);
valutato che il terzo motivo presuppone una diversa lettura dei dati processuali, in contrasto con i principi ordinamentali che non consentono alla Corte di sovrapporre la propria valutazione delle risultanze processuali a quella dei giudici di merito, né di saggi la tenuta logica della pronuncia impugnata mediante un raffronto tra l’apparato argomentativo che la sorregge ed eventuali altri modelli di ragionamento (tra le altre, Sez. U, n. 12 del 31/05/2000, Jakani, Rv. 216260);
che il giudice di merito, con motivazione esente da vizi logici, ha esplicitato le ragi del proprio convincimento (si veda, in particolare, pag. 2) facendo applicazione di corrett argomenti giuridici ai fini della dichiarazione di responsabilità e della sussistenza del re ritenuto che il quarto motivo, sull’entità della pena, è manifestamente infondato perché, secondo consolidata giurisprudenza, la graduazione della pena, in relazione a tutti gli aspetti, rientra nella discrezionalità del giudice di merito, che la esercita in aderen principi enunciati negli artt. 132 e 133 cod. pen.; osservato che nella specie l’onere argomentativo del giudice è adeguatamente assolto attraverso un congruo riferimento agli elementi ritenuti decisivi o rilevanti (cfr. pag. 3);
ritenuto, pertanto, che il ricorso – al pari della memoria, dal contenuto ripetitivo deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al pagamento della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso, il 03/03/2026