Rifiuto Test Stupefacenti: Quando è Legittimo e Quali Sono le Conseguenze?
Il rifiuto test stupefacenti è un tema delicato che si colloca al confine tra i doveri del cittadino e i poteri delle forze dell’ordine. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fornito chiarimenti importanti su quando la richiesta di sottoporsi a tali accertamenti sia da considerarsi legittima, confermando la condanna di un automobilista. Analizziamo insieme la vicenda per comprendere meglio i principi di diritto affermati dai giudici.
I Fatti del Caso
Un automobilista veniva fermato per un controllo stradale e, a seguito di accertamenti, le forze dell’ordine gli chiedevano di sottoporsi a test specifici per verificare l’eventuale assunzione di sostanze stupefacenti. L’uomo si rifiutava e, per questo, veniva condannato in primo grado dal Tribunale e successivamente dalla Corte d’Appello per il reato contravvenzionale previsto dall’articolo 187, comma 8, del Codice della Strada.
Non ritenendo giusta la condanna, l’imputato presentava ricorso alla Corte di Cassazione, lamentando principalmente due aspetti: a suo dire, la richiesta di accertamenti non era supportata da una motivazione adeguata e, inoltre, contestava l’applicazione della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha respinto le argomentazioni del ricorrente, dichiarando il ricorso inammissibile. Secondo i giudici, i motivi presentati erano generici e non criticavano in modo specifico e puntuale le ragioni della sentenza impugnata. Questa decisione conferma la linea dura della giurisprudenza nei confronti di chi si oppone agli accertamenti volti a garantire la sicurezza stradale.
Le Motivazioni: Nervosismo e Possesso di Droga Giustificano il Test
La parte più interessante della decisione riguarda le motivazioni che hanno portato la Corte a ritenere legittima la richiesta delle forze dell’ordine. I giudici hanno sottolineato come il ragionamento della Corte d’Appello fosse del tutto coerente, logico e basato sulle risultanze processuali.
In particolare, due elementi sono stati considerati sufficienti a giustificare la richiesta di accertamenti sui liquidi biologici:
1. Il possesso di sostanza stupefacente: La circostanza che il conducente fosse stato trovato in possesso di droga ha costituito un primo, forte indizio.
2. Il nervosismo manifesto: L’atteggiamento di agitazione e nervosismo mostrato dall’automobilista durante il controllo è stato valutato come un ulteriore elemento a supporto della legittimità della richiesta.
La Corte ha inoltre smontato la critica relativa alla sanzione accessoria della sospensione della patente. Ha infatti chiarito che l’articolo 187, comma 8, del Codice della Strada rinvia espressamente alle sanzioni previste per chi rifiuta l’alcoltest (art. 186, comma 7), tra cui figura proprio la sospensione della patente.
Conclusioni: Le Conseguenze del Rifiuto del Test Stupefacenti
L’ordinanza in esame ribadisce un principio fondamentale: il rifiuto test stupefacenti non è una scelta priva di conseguenze. In presenza di elementi indiziari concreti, come il possesso di droga o un comportamento anomalo del conducente, la richiesta delle forze dell’ordine è pienamente legittima. Opporsi a tale richiesta integra un reato autonomo, punito severamente. La decisione conferma inoltre che, oltre alla sanzione penale, il trasgressore subirà anche la pesante sanzione accessoria della sospensione della patente. Infine, la declaratoria di inammissibilità del ricorso ha comportato per l’imputato la condanna al pagamento delle spese processuali e di una cospicua somma in favore della cassa delle ammende, a dimostrazione che i ricorsi palesemente infondati hanno un costo significativo.
In quali circostanze le forze dell’ordine possono legittimamente richiedere un test per l’uso di stupefacenti?
Sulla base di questa decisione, la richiesta è legittima quando è giustificata da elementi concreti, come il possesso di sostanze stupefacenti e un evidente stato di nervosismo manifestato dal conducente al momento del controllo.
Il rifiuto di sottoporsi al test per stupefacenti comporta automaticamente la sospensione della patente?
Sì. La Corte ha chiarito che la norma che punisce il rifiuto (art. 187, comma 8 C.d.S.) rinvia direttamente alle sanzioni previste per il rifiuto dell’alcoltest (art. 186, comma 7 C.d.S.), che includono esplicitamente la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida.
Quali sono le conseguenze se un ricorso in Cassazione viene giudicato inammissibile?
Se il ricorso è dichiarato inammissibile e non viene ravvisata un’assenza di colpa da parte del ricorrente, quest’ultimo viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria (in questo caso, tremila euro) in favore della cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 44509 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 44509 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 05/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a BRINDISI il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 13/04/2022 della CORTE APPELLO di LECCE
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
MOTIVI DELLA DECISIONE
1.COGNOME NOME ricorre avverso la sentenza in epigrafe la quale ha confermato la decisione del Tribunale di Brindisi che lo aveva condannato alla pena di giustizia in relazione al reato contravvenzionale di rifiuto di sottoporsi all’esame per l’accertamento della condizione di alterazione in ragione dell’assunzione di sostanza stupefacente di cui all’art.187 comma 8 C.d.S..
Il ricorrente deduce violazione di legge e vizio motivazionale in relazione alla ricorrenza del reato ascritto in quanto la richiesta di accertamenti alcolimetrici non era sorretta da adeguata giustificazione e in ordine all’applicazione della pena accessoria della sospensione della patente di guida.
Ebbene, ritiene il Collegio che i motivi sopra richiamati siano manifestamente infondati, in quanto generici, privi di confronto con la decisione impugnata, non scanditi da necessaria critica alle argomentazioni poste a fondamento della decisione (Cass., sez. U, n.8825 del 27/10/2016, COGNOME) e privi di analisi censoria degli argomenti posti a fondamento del giudizio di responsabilità del ricorrente.
Il ragionamento sviluppato dal giudice distrettuale risulta coerente con le risultanze processuali e non manifestamente illogico o contraddittorio nella parte in cui ha ritenuto giustificata la richiesta rivolta al conducente di sottoporsi ad accerta menti sui liquidi biologici in ragione del possesso di stupefacente e del nervosismo manifestato all’atto dell’accertamento. La censura relativa all’applicazione della sanzione amministrativa accessoria si scontra con il dato normativo di cui all’art.187 corna 8 C.d.S. che rinvia all’art.186 comma 7 C.d.S:
Essendo il ricorso inammissibile e, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen, non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost. sent. n. 186 del 13.6.2000), alla condanna di parte ricorrente al pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria nella misura indicata in dispositivo.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende. Così deciso in Roma il 5 Ottobre 2023
Il Consigliere estensore
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