Riduzione Pena Rito Abbreviato: la Cassazione Rettifica la Condanna
La corretta applicazione delle norme procedurali è un pilastro fondamentale del nostro sistema giudiziario, soprattutto quando incide sulla libertà personale. Un esempio lampante è la riduzione pena rito abbreviato, un beneficio che, se calcolato erroneamente, può portare a una condanna ingiusta. Con la recente Ordinanza n. 47839/2023, la Corte di Cassazione è intervenuta per correggere un errore di questo tipo, dimostrando il suo ruolo di garante della legalità.
I Fatti del Processo
Il caso ha origine da una sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Appello di Bologna nei confronti di un’imputata per il reato di oltraggio a un pubblico ufficiale, previsto dall’articolo 341 bis del codice penale. L’imputata, non accettando la decisione, ha proposto ricorso presso la Corte di Cassazione.
Il motivo del ricorso non contestava la sussistenza del reato, ma si concentrava su un aspetto puramente tecnico e procedurale: l’errata quantificazione della pena detentiva. Secondo la difesa, i giudici d’appello non avevano applicato correttamente la diminuzione di un terzo prevista per chi sceglie di essere processato con il rito abbreviato.
La Decisione della Suprema Corte e la Riduzione Pena Rito Abbreviato
La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il motivo di ricorso. Invece di annullare la sentenza e rimandare il caso a un nuovo giudizio d’appello, con conseguente allungamento dei tempi processuali, la Corte ha deciso di avvalersi del potere di rettifica diretta previsto dall’articolo 619, comma 2, del codice di procedura penale.
Questa norma consente alla Suprema Corte di correggere direttamente gli errori di diritto nella determinazione della pena, quando non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto. Nel caso specifico, l’errore era meramente di calcolo, rendendo superflua la celebrazione di un nuovo processo.
Il Calcolo Corretto della Pena
I giudici di legittimità hanno semplicemente eseguito l’operazione matematica richiesta dalla legge: hanno preso la pena base stabilita dalla Corte d’Appello e vi hanno applicato la corretta riduzione di un terzo, come previsto per la scelta del rito abbreviato. L’esito di questo calcolo ha portato alla rideterminazione della pena finale in due mesi di reclusione.
Le Motivazioni della Rettifica
La motivazione dell’ordinanza è estremamente sintetica e chiara. La Corte ha riconosciuto che l’accoglimento del motivo di ricorso imponeva una rideterminazione della pena. La scelta di procedere con la rettifica diretta è stata dettata da principi di economia processuale e dalla natura dell’errore. Essendo un vizio di calcolo palese, non vi era alcuna ragione per investire nuovamente un giudice di merito della questione. La Corte ha quindi adempiuto alla sua funzione di nomofilachia, assicurando la corretta e uniforme applicazione della legge processuale.
Conclusioni
Questa ordinanza, seppur breve, offre importanti spunti di riflessione. In primo luogo, ribadisce che i benefici processuali, come la riduzione pena rito abbreviato, sono diritti dell’imputato e devono essere applicati con precisione matematica. In secondo luogo, evidenzia l’efficienza del potere di rettifica della Corte di Cassazione, uno strumento che permette di correggere gli errori e definire i processi rapidamente, senza sacrificare le garanzie difensive. La decisione finale ha quindi corretto l’errore e stabilito la giusta pena per l’imputata in due mesi di reclusione, chiudendo definitivamente la vicenda giudiziaria.
Per quale motivo la Corte di Cassazione ha modificato la sentenza?
La Corte di Cassazione ha modificato la sentenza perché ha riscontrato un errore nel calcolo della pena. Nello specifico, la Corte d’Appello non aveva applicato correttamente la riduzione di un terzo prevista per la scelta del rito abbreviato.
Cosa significa che la Corte ha ‘rettificato’ la pena?
Significa che la Corte di Cassazione, in base all’art. 619, comma 2, del codice di procedura penale, ha corretto direttamente l’errore di calcolo senza annullare la sentenza e rinviare il processo a un altro giudice. Ha quindi rideterminato essa stessa l’entità della condanna.
Qual è stata la pena finale stabilita dalla Cassazione?
Dopo aver applicato la corretta riduzione per il rito abbreviato, la Corte di Cassazione ha rettificato la pena, stabilendola in due mesi di reclusione.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 47839 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 47839 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 06/07/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a FORLI’ il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 20/09/2022 della CORTE APPELLO di BOLOGNA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
R.G. n. 15179/2023
CONSIDERATO IN FATTO E IN DIRITTO
Visti gli atti e la sentenza impugnata (condanna per il reato previsto dall’art. 341 bis pen.);
Ritenuto, in accoglimento del motivo di ricorso, di rettificare la pena, rideterminandola effetto della corretta riduzione di un terzo conseguente alla scelta del rito abbreviato, mesi di reclusione;
P. Q. M.
Visto l’art. 619, comma 2, cod. proc. pen., rettifica la pena in mesi due di reclusione. Così deciso il 6 luglio 2023.