Rideterminazione della Pena: Quando la Cassazione Annulla e Decide nel Merito
La corretta quantificazione della sanzione penale è un pilastro fondamentale del sistema giudiziario. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha messo in luce il potere della Suprema Corte di intervenire direttamente sul calcolo della condanna, procedendo a una rideterminazione della pena quando la decisione impugnata presenta vizi di legittimità che non richiedono ulteriori accertamenti di fatto. Questo intervento, noto come annullamento senza rinvio, rappresenta un importante strumento di efficienza processuale. Analizziamo insieme i contorni di questa pronuncia.
I Fatti Processuali: un Iter Giudiziario Complesso
Il caso trae origine dal ricorso presentato da un imputato avverso una sentenza della Corte d’appello di Palermo. Quest’ultima si era pronunciata come giudice del rinvio, a seguito di un precedente annullamento da parte della stessa Corte di Cassazione. L’oggetto del contendere, nel nuovo ricorso per cassazione, era esclusivamente il trattamento sanzionatorio, ovvero il calcolo della pena finale.
L’imputato lamentava un errore nel modo in cui la pena era stata calcolata, partendo dalla pena base, applicando le attenuanti generiche, l’aumento per la continuazione e, infine, la riduzione per il rito abbreviato. Secondo la difesa, il risultato finale era scorretto e non conforme ai principi di legge.
La Decisione della Cassazione sulla Rideterminazione della Pena
La Suprema Corte, dopo aver ascoltato le argomentazioni della Procura Generale, che chiedeva l’inammissibilità del ricorso, e della difesa, che ne chiedeva l’accoglimento, ha ritenuto fondate le doglianze del ricorrente. La sentenza impugnata è stata quindi annullata, ma con una formula particolare: “annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio”.
Questo significa che la Cassazione ha riconosciuto l’errore nel calcolo della pena ma, anziché rimandare per la terza volta il processo alla Corte d’appello, ha deciso di porre fine alla vicenda processuale, esercitando il proprio potere di decidere nel merito.
Le Motivazioni
La motivazione alla base di questa decisione risiede nel fatto che l’errore commesso dalla Corte territoriale era di pura natura matematica e giuridica, non richiedendo alcuna nuova valutazione dei fatti di causa. I giudici di legittimità, avendo a disposizione tutti gli elementi necessari, hanno potuto procedere direttamente al ricalcolo. Hanno preso in esame i vari passaggi del calcolo effettuato in appello, correggendo l’errore e stabilendo la pena finale in tre anni, nove mesi e ventitré giorni di reclusione. Questa procedura, oltre a garantire la corretta applicazione della legge, risponde a un’esigenza di ragionevole durata del processo, evitando un ulteriore passaggio giudiziario che sarebbe stato superfluo.
Le Conclusioni
La sentenza in commento ribadisce un principio cruciale della procedura penale: la Corte di Cassazione, pur essendo giudice di legittimità e non di merito, può decidere la causa nel merito quando non siano necessari ulteriori accertamenti di fatto. L’intervento diretto sulla rideterminazione della pena è un chiaro esempio di questa facoltà. Per gli operatori del diritto e per i cittadini, ciò rappresenta una garanzia che eventuali errori di calcolo nella commisurazione della pena possono essere corretti in modo definitivo e celere, senza prolungare inutilmente l’iter giudiziario.
Quando la Corte di Cassazione può annullare una sentenza senza rinvio?
La Corte di Cassazione può annullare una sentenza senza rinvio quando l’errore commesso dal giudice precedente non richiede ulteriori accertamenti di fatto e la Corte stessa può decidere la questione applicando direttamente i principi di diritto, come nel caso di un errore matematico nel calcolo della pena.
Cosa si intende per ‘trattamento sanzionatorio’?
Il ‘trattamento sanzionatorio’ è l’insieme delle operazioni logico-giuridiche che il giudice compie per determinare la pena concreta da infliggere all’imputato, includendo la pena base, l’applicazione di circostanze aggravanti o attenuanti, l’aumento per la continuazione e le riduzioni previste da riti speciali.
Qual è stato l’esito finale di questo procedimento in Cassazione?
L’esito finale è stato l’annullamento parziale della sentenza della Corte d’appello, limitatamente al calcolo della pena. La Corte di Cassazione ha quindi ricalcolato direttamente la sanzione, fissandola in tre anni, nove mesi e ventitré giorni di reclusione, chiudendo così il processo.
Testo del provvedimento
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 17018 Anno 2025
Penale Sent. Sez. 2 Num. 17018 Anno 2025
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 12/03/2025
SENTENZA
Sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a Palermo il DATA_NASCITA avverso la sentenza della Corte di appello di Palermo in data 19/11/2024 preso atto che il ricorrente è stato ammesso alla trattazione orale in presenza udita la relazione svolta dal consigliere NOME COGNOME, udite le conclusioni del Pubblico Ministero in persona del AVV_NOTAIO NOME AVV_NOTAIO che ha chiesto l’inammissibilità del ricorso udite le conclusioni dell’AVV_NOTAIO difensore di COGNOME NOME NOME NOME NOME insistito nei motivi di ricorso chiedendone l’accoglimento
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
COGNOME NOME ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza in data 19/11/2024 della Corte d’appello di Palermo quale giudice del rinvio individuato dalla sentenza della Corte di cassazione in data 29/02/2024 che aveva annullato la sentenza della Corte di appello di Palermo dell’
dell’11/07/2022 sul rilievo che, escluse le aggravanti dell’associazione armata ex art. 74 d.p.r. 309/90 e dell’art. 61 n. 11 cod. pen., il giudice aveva determinato
la pena in anni otto di reclusione considerando le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti, senza operare alcuna diminuzione di pena.
- Assume il ricorrente che la Corte di appello non si sarebbe attenuta al dictum
della sentenza rescindente poiché avrebbe replicato nella determinazione della pena l’errore di calcolo già censurato.
-
Il ricorso è fondato.
-
Il giudice del rinvio nel rideterminare la pena è partito dalla pena base di anni dieci e mesi sei di reclusione, così determinata dal giudice di prime cure, per
effetto della equivalenza tra attenuanti e aggravanti, quando invece queste ultime erano state escluse.
- Non si ravvisano tuttavia motivi per procedere all’annullamento con rinvio della sentenza impugnata potendo il Collegio procedere alla rideterminazione
della pena sulla base delle statuizioni del giudice di merito, ai sensi dell’art. 620
lett. I) cod. proc. pen., partendo dalla pena base di anni sei e mesi quattro di reclusione di cui alla precedente sentenza di appello ( pag. 91), come indicato dal ricorrente, ridotta di un terzo per le attenuanti generiche, ad anni quattro, mesi due e giorni venti di reclusione;aumentata di anni uno e mesi sei di reclusione per la continuazione per giungere ad anni cinque, mesi otto e giorni venti di reclusione; ridotta di un terzo per il rito ad anni 3, mesi 9 e gg. 23 reclusione.
Alla luce di quanto complessivamente esposto la sentenza impugnata va annullata senza rinvio limitatamente al trattamento sanzionatorio.
P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al trattamento sanzionatorio, rideterminando la pena in anni tre, mesi nove e giorni ventitrè di reclusione.
Così deciso il 12/03/2025