Ricorso Tardivo in Cassazione: Quando Scadono i Termini e Quali Sono le Conseguenze?
Nel processo penale, il rispetto dei termini è un principio fondamentale che garantisce la certezza del diritto e la ragionevole durata del processo. Un ricorso tardivo può avere conseguenze definitive, come la chiusura irrevocabile del caso per l’imputato. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci offre un chiaro esempio pratico, sottolineando l’importanza di calcolare con precisione le scadenze per l’impugnazione e le sanzioni in caso di errore.
I Fatti del Caso
La vicenda processuale ha origine da una condanna per il reato di ricettazione emessa dal Tribunale di primo grado. La sentenza veniva parzialmente riformata dalla Corte di Appello, che, pur confermando la responsabilità penale dell’imputato, riconosceva le circostanze attenuanti generiche e rideterminava la pena.
Contro questa decisione, il difensore dell’imputato proponeva ricorso per cassazione, lamentando vizi di violazione di legge e di motivazione. Tuttavia, prima ancora di entrare nel merito delle doglianze, la Suprema Corte ha dovuto affrontare una questione pregiudiziale e insuperabile: la tempestività del ricorso stesso.
Il Calcolo dei Termini e il Ricorso Tardivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché proposto oltre il termine stabilito dalla legge. L’analisi dei giudici si è concentrata su un mero calcolo matematico delle scadenze processuali.
Ecco la sequenza temporale analizzata:
1. Data della sentenza d’appello: 26 gennaio 2024. La Corte d’Appello si era riservata trenta giorni per il deposito delle motivazioni.
2. Deposito delle motivazioni: 26 febbraio 2024. Il deposito è avvenuto nel rispetto del termine, considerando che il giorno precedente era domenica.
3. Decorrenza del termine per l’impugnazione: Dal 26 febbraio 2024 è iniziato a decorrere il termine per presentare ricorso in Cassazione.
Il Codice di procedura penale (art. 585) stabilisce che il termine è di quarantacinque giorni. Tuttavia, a questo periodo devono essere aggiunti ulteriori quindici giorni (art. 585, comma 1-bis) quando l’imputato non era presente all’udienza d’appello. Il termine totale a disposizione della difesa era quindi di sessanta giorni.
La scadenza ultima per il deposito del ricorso era fissata per il 25 aprile 2024. Il ricorso è stato invece presentato il 6 maggio 2024, ben oltre il limite massimo. Questo ritardo ha reso il ricorso tardivo e, di conseguenza, inammissibile.
Le Motivazioni della Decisione
La motivazione della Corte è stata lineare e basata sulla stretta applicazione delle norme procedurali. I termini per impugnare sono perentori, ovvero non possono essere prorogati o derogati, se non in casi eccezionali non ravvisabili nella fattispecie. La tardività del deposito dell’atto di impugnazione costituisce una causa di inammissibilità che impedisce al giudice di esaminare il merito della questione.
La decisione evidenzia come la procedura de plano, ovvero senza udienza pubblica, sia stata scelta proprio in ragione della manifesta inammissibilità del ricorso. Non c’era alcuna questione di diritto da discutere, ma solo da prendere atto del mancato rispetto di una scadenza processuale.
Oltre a dichiarare l’inammissibilità, la Corte ha applicato l’art. 616 del codice di procedura penale, che prevede due conseguenze automatiche: la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e, in caso di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (come nel caso di un ricorso tardivo), al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende. In questo caso, la somma è stata equitativamente fissata in tremila euro.
Le Conclusioni
Questa ordinanza ribadisce un principio cardine del diritto processuale: la perentorietà dei termini. Per gli avvocati, ciò significa la necessità di una gestione meticolosa delle scadenze per non compromettere il diritto di difesa del proprio assistito. Per i cittadini, è la conferma che il processo ha regole precise la cui violazione può precludere l’accesso a un grado di giudizio, rendendo definitiva una sentenza di condanna. Il caso dimostra che un errore procedurale, come il deposito di un ricorso tardivo, può avere un impatto tanto decisivo quanto una valutazione di merito sfavorevole, con l’aggravante di ulteriori sanzioni economiche.
Quanto tempo si ha per presentare ricorso in Cassazione dopo una sentenza d’appello?
Il termine ordinario varia in base a quando vengono depositate le motivazioni della sentenza. Nel caso specifico, con motivazioni depositate entro 30 giorni, il termine era di 45 giorni, a cui si sono aggiunti altri 15 giorni perché l’imputato era assente, per un totale di 60 giorni dalla data di deposito delle motivazioni.
Cosa succede se si deposita un ricorso tardivo?
Un ricorso depositato oltre la scadenza prevista dalla legge viene dichiarato inammissibile. Ciò significa che la Corte non esamina il merito delle questioni sollevate e la sentenza impugnata diventa definitiva. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Perché il termine per l’imputato assente è più lungo?
L’articolo 585, comma 1-bis, del codice di procedura penale prevede un’estensione di 15 giorni del termine per impugnare per l’imputato che sia stato giudicato in assenza. Questa norma mira a garantire un più ampio esercizio del diritto di difesa, concedendo più tempo per venire a conoscenza della sentenza e preparare l’impugnazione.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 40006 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 2 Num. 40006 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 12/09/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a Reggio Emilia il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 26/1/2024 della Corte di appello di Bologna udita la relazione svolta dal AVV_NOTAIO NOME COGNOME; ricorso trattato con procedura de plano.
RITENUTO IN FATTO
La Corte di appello di Genova con sentenza del 26/1/2024, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Modena del 23/1/2023, che aveva condannato NOME COGNOME per il reato di ricettazione, riconosciute le circostanze attenuanti generiche, rideterminava la pena.
L’imputato, a mezzo del difensore, ha interposto ricorso per cassazione, affidandolo ad un unico motivo con cui eccepisce la violazione dell’art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen., in relazione agli artt. 648, comma quarto e 62 n. 4, cod. pen.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è inammissibile perché proposto tardivamente. Invero,
la sentenza impugnata è stata pronunciata all’udienza del 26/1/2024, con termine di giorni trenta per il deposito dei motivi;
è stata depositata il 26/2/2024, dunque, nei termini (il 25 febbraio, invero, cadeva di domenica);
da quel momento ha iniziato a decorrere il termine di sessanta giorni p proporre il ricorso per cassazione (ai quarantacinque giorni, ai sensi dell’ar comma 1, lett. c), cod. proc. pen. devono aggiungersi i quindici giorni pre dall’art. 585, comma 1 -bis, cod. proc. pen. per l’imputato assente), che è scaduto il 25/4/2024;
il ricorso è stato proposto in data 6/5/2024, dunque, oltre il termi legge.
All’inammissibilità del ricorso segue, ai sensi dell’art. 616 cod. proc la condanna della ricorrente al pagamento delle spese del procedimento nonché ravvisandosi profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibil al pagamento in favore della Cassa delle ammende della somma di euro tremila, così equitativamente fissata.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento del spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa de ammende.
Così deciso in Roma, il giorno 12 settembre 2024.