Ricorso tardivo in Cassazione: i termini di deposito
Il tema del Ricorso tardivo in Cassazione rappresenta uno degli scogli processuali più ardui per la difesa penale. Quando i termini per l’impugnazione non vengono rispettati rigorosamente, il rischio è che il merito della vicenda, anche se potenzialmente favorevole all’imputato, non venga nemmeno preso in considerazione dai giudici di legittimità. Nel caso analizzato dall’ordinanza n. 6890, la Suprema Corte ha ribadito la perentorietà delle scadenze procedurali.
Il caso della guida senza patente
La vicenda trae origine dalla condanna di un automobilista per il reato di guida senza patente con l’aggravante della recidiva nel biennio. Tale pronuncia, emessa originariamente dal Tribunale di Pistoia nel 2023, era stata confermata dalla Corte di appello di Firenze nel febbraio 2025. L’imputato decideva di rivolgersi alla Corte di Cassazione, sollevando un’eccezione relativa alla mancata declaratoria di estinzione del reato per intervenuta prescrizione.
I termini per il ricorso tardivo in Cassazione
Il fulcro della decisione ruota attorno al computo dei giorni necessari per presentare l’impugnazione. La sentenza d’appello era stata emessa il 25 febbraio 2025, con un termine di 90 giorni riservato per il deposito della motivazione. Tale periodo portava la scadenza al 26 maggio 2025. Da questa data decorrevano i 45 giorni previsti dall’articolo 585 del codice di procedura penale per la presentazione del ricorso. Il termine finale risultava essere il 10 luglio 2025, mentre l’atto è stato depositato solo il 23 luglio 2025.
Conseguenze di un ricorso tardivo in Cassazione
La presentazione oltre la scadenza naturale del termine rende il ricorso inammissibile. Questa inammissibilità ha un effetto preclusivo totale: il giudice non può analizzare i motivi del ricorso, inclusa l’eccezione di prescrizione, poiché l’atto è considerato processualmente nullo o inesistente sotto il profilo dell’efficacia. Oltre al rigetto, il sistema sanziona questa condotta con il pagamento delle spese del procedimento e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
Le motivazioni
La Suprema Corte ha rilevato come il calcolo dei termini effettuato dalla difesa non fosse conforme al dettato normativo. Una volta stabilito che il deposito della motivazione della sentenza di secondo grado godeva del termine di 90 giorni, il successivo periodo per impugnare doveva essere calcolato con estrema precisione. Il ritardo di tredici giorni nel deposito dell’atto (23 luglio rispetto al termine del 10 luglio) ha reso superfluo ogni altro esame nel merito della causa. La giurisprudenza di legittimità è costante nel ritenere che la tardività dell’impugnazione impedisca il formarsi di un valido rapporto processuale in sede di cassazione, rendendo definitivo il giudizio precedente.
Le conclusioni
In conclusione, l’ordinanza conferma che il rispetto dei termini processuali è un requisito indispensabile per l’accesso alla giustizia di legittimità. Anche di fronte a eccezioni di rilievo sostanziale, come la prescrizione del reato, la barriera formale del termine perentorio non può essere superata. Il ricorrente è stato pertanto condannato non solo alle spese processuali, ma anche al pagamento di quattromila euro in favore della Cassa delle Ammende, sottolineando la gravità di una condotta difensiva che non ha rispettato i tempi stabiliti dal legislatore.
Cosa accade se il ricorso in Cassazione viene presentato oltre i termini previsti?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile per tardività. Questo comporta il mancato esame dei motivi di doglianza e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
La prescrizione del reato può essere dichiarata se il ricorso è tardivo?
No, la giurisprudenza stabilisce che l inammissibilità del ricorso per tardività preclude la possibilità di rilevare l intervenuta prescrizione del reato. L atto depositato oltre i termini è considerato privo di effetti ai fini del merito.
A quanto ammonta la sanzione per un ricorso dichiarato inammissibile?
Oltre alle spese del procedimento, il ricorrente può essere condannato al pagamento di una somma in favore della Cassa delle Ammende. Nel caso esaminato dalla Corte, la cifra è stata fissata in quattromila euro.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 6890 Anno 2026
Penale Ord. Sez. 7 Num. 6890 Anno 2026
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: NOME
Data Udienza: 11/11/2025
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME NOME a TORRE ANNUNZIATA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 25/02/2025 della CORTE APPELLO di FIRENZE
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
MOTIVI DELLA DECISIONE
NOME COGNOME ricorre avverso la sentenza con cui la Corte di appello di Fir ha confermato la pronuncia resa il 6 dicembre 2023 dal Tribunale di Pistoia di g senza patente con recidiva nel biennio.
Rilevato che il ricorso, con cui si deduce la mancata declaratoria di estinzione reato per intervenuta prescrizione, è stato tardivamente proposto (sent. app. d febbraio 2025; 90 giorni per la motivazione e dunque 26 maggio 2025, data da c decorrono i 45 giorni di cui all’art. 585, lett. c), cod. proc. pen.: termine finale 10 luglio 2025. Il ricorso è stato presentato il 23 luglio 2025).
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di eu quattromila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle s processuali e della somma di euro quattromila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso in data 11 novembre 2025
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Il Consigliere estensore