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Ricorso per cassazione: quando è inammissibile?

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione avverso una condanna per guida in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di stupefacenti. La decisione si fonda sul fatto che l’imputato ha semplicemente riproposto gli stessi motivi dell’appello, senza confrontarsi criticamente con la motivazione della sentenza di secondo grado.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso per Cassazione: perché la mera ripetizione dei motivi d’appello non basta?

Presentare un ricorso per cassazione non è un’opportunità per un terzo processo, ma un controllo di legittimità sulla corretta applicazione della legge. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale: il ricorso è inammissibile se si limita a riproporre le stesse lamentele dell’appello, senza confrontarsi specificamente con le argomentazioni della corte di secondo grado. Analizziamo il caso di una condanna per guida in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di stupefacenti per capire le ragioni di questa importante regola processuale.

I Fatti di Causa

Un automobilista veniva condannato in primo grado dal Tribunale per i reati previsti dagli articoli 186 e 187 del Codice della Strada. La sentenza prevedeva una pena di otto mesi di arresto e un’ammenda di oltre 1.300 euro. La decisione veniva successivamente confermata integralmente dalla Corte d’Appello, che respingeva le doglianze dell’imputato.

Non soddisfatto dell’esito, l’imputato decideva di presentare un ricorso per cassazione, affidandosi a due principali motivi:
1. Una presunta violazione di legge e un vizio di motivazione riguardo all’affermazione della sua responsabilità penale, sostenendo che la sua colpevolezza non fosse stata adeguatamente provata.
2. Un’analoga violazione di legge e vizio di motivazione per la mancata concessione delle attenuanti generiche in misura prevalente sulle aggravanti contestate e per un calcolo della pena ritenuto eccessivo.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, senza neppure entrare nel merito delle questioni sollevate. La decisione si basa su un principio cardine del diritto processuale: la funzione tipica dell’impugnazione è quella di una ‘critica argomentata’ al provvedimento che si contesta. Questo significa che l’atto di ricorso non può essere una semplice riproposizione delle critiche già mosse in appello.

La Corte ha osservato che i motivi presentati dall’imputato erano una mera reiterazione delle considerazioni già espresse nell’atto d’appello, alle quali la Corte territoriale aveva già fornito una risposta congrua e logica. Per essere ammissibile, un ricorso per cassazione deve contenere un confronto puntuale e specifico con le argomentazioni della sentenza impugnata, indicando le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che fondano il dissenso. In altre parole, il ricorrente deve spiegare perché la motivazione del giudice d’appello è errata, illogica o contraddittoria, non limitarsi a ripetere che la propria tesi è quella giusta.

Venendo meno questo confronto critico, il ricorso perde la sua unica funzione e si destina inevitabilmente all’inammissibilità. La Corte ha richiamato la sua consolidata giurisprudenza, secondo cui è inammissibile il ricorso che ‘riproduce e reitera gli stessi motivi prospettati con l’atto di appello e motivatamente respinti in secondo grado, senza confrontarsi criticamente con gli argomenti utilizzati nel provvedimento impugnato’.

Conclusioni

Questa ordinanza offre una lezione fondamentale per chiunque intenda adire la Corte di Cassazione. Il giudizio di legittimità non è una terza istanza di merito. Per avere successo, o anche solo per superare il vaglio di ammissibilità, un ricorso per cassazione deve essere redatto con rigore tecnico, attaccando specificamente i punti della motivazione della sentenza di secondo grado che si ritengono viziati. La semplice riproposizione di argomenti già esaminati e respinti equivale a non presentare alcun motivo valido, con la conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

Perché un ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile in questo caso?
È stato dichiarato inammissibile perché l’imputato si è limitato a riproporre gli stessi motivi già presentati e respinti nel giudizio d’appello, senza confrontarsi criticamente e in modo specifico con le argomentazioni contenute nella motivazione della sentenza di secondo grado.

Cosa significa che un ricorso deve essere una ‘critica argomentata’ della sentenza impugnata?
Significa che l’atto di impugnazione deve analizzare la motivazione della sentenza che si contesta e spiegare puntualmente, con ragioni di fatto e di diritto, perché quella motivazione è errata, illogica o contraddittoria. Non è sufficiente ripetere la propria tesi difensiva.

Qual è la conseguenza della dichiarazione di inammissibilità del ricorso?
La conseguenza è che la Corte di Cassazione non esamina il merito del ricorso. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro (in questo caso 3.000 euro) in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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