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Ricorso per cassazione inammissibile: il caso

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un’imputata condannata per tentato furto. La decisione si fonda sulla genericità del motivo di appello, che non contesta specificamente le argomentazioni della sentenza impugnata. Questo caso evidenzia l’importanza di formulare un ricorso per cassazione inammissibile in modo puntuale e pertinente.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso per Cassazione Inammissibile: Quando la Genericità Costa Cara

Presentare un ricorso in Corte di Cassazione richiede precisione e rigore. Un’ordinanza recente ci offre un esempio lampante di come un’impugnazione formulata in modo vago possa portare a una dichiarazione di ricorso per cassazione inammissibile, con conseguenze economiche per il ricorrente. Analizziamo insieme questo caso di tentato furto per comprendere i requisiti di un ricorso efficace.

I Fatti del Processo

Il caso ha origine da una condanna emessa dal Tribunale e successivamente confermata dalla Corte di Appello di Roma. Un’imputata era stata giudicata colpevole del reato di tentato furto aggravato e condannata a una pena di quattro mesi di reclusione e 120,00 euro di multa.

Non accettando la decisione dei giudici di merito, l’imputata, tramite il suo difensore, ha deciso di presentare ricorso alla Corte di Cassazione, l’ultimo grado di giudizio del nostro ordinamento.

Il Ricorso per Cassazione e le sue Doglianze

L’unico motivo di ricorso presentato dalla difesa si concentrava su una presunta violazione di legge e un difetto di motivazione. In sostanza, si contestava la qualificazione giuridica del fatto come ‘tentativo di furto’. Secondo la tesi difensiva, non sussistevano gli elementi necessari per configurare il reato in forma tentata. Tuttavia, la formulazione del ricorso si è rivelata il punto debole della strategia processuale, portando a un ricorso per cassazione inammissibile.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente inammissibile. La motivazione di questa decisione risiede nella natura stessa del ricorso, giudicato ‘del tutto generico ed aspecifico’.

I giudici hanno sottolineato che la motivazione delle sentenze di primo e secondo grado era completa, logica e giuridicamente corretta nel giustificare la responsabilità penale dell’imputata. Il ricorso, al contrario, non è riuscito a ‘puntualizzare le ragioni di doglianza in fatto e in diritto’ né a ‘confrontarsi in modo adeguato con le argomentazioni espresse dalla sentenza impugnata’.

In pratica, la difesa non ha specificato quali fossero gli errori di diritto commessi dalla Corte d’Appello, limitandosi a una contestazione generale che non rientra nelle competenze della Corte di Cassazione, la quale è giudice di legittimità e non di merito. L’inammissibilità è stata dichiarata ai sensi dell’art. 591, comma 1, lettera c), del codice di procedura penale.

Le Conclusioni

La conseguenza diretta della dichiarazione di inammissibilità è stata duplice. In primo luogo, la condanna è diventata definitiva. In secondo luogo, come previsto dalla legge, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di 3.000,00 euro in favore della Cassa delle ammende.

Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale: il ricorso per cassazione non è una terza istanza di giudizio sui fatti, ma uno strumento per controllare la corretta applicazione della legge. Un ricorso che non individua con precisione i vizi della sentenza impugnata è destinato a essere dichiarato inammissibile, con un aggravio di costi per chi lo propone.

Per quale motivo il ricorso è stato dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché ritenuto ‘del tutto generico ed aspecifico’. La difesa non ha specificato adeguatamente le ragioni di contestazione in fatto e in diritto, né si è confrontata in modo pertinente con le motivazioni della sentenza della Corte d’Appello.

Quali sono le conseguenze per il ricorrente quando un ricorso viene dichiarato inammissibile?
In seguito alla dichiarazione di inammissibilità, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende, che in questo caso è stata fissata a 3.000,00 euro.

Qual era il reato per cui l’imputata era stata condannata nei gradi di merito?
L’imputata era stata condannata per il reato di tentato furto aggravato, ai sensi degli articoli 56, 624, e 625 del codice penale, alla pena di quattro mesi di reclusione ed euro 120,00 di multa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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