Ricorso per cassazione inammissibile: l’importanza della specificità dei motivi
Nel panorama della giustizia italiana, presentare un ricorso per cassazione inammissibile rappresenta un rischio concreto per chiunque non rispetti rigorosamente i canoni di forma e sostanza richiesti dal codice. Una recente ordinanza della Suprema Corte ha ribadito come la mancanza di precisione nell’articolare le proprie difese possa portare non solo alla chiusura del caso, ma anche a pesanti sanzioni economiche.
I fatti oggetto del giudizio
Il caso trae origine da una condanna pronunciata nei confronti di un cittadino accusato del reato di furto aggravato. La Corte di Appello di Venezia aveva precedentemente confermato la sentenza di primo grado, ritenendo l’imputato responsabile della condotta illecita ai sensi degli articoli 624 e 625 del codice penale.
Contro tale decisione, il condannato ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, lamentando un presunto vizio di motivazione. In particolare, la difesa sosteneva che i giudici d’appello non avessero valutato correttamente tutti gli elementi che avrebbero potuto portare a un proscioglimento immediato, come previsto dall’articolo 129 del codice di procedura penale.
La condanna per furto aggravato
La fattispecie delittuosa in esame riguardava la sottrazione di beni altrui aggravata da circostanze specifiche. La conferma della responsabilità penale nei due gradi di merito aveva consolidato l’impianto accusatorio, rendendo il ricorso di legittimità l’ultima spiaggia per tentare di ribaltare il verdetto.
Perché il ricorso per cassazione inammissibile è stato rigettato
I giudici di legittimità hanno analizzato il motivo unico di ricorso, riscontrando una critica mancanza di specificità. La legge richiede infatti che chi impugna una sentenza non si limiti a una contestazione vaga o generica, ma indichi con precisione i punti della motivazione che ritiene errati e le ragioni di tale errore.
Il requisito della specificità dei motivi
Secondo la Corte, il ricorso era caratterizzato da una “indeterminatezza” tale da renderlo privo dei requisiti prescritti dall’articolo 581 del codice di procedura penale. A fronte di una sentenza d’appello giudicata logicamente corretta e ben motivata, la difesa non aveva saputo individuare elementi concreti di censura, impedendo di fatto ai giudici di esercitare il proprio sindacato di legittimità.
Conseguenze pecuniarie del ricorso per cassazione inammissibile
Oltre al rigetto del ricorso, la dichiarazione di inammissibilità comporta per legge la condanna al pagamento delle spese processuali. Inoltre, la Suprema Corte ha stabilito il versamento di una somma pari a 3.000,00 euro in favore della Cassa delle ammende, ritenendo che il ricorso fosse privo di fondamento tecnico-giuridico.
le motivazioni
Le motivazioni della decisione risiedono nell’applicazione rigorosa dei principi di specificità dell’impugnazione. La Cassazione ha rilevato che il motivo addotto era meramente assertivo e non dialogava criticamente con la motivazione della sentenza impugnata. Non essendo stati indicati gli elementi di prova o i passaggi logici viziati, il ricorso non ha superato il filtro di ammissibilità.
le conclusioni
In conclusione, l’ordinanza conferma che la Suprema Corte non è una sede per una terza valutazione dei fatti, ma un giudice di legittimità che richiede motivi precisi e documentati. Presentare un atto privo di tali requisiti espone inevitabilmente alla declaratoria di inammissibilità e a sanzioni pecuniarie significative, volte a scoraggiare l’uso improprio dello strumento processuale.
Cosa accade se i motivi di un ricorso in Cassazione sono poco precisi?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile per genericità, poiché la legge richiede che le contestazioni siano specifiche e puntuali rispetto alla sentenza impugnata.
Quali sono le sanzioni economiche per un ricorso dichiarato inammissibile?
Il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria alla Cassa delle ammende, solitamente fissata tra i 1.000 e i 6.000 euro.
Si può impugnare una sentenza chiedendo una nuova valutazione dei fatti?
No, la Cassazione valuta solo la legittimità e la logicità della motivazione della sentenza, non potendo riaprire il merito del giudizio sui fatti.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 8455 Anno 2026
Penale Ord. Sez. 7 Num. 8455 Anno 2026
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 28/01/2026
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME COGNOME ( CODICE_FISCALE ) nato il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 19/06/2025 della CORTE APPELLO di VENEZIA
parti;
dato avviso alle udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
Rilevato che NOME COGNOME ricorre avverso la sentenza della Corte di appello di Venezia che ha confermato la sentenza di primo grado che ha pronunciato nei suoi confronti affermazione di penale responsabilità per il delitto di cui agli artt. 624 e 625, n. 2, cod. pen.;
Ritenuto che l’unico motivo di ricorso – che deduce vizio di motivazione in relazione alla mancata valutazione di tutti quegli elementi che avrebbero potuto consentire l’accertamento di cause di non punibilità di cui all’art. 129 cod. proc. pen. – è generico per indeterminatezza perché privo dei requisiti prescritti dall’art. 581, comma 1, lett. d, cod. proc. pen. in quanto, a fronte di una motivazione della sentenza impugnata logicamente corretta, non indica gli elementi che sono alla base della censura formulata, non consentendo al giudice dell’impugnazione di individuare i rilievi mossi ed esercitare il proprio sindacato;
Considerato che all’inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell’art. 616, comma 1, cod. proc. pen., al pagamento in favore della Cassa delle ammende di una somma che si reputa equo fissare in euro 3.000,00;
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.