LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Ricorso patteggiamento: limiti e motivi di inammissibilità

Con l’ordinanza n. 24233/2024, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso patteggiamento con cui l’imputato contestava la dosimetria della pena. I giudici hanno ribadito che, a seguito della riforma del 2017, i motivi di ricorso sono tassativi e non includono il vizio di motivazione sulla quantificazione della pena, a meno che questa non sia illegale.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 28 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Patteggiamento: Quando è Inammissibile per Vizio di Motivazione

Il ricorso patteggiamento rappresenta un’area del diritto processuale penale con contorni ben definiti, soprattutto dopo le modifiche introdotte dalla Legge n. 103/2017 (nota come Riforma Orlando). Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 24233 del 2024, torna a ribadire con chiarezza quali sono i limiti invalicabili per l’impugnazione di una sentenza emessa ai sensi dell’art. 444 c.p.p., escludendo la possibilità di contestare la motivazione sulla misura della pena.

Il Caso in Esame: Impugnazione di una Sentenza di Patteggiamento

Il caso sottoposto alla Suprema Corte riguardava un imputato che aveva patteggiato una pena per il reato previsto dall’art. 73, comma 4, del DPR 309/1990 (Testo Unico sugli stupefacenti). Successivamente, l’imputato ha proposto ricorso per cassazione, lamentando un vizio di motivazione. In particolare, contestava la decisione del giudice di primo grado di aver applicato una pena superiore al minimo edittale, ritenendo la motivazione fornita a supporto di tale scelta insufficiente o illogica.

I Limiti al Ricorso Patteggiamento dopo la Riforma del 2017

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso immediatamente inammissibile, senza necessità di formalità. Il fulcro della decisione risiede nell’interpretazione dell’art. 610, comma 5-bis, del codice di procedura penale, introdotto dalla citata riforma. A partire dal 3 agosto 2017, la legge ha ristretto drasticamente i motivi per cui l’imputato e il pubblico ministero possono ricorrere in Cassazione contro una sentenza di patteggiamento. I motivi ammissibili sono esclusivamente i seguenti:

1. Vizi legati all’espressione della volontà dell’imputato: ad esempio, se il consenso al patteggiamento non è stato espresso liberamente.
2. Difetto di correlazione tra la richiesta e la sentenza: se il giudice ha emesso una decisione che non corrisponde all’accordo tra le parti.
3. Erronea qualificazione giuridica del fatto: se il reato è stato classificato in modo giuridicamente sbagliato.
4. Illegalità della pena o della misura di sicurezza: se la pena applicata è contraria alla legge (es. superiore al massimo o inferiore al minimo previsto) o se è stata applicata una misura di sicurezza non consentita.

La Decisione della Suprema Corte: La Motivazione sulla Pena non è un Motivo Valido

La Corte ha chiarito che il motivo addotto dal ricorrente – il vizio di motivazione sulla dosimetria della pena – non rientra in nessuna delle quattro categorie tassative. Contestare la scelta del giudice di discostarsi dal minimo edittale, pur rimanendo all’interno della cornice legale, attiene al merito della valutazione discrezionale del giudice e non all'”illegalità” della pena. Una pena è illegale quando è vietata dalla legge, non quando la sua quantificazione è ritenuta semplicemente inopportuna o non adeguatamente giustificata dall’imputato.

le motivazioni

I giudici di legittimità hanno motivato la loro decisione di inammissibilità sulla base del principio di tassatività dei mezzi di impugnazione. La volontà del legislatore del 2017 è stata quella di dare maggiore stabilità alle sentenze di patteggiamento, limitando il ricorso in Cassazione a vizi strutturali e di legalità sostanziale. Il controllo sulla logicità della motivazione con cui il giudice quantifica la pena concordata rientra in una valutazione di merito che è preclusa in questa sede. Pertanto, il ricorso, essendo fondato su un motivo non consentito dalla legge, è stato dichiarato inammissibile.

le conclusioni

L’ordinanza in commento consolida un orientamento giurisprudenziale ormai granitico. Chi accede al rito del patteggiamento deve essere consapevole che l’accordo sulla pena, una volta ratificato dal giudice, è difficilmente contestabile in Cassazione. Le uniche vie d’uscita sono rappresentate da errori macroscopici che attengono alla legalità della pena o alla validità del consenso, e non da una semplice divergenza di vedute sulla congruità della sanzione applicata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

È possibile impugnare una sentenza di patteggiamento perché si ritiene la pena troppo alta, anche se rientra nei limiti di legge?
No. Secondo l’ordinanza, un vizio di motivazione sulla dosimetria della pena (cioè sulla scelta del giudice di discostarsi dal minimo edittale) non rientra tra i motivi tassativi per i quali si può proporre un ricorso patteggiamento in Cassazione.

Quali sono gli unici motivi per cui si può fare ricorso in Cassazione contro una sentenza di patteggiamento?
In base alla normativa vigente, i motivi sono limitati a: problemi nell’espressione della volontà dell’imputato, mancanza di correlazione tra la richiesta delle parti e la sentenza, errata qualificazione giuridica del fatto, e illegalità della pena o della misura di sicurezza applicata.

Cosa si intende per “illegalità della pena” in questo contesto?
L’illegalità della pena si verifica quando la sanzione non è prevista dalla legge per quel reato o è stata determinata in una misura esterna ai limiti edittali (superiore al massimo o inferiore al minimo). Non riguarda una valutazione di merito sull’adeguatezza della pena scelta dal giudice all’interno di tale forbice legale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati