Ricorso Inammissibile: Quando la Cassazione Non Rivede i Fatti
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito un principio fondamentale del nostro sistema processuale: il suo ruolo non è quello di riesaminare le prove, ma di controllare la corretta applicazione della legge. Quando un imputato presenta un ricorso inammissibile perché tenta di ottenere una nuova valutazione dei fatti, la Corte lo respinge, confermando la decisione dei giudici di merito. Analizziamo un caso concreto che illustra perfettamente questa dinamica.
I Fatti del Caso
Un individuo veniva condannato dalla Corte d’Appello per detenzione di un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti e munizioni, reati previsti dal Testo Unico sugli stupefacenti (d.P.R. 309/1990) e dal codice penale. La difesa dell’imputato si basava su una versione alternativa dei fatti: la droga e le munizioni sarebbero state lasciate nella sua proprietà circa due anni prima da due ex lavoratori, di cui forniva solo i nomi di battesimo. A sostegno di questa tesi, la difesa aveva prodotto il verbale di indagini difensive contenente le dichiarazioni di uno dei presunti ex operai.
La Valutazione dei Giudici di Merito
La Corte d’Appello aveva ritenuto la versione dell’imputato del tutto incredibile e la sua difesa infondata. Le motivazioni di tale rigetto erano state chiare e logiche:
1. Stato di conservazione: Lo stupefacente si presentava in ottimo stato, una condizione difficilmente compatibile con una conservazione di due anni all’interno di una stufa elettrica.
2. Inverosimiglianza: Era considerato altamente improbabile che un quantitativo così cospicuo di droga venisse ‘dimenticato’ per così tanto tempo senza che nessuno lo reclamasse.
3. Incertezza: L’identificazione dei presunti responsabili era vaga e incerta, minando la credibilità dell’intera ricostruzione difensiva.
Di conseguenza, la Corte d’Appello aveva concluso per la piena disponibilità dei luoghi e, quindi, del materiale illecito da parte dell’imputato, confermando la sua responsabilità penale.
La Decisione della Cassazione: il Ricorso Inammissibile
L’imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando un vizio di motivazione e la mancata riapertura dell’istruttoria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. I giudici hanno sottolineato che le censure sollevate non rientravano nel numerus clausus dei motivi ammessi in sede di legittimità, ma si traducevano in una richiesta di rivalutazione del fatto, attività preclusa alla Cassazione.
Le Motivazioni della Decisione
La Corte ha spiegato che la motivazione della sentenza d’appello era congrua, esauriente e logicamente coerente. I giudici di secondo grado avevano esaminato tutte le argomentazioni difensive, arrivando a una conclusione ben argomentata sulla base delle risultanze processuali. Non vi era alcuna manifesta illogicità o contraddittorietà.
Inoltre, la Cassazione ha ricordato che, in un giudizio d’appello successivo a un rito abbreviato, la rinnovazione dell’istruttoria è un evento eccezionale. Può essere disposta solo ai sensi dell’art. 603, comma 3, c.p.p., ovvero quando il giudice ritenga l’assunzione di una nuova prova ‘assolutamente necessaria’ e potenzialmente idonea a incidere sulla valutazione complessiva. In questo caso, le dichiarazioni difensive erano già state valutate e ritenute irrilevanti e non credibili, rendendo inutile una riapertura del dibattimento.
Conclusioni: Implicazioni Pratiche
Questa ordinanza conferma un caposaldo del processo penale: la distinzione tra giudizio di merito e giudizio di legittimità. Il ricorso in Cassazione non è un ‘terzo grado’ di giudizio dove si possono ridiscutere le prove. Le parti devono concentrare i loro sforzi probatori nei primi due gradi di giudizio. Un ricorso basato esclusivamente sulla speranza di una diversa interpretazione dei fatti è destinato a essere dichiarato inammissibile, con la conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
È possibile chiedere alla Corte di Cassazione di riesaminare le prove e i fatti di un processo?
No, la Corte di Cassazione non può riesaminare le prove o ricostruire i fatti. Il suo compito è verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione della sentenza impugnata, non giudicare nel merito.
In quali casi è possibile riaprire l’istruttoria in appello dopo un rito abbreviato?
La rinnovazione dell’istruttoria in appello, dopo un giudizio con rito abbreviato, è ammessa solo in casi eccezionali, ovvero quando il giudice la ritenga ‘assolutamente necessaria’ per decidere, cioè quando le nuove prove sono potenzialmente decisive per la valutazione complessiva degli elementi già acquisiti.
Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile, la Corte non esamina il merito della questione. Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, come sanzione per aver proposto un ricorso infondato.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 15981 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 15981 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME COGNOME
Data Udienza: 09/02/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOMECOGNOME NOME nato a GIOIOSA JONICA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 03/05/2023 della CORTE APPELLO di REGGIO CALABRIA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
NOME COGNOME ricorre per cassazione avverso la sentenza in epigrafe indicata con la Corte di appello di Reggio Calabria lo ha condannato per i reati di cui all’art. 73 · d.P.R.309/1990 e 697 cod. pen., deducendo, con unico motivo di ricorso, violazione di vizio della motivazione in ordine alla affermazione della responsabilità e alla acquisizione del verbale di indagini difensive, e alla mancata riapertura dell’attività
La censura è manifestamente infondata. La dogllianza non rientra nel numerus cla delle censure deducibili in sede di legittimità, investendo profili di valutazione del ricostruzione del fatto riservati alla cognizione del giudice di merito, le cui deter riguardo, sono insindacabili in cassazione ove siano sorrette da motivazione congrua, es ed idonea a dar conto dell’iter logico-giuridico seguito dal giudicante e delle ragioni d Nel caso di specie, dalle cadenze motivazionali della sentenza d’appello è enuclea ricostruzione dei fatti precisa e circostanziata, avendo i giudici di secondo grado pres tutte le deduzioni difensive ed essendo pervenuti alle loro conclusioni, in punto di resp attraverso una disamina completa ed approfondita delle risultanze processuali, in nessu censurabile, sotto il profilo della razionalità, e sulla base di apprezzamenti qualificabili in termini di contraddittorietà o di manifesta illogicità e perciò insindaca sede, come si desume dalle considerazioni formulate dal giudice a quo alle pagine della sentenza gravata, laddove ha affermato la completezza del compendio probatorio, dal si evince la piena disponibilità dei luoghi ove è stato rinvenuto lo stupefacente e le m riguardo si ricorda che nel giudizio di appello avverso la sentenza emessa di rito abbreviato è ammessa la rinnovazione istruttoria esclusivamente ai sensi dell comma 3, cod. proc. pen. e, quindi, solo nel caso in cui il giudice ritenga l’assunzione assolutamente necessaria, perché potenzialmente idonea ad incidere sulla valutazio complesso degli elementi acquisiti (Sez.1, n. 12928 del 07/11/2018 Ltd. (dep. 25/03/2019 ) Rv. 276318 – 02). Corte di Cassazione – copia non ufficiale
Il giudice ha in particolare ritenuto non credibile la versione dei fatti fornita d secondo cui la sostanza stupefacente fosse detenuta da due soggetti un tale NOME COGNOME, che circa due anni prima avevano lavorato presso la fattoria, afferma contraddittorietà e scarsa rilevanza delle dichiarazioni rese da COGNOME NOME dell’art. 391 bis cod. proc. pen., di cui è stato acquisito il verbale. In proposito richiamato l’ottimo stato di conservazione dello della sostanza stupefacente che ren credibile la tesi secondo cui la sostanza sia stata conservata per due anni all’intern elettrica, nonché la inverosimiglianza della tesi secondo cui tale cospicuo quantitativo sia stata dimenticata senza mai essere rivendicata, nonché la incertezza nella identifi tali lavoratori.
Tenuto altresì conto della sentenza 13 giugno 2000, n. 186, della Corte costituz rilevato che, nella fattispecie, non sussistono elementi per ritenere che «la parte abb il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibil
declaratoria dell’inammissibilità medesima consegue, a norma dell’art. 616 cod. pro l’onere delle spese del procedimento nonché quello del versamento della somma, in favore
Cassa delle ammende, equitativamente fissata in euro tremila.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese proc ed al versamento della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso in Roma il 9 febbraio 2024
Il Consigliere estensore
Il Presidente