Ricorso Inammissibile: i Limiti della Cassazione nella Valutazione delle Prove
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 46561 del 2023, ha ribadito un principio fondamentale del nostro sistema processuale: il giudizio di legittimità non è una terza istanza di merito. Questa pronuncia offre uno spunto cruciale per comprendere i confini dell’appello alla Suprema Corte, dichiarando un ricorso inammissibile perché volto a una rivalutazione delle prove, compito esclusivo dei giudici di primo e secondo grado.
I Fatti del Processo
Il caso trae origine dal ricorso di un imputato avverso una sentenza della Corte d’Appello di Torino. L’imputato era stato condannato nei gradi precedenti e, attraverso il suo difensore, ha tentato di ribaltare la decisione davanti alla Suprema Corte, sollevando diverse questioni.
I Motivi del Ricorso e il Ruolo della Cassazione
Il ricorrente ha basato la sua difesa su quattro punti principali:
1. Errata ricostruzione dei fatti: Si contestava la valutazione delle dichiarazioni delle persone offese, ritenute insufficienti senza il supporto di altre prove.
2. Insussistenza dei reati: Di conseguenza, si sosteneva che i reati contestati non fossero stati provati.
3. Mancata esclusione della recidiva: Si chiedeva di non applicare l’aumento di pena previsto per chi ha commesso reati in precedenza.
4. Omesso riconoscimento di un’esimente: Si lamentava il mancato riconoscimento della causa di giustificazione prevista dall’art. 393-bis del codice penale.
Tuttavia, la Corte ha subito chiarito che le prime due censure erano in realtà una richiesta mascherata di rivalutare il merito del quadro probatorio. La Cassazione, infatti, non può riesaminare le prove e decidere se un testimone sia più o meno credibile; il suo compito è verificare che la motivazione della sentenza impugnata sia logica, coerente e non contraddittoria.
La Decisione sul Ricorso Inammissibile
La Corte ha rigettato in toto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Vediamo nel dettaglio le ragioni che hanno portato a questa decisione.
La Valutazione delle Prove è Compito del Giudice di Merito
Il cuore della decisione risiede nella netta distinzione tra giudizio di fatto e giudizio di diritto. I giudici di Cassazione hanno sottolineato che criticare l’attendibilità delle persone offese o la ricostruzione dei fatti equivale a chiedere un nuovo processo, cosa non consentita in sede di legittimità. Poiché nella motivazione della Corte d’Appello non emergevano “manifeste illogicità o contraddittorietà”, la censura è stata respinta.
La Gestione della Recidiva e delle Pene Sostitutive
Anche le altre doglianze sono state respinte. La Corte ha ritenuto che la decisione di applicare l’aumento di pena per la recidiva fosse stata correttamente motivata dai giudici di appello, i quali avevano individuato elementi concreti (la reiterazione delle condotte delittuose) che dimostravano una “spiccata pericolosità sociale” del ricorrente.
Infine, la mancata sostituzione della pena detentiva (ad esempio con lavori di pubblica utilità) è stata giudicata incensurabile, poiché rientra nel potere discrezionale del giudice di merito valutare l’adeguatezza della pena rispetto alla gravità del fatto.
Le Motivazioni della Corte
Le motivazioni della Corte si fondano su un principio cardine: il rispetto dei ruoli processuali. La Suprema Corte non è un “super giudice” che può sostituire la propria valutazione a quella dei tribunali di primo e secondo grado. Il suo ruolo è quello di guardiano della legge, chiamato a verificare che il diritto sia stato applicato correttamente e che le sentenze siano supportate da un percorso logico-giuridico esente da vizi evidenti. Chiedere alla Cassazione di riconsiderare l’attendibilità di un testimone o di scegliere una prova piuttosto che un’altra significa snaturare la sua funzione e presentare un ricorso inammissibile.
Le Conclusioni
L’ordinanza in esame conferma che un ricorso per cassazione deve essere formulato con estrema attenzione, concentrandosi esclusivamente su questioni di diritto o su vizi logici macroscopici della motivazione. Qualsiasi tentativo di rimettere in discussione l’accertamento dei fatti si scontrerà inevitabilmente con una declaratoria di inammissibilità. Per il ricorrente, ciò comporta non solo la conferma della condanna, ma anche l’obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, come avvenuto nel caso di specie con una condanna al pagamento di 3.000 euro.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché le censure proposte, in particolare quelle relative alla ricostruzione dei fatti e all’attendibilità delle persone offese, costituivano una richiesta di rivalutazione del merito della vicenda, attività che non è consentita alla Corte di Cassazione.
La Corte di Cassazione può annullare l’aumento di pena per la recidiva?
Sì, ma solo se la motivazione del giudice di merito è illogica, contraddittoria o giuridicamente errata. In questo caso, la Corte ha ritenuto che la decisione di applicare la recidiva fosse ben motivata, basandosi su elementi che dimostravano la pericolosità sociale del soggetto.
È possibile contestare in Cassazione la mancata sostituzione della pena detentiva?
Generalmente no. La scelta di concedere o meno le pene sostitutive è una valutazione discrezionale del giudice di merito circa l’adeguatezza della sanzione alla gravità del fatto. Tale valutazione non è sindacabile in Cassazione, a meno che non sia palesemente illogica o arbitraria.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 46561 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 46561 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 27/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME nato a NAPOLI il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 07/02/2023 della CORTE APPELLO di TORINO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
OSSERVA
letto il ricorso proposto nell’interesse di NOME COGNOME avverso la sentenza in epigrafe indicata;
ritenuto che con il ricorso si censura la ricostruzione del fatto, effettuata sulla base delle dichiarazioni rese dalle persone offese, senza tener conto delle restanti fonti probatorie, nonché l’insussistenza dei reati contestati, l’omessa esclusione della recidiva ed il mancato riconoscimento dell’esimente di cui all’art 393-bis cod.pen.;
ritenuto che i motivi attinenti all’attendibilità delle persone offese e, più in generale, alla ricostruzione del fatto (ivi compresa l’insussistenza di elementi fondanti la scriminante di cui all’art. 393-bis cod.pen.), si risolvono in una non consentita richiesta di rivalutazione nel merito del quadro probatorio, senza che emerga la manifesta illogicità o contraddittorietà della motivazione;
ritenuto che la Corte di appello ha motivatamente riconosciuto i presupposti per disporre l’aumento di pena per la recidiva, rinvenendo elementi idonei a dimostrare che la reiterazione delle condotte delittuose è dimostratrice di una spiccata pericolosità sociale;
ritenuto che la mancata sostituzione della pena ex art. 545-bis cod.proc.pen. non è censurabile in cassazione, avendo la Corte di appello fatto correttamente uso del potere del giudice di valutare nel merito l’adeguatezza delle pene sostitutive rispetto alla gravità del fatto;
ritenuto, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 27 ottobre 2023
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