Ricorso Inammissibile: Quando il Tempo è Giustizia
Nel mondo del diritto, il rispetto dei termini non è una mera formalità, ma un pilastro fondamentale che garantisce certezza e ordine. Un ricorso inammissibile per tardività rappresenta una delle insidie più comuni e allo stesso tempo più severe del processo penale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci offre lo spunto per analizzare le conseguenze, spesso onerose, di un’impugnazione presentata fuori tempo massimo, anche in contesti complessi come quello della bancarotta fraudolenta.
I Fatti del Caso: Dalla Condanna all’Appello
La vicenda processuale trae origine da una condanna per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, emessa in primo grado dal Tribunale e successivamente confermata dalla Corte di Appello. L’imputato, ritenuto penalmente responsabile, decideva di proseguire la sua battaglia legale presentando ricorso per Cassazione, l’ultimo grado di giudizio previsto dal nostro ordinamento.
La Questione del Ricorso Inammissibile per Tardività
Il nodo centrale della decisione della Suprema Corte non riguarda il merito della vicenda, ovvero la colpevolezza o meno dell’imputato, ma si concentra esclusivamente su un aspetto procedurale: la tempestività del ricorso. La legge stabilisce termini perentori per impugnare le sentenze, superati i quali il diritto di contestare la decisione decade.
La Cronologia Fatale: Come si Calcolano i Termini?
La Corte di Appello aveva pronunciato la sua sentenza il 3 marzo 2023, fissando un termine di novanta giorni per il deposito delle motivazioni. Queste ultime venivano depositate l’8 maggio 2023, quindi ampiamente nei tempi. Il termine per proporre ricorso iniziava a decorrere da quel momento, o più precisamente dalla sua comunicazione all’interessato, e scadeva il 18 luglio 2023. Tuttavia, il ricorso dell’imputato veniva presentato solo il 13 ottobre 2023, quasi tre mesi dopo la scadenza del termine ultimo.
Le Conseguenze Economiche della Tardività
Un errore di questo tipo non comporta solo la fine del percorso processuale, ma anche sanzioni economiche. La legge, infatti, prevede che la parte il cui ricorso è dichiarato inammissibile sia condannata non solo al pagamento delle spese del procedimento, ma anche al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende, un ente che finanzia progetti di reinserimento per i detenuti.
Le Motivazioni della Corte di Cassazione
La Suprema Corte, con la sua ordinanza, ha agito come un custode delle regole processuali. I giudici hanno semplicemente constatato il mancato rispetto dei termini di legge per l’impugnazione. La tardività del ricorso è un vizio insanabile che impedisce alla Corte di entrare nel merito delle questioni sollevate dalla difesa. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha quindi applicato l’articolo 616 del codice di procedura penale, che impone la condanna del ricorrente alle spese e al pagamento di una sanzione pecuniaria, fissata in questo caso nella somma, ritenuta equa, di 4.000,00 euro.
Conclusioni: L’Importanza del Rispetto dei Termini Processuali
Questa ordinanza ribadisce un principio cardine del diritto: i termini processuali sono perentori e il loro mancato rispetto ha conseguenze definitive e talvolta costose. Per il cittadino, ciò evidenzia l’importanza di affidarsi a professionisti diligenti e attenti. Per gli operatori del diritto, è un monito costante sulla necessità di una gestione scrupolosa delle scadenze, dalla cui osservanza dipende la possibilità stessa di far valere le proprie ragioni davanti a un giudice. Un diritto, se non esercitato nei tempi e nei modi previsti dalla legge, rischia di svanire nel nulla.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché è stato presentato tardivamente. La sentenza di secondo grado è stata pronunciata il 3 marzo 2023, il termine per l’impugnazione è scaduto il 18 luglio 2023, ma il ricorso è stato proposto solo il 13 ottobre 2023, ben oltre la scadenza.
Quali sono le conseguenze per il ricorrente quando un ricorso viene dichiarato inammissibile?
In seguito alla dichiarazione di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di euro quattromila in favore della Cassa delle ammende, come previsto dalla legge.
Qual era il reato per cui l’imputato era stato condannato nei gradi di giudizio precedenti?
L’imputato era stato condannato nei gradi precedenti per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 42728 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 42728 Anno 2024
Presidente: BELMONTE NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 23/10/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME NOME a AREZZO il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 03/03/2023 della CORTE APPELLO di FIRENZE udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
che con la sentenza in epigrafe la Corte di appello di Firenze ha confermato la sentenza del Tribunale di Arezzo del 16 febbraio 2021 che aveva affermato la penale responsabilità di NOME COGNOME per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale e l’aveva condanNOME alla pena ritenuta di giustizia;
che il ricorso dell’imputato è inammissibile in quanto tardivo, atteso che la sentenza di secondo grado è stata pronunciata in data 3 marzo 2023 ed era stato fissato il termine di giorni novanta per il suo deposito, avvenuto tempestivamente in data 8 maggio 2023, dopo che al ricorrente, in data 6 marzo 2023, era stato comunicato il dispositivo della sentenza, cosicché il termine per l’impugnazione è decorso in data 18 luglio 2023, mentre il ricorso è stato proposto il 13 ottobre 2023;
che all’inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell’art. 616, comma 1, cod. proc. pen., al pagamento in favore della Cassa delle ammende di una somma che si reputa equo fissare in euro 4.000,00;
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro quattromila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 23/10/2024.