Ricorso inammissibile tardivo: le conseguenze del mancato rispetto dei termini
Nel sistema processuale penale italiano, la tempestività è un requisito essenziale per l’esercizio del diritto di difesa. Un ricorso inammissibile tardivo non solo preclude la possibilità di vedere riesaminato il proprio caso, ma espone il ricorrente a pesanti sanzioni pecuniarie.
Il caso in esame
Il ricorrente era stato condannato nei gradi precedenti per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità. La sentenza della Corte d’appello territoriale aveva confermato la decisione di primo grado, infliggendo la pena di un anno di reclusione. Tuttavia, l’impugnazione dinanzi alla Corte di Cassazione è stata presentata ben oltre i termini stabiliti dalla legge.
Specificamente, la sentenza di secondo grado era stata pronunciata con motivazione contestuale. In tali casi, il termine per depositare il ricorso è di quindici giorni. Nel caso di specie, a fronte di una scadenza fissata nei primi giorni di maggio, il deposito è avvenuto solo nel mese di giugno, rendendo l’atto inevitabilmente fuori termine.
Conseguenze di un ricorso inammissibile tardivo
L’inammissibilità per tardività è un vizio insanabile. La Suprema Corte, verificata la violazione dei termini, non entra nel merito dei motivi di doglianza sollevati dalla difesa (che nel caso specifico riguardavano vizi di motivazione e la mancata applicazione di attenuanti). Il rigetto formale comporta la definitività della condanna precedente.
Inoltre, ai sensi dell’articolo 616 del codice di procedura penale, l’inammissibilità del ricorso trascina con sé la condanna al pagamento delle spese del procedimento e di una somma equitativa in favore della Cassa delle ammende.
Le motivazioni
Le motivazioni della Corte si fondano sul rigoroso rispetto dei termini processuali. Essendo la sentenza d’appello stata emessa con motivazione contestuale, il termine di impugnazione di quindici giorni decorreva immediatamente. La Corte ha rilevato che tra la data della pronuncia e la data di presentazione del ricorso era intercorso un lasso di tempo superiore al limite legale. Non essendo stata fornita alcuna prova dell’assenza di colpa nel determinare tale ritardo, la Cassazione ha ritenuto doverosa l’applicazione della sanzione pecuniaria massima prevista per questi casi, stabilita in tremila euro.
Le conclusioni
Le conclusioni tratte dalla Suprema Corte confermano l’importanza fondamentale della diligenza procedurale. L’inammissibilità dichiarata per motivi formali chiude definitivamente la vicenda giudiziaria dell’imputato, confermando la sua responsabilità penale e aggravando il carico economico a suo carico con la sanzione pecuniaria. Questo provvedimento ricorda che il diritto all’impugnazione deve essere esercitato rigorosamente entro le finestre temporali previste dal codice, a tutela della certezza del diritto.
Cosa succede se il ricorso in Cassazione viene presentato in ritardo?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile, il che significa che la Corte non esaminerà i motivi del ricorso e la condanna precedente diventerà definitiva.
Qual è il termine per impugnare una sentenza con motivazione contestuale?
Il termine previsto dalla legge è solitamente di quindici giorni dalla data della pronuncia della sentenza.
Si deve pagare una multa se il ricorso è dichiarato inammissibile?
Sì, oltre alle spese processuali, il ricorrente è condannato a pagare una somma alla Cassa delle ammende, a meno che non dimostri che il ritardo non sia dipeso da sua colpa.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 9143 Anno 2026
REPUBBLICA ITALIANA Relatore: COGNOME NOME COGNOME
Penale Ord. Sez. 7 Num. 9143 Anno 2026
Presidente: COGNOME NOME
Data Udienza: 30/01/2026
SETTIMA SEZIONE PENALE
NOME COGNOME
NOME COGNOME
ha pronunciato la seguente
Sul ricorso proposto da:
NOME nato a BENEVENTO il DATA_NASCITA avverso la sentenza del 16/04/2025 della Corte d’appello di Napoli udita la relazione svolta dal AVV_NOTAIO COGNOME;
RITENUTO IN FATTO
NOME COGNOME ricorre per cassazione avverso la sentenza in epigrafe indicata, con la quale la Corte d’appello ha confermato la sentenza di primo grado e lo ha condannato alla pena di anno di reclusione, per il reato di cui all’art. 73 co. 5 D.P.R. 309/90, per aver ceduto sostanza stupefacente del tipo cocaina.
Il ricorrente deduce due motivi di ricorso. Con il primo, lamenta vizio di motivazione e violazione di legge in ordine alla responsabilità. Con il secondo, lamenta la mancata applicazione dell’art. 73 co. 5 D.P.R. 309/90.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso va dichiarato inammissibile in quanto tardivo, essendo stato presentato il20/06/2025, mentre il termine per impugnare di quindici giorni scadeva il01/05/2025, in quanto la sentenza di appello Ł stata pronunciata in data 16/04/2025, con motivazione contestuale.
Stante l’inammissibilità del ricorso, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen., non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost. Sent. n. 186 del 13/06/2000), alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria nella misura, ritenuta equa, di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.
Così Ł deciso, 30/01/2026
Ord. n. sez. 1635/2026
CC – 30/01/2026
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