Ricorso Inammissibile Stupefacenti: La Decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 46565/2023, ha affrontato un caso di ricorso inammissibile stupefacenti, delineando con chiarezza i limiti del giudizio di legittimità. Questa decisione ribadisce un principio fondamentale: la Suprema Corte non può riesaminare i fatti di una causa, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. Analizziamo nel dettaglio la vicenda e le motivazioni dei giudici.
I Fatti di Causa
Il caso ha origine dal ricorso presentato da un individuo contro una sentenza della Corte d’Appello di Roma. L’imputato era stato condannato per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Davanti alla Corte di Cassazione, la difesa ha sollevato due principali obiezioni:
1. Errata valutazione della destinazione della sostanza: L’imputato sosteneva che lo stupefacente fosse destinato all’uso personale e non allo spaccio, contestando le conclusioni della corte di merito.
2. Mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e pena eccessiva: La difesa chiedeva l’applicazione della causa di non punibilità per la minima offensività del fatto e, in subordine, una riduzione della pena ritenuta sproporzionata.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile. Di conseguenza, non solo ha confermato la condanna, ma ha anche condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Le Motivazioni: Perché il ricorso inammissibile stupefacenti è stato respinto?
La decisione della Corte si fonda su argomentazioni procedurali molto nette, che chiariscono i confini dell’appello in Cassazione.
Sulla Destinazione allo Spaccio
I giudici hanno definito il primo motivo come “manifestamente infondato”. La sentenza impugnata aveva basato la prova della destinazione allo spaccio su “plurimi elementi” concreti. Il ricorso, invece, non si è confrontato specificamente con tali elementi, limitandosi a riproporre una tesi difensiva già scartata nei precedenti gradi di giudizio. La Cassazione ha ricordato che il suo ruolo non è quello di un “terzo grado” di merito, dove si possono rivalutare le prove, ma quello di un giudice di legittimità, che controlla la correttezza giuridica e la logicità delle motivazioni della sentenza precedente.
Sulla Particolare Tenuità e la Pena
Anche il secondo motivo è stato rigettato. La Corte ha osservato che le argomentazioni relative alla particolare tenuità del fatto e alla commisurazione della pena tendevano a “sindacare le valutazioni di merito” già compiute dalla Corte d’Appello. Quest’ultima aveva già escluso la minima offensività del fatto e aveva ritenuto la pena adeguata e proporzionale. Tentare di ottenere una nuova valutazione su questi punti in Cassazione è un’operazione non consentita, poiché si tratta di apprezzamenti discrezionali del giudice di merito, insindacabili in sede di legittimità se correttamente motivati.
Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche della Sentenza
Questa ordinanza è un importante monito per chi intende presentare ricorso in Cassazione. La decisione evidenzia che un ricorso inammissibile stupefacenti, o per qualsiasi altro reato, è quello che si limita a criticare genericamente la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito. Per avere una possibilità di successo, il ricorso deve individuare vizi di legge specifici o difetti manifesti di logica nella motivazione della sentenza impugnata. In caso contrario, il ricorso non solo verrà respinto, ma comporterà anche ulteriori costi per l’imputato, come il pagamento delle spese e della sanzione alla Cassa delle ammende.
Perché il ricorso per la detenzione di stupefacenti è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché i motivi presentati erano generici e non contestavano specificamente le prove che dimostravano la destinazione allo spaccio, ma miravano a un nuovo esame dei fatti, un compito che non spetta alla Corte di Cassazione.
La Corte di Cassazione può riesaminare se la droga era per uso personale o per spaccio?
No, secondo questa ordinanza, la Corte di Cassazione non può riesaminare nel merito le prove per determinare la destinazione della sostanza stupefacente. Può solo controllare la logicità della motivazione della sentenza precedente, non rifare la valutazione dei fatti.
Cosa succede quando un ricorso viene dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, in questo caso di tremila euro, a favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 46565 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 46565 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 27/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a ROMA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 10/02/2023 della CORTE APPELLO di ROMA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
OSSERVA
letto il ricorso proposto nell’interesse di NOME COGNOME avverso la sentenza in epigrafe indicata;
ritenuto che con il primo motivo, concernente la destinazione dello stupefacente ad uso personale, è manifestamente infondato, non confrontandosi con i plurimi elementi dai quali la sentenza impugnata ha tratto la prova della destinazione allo spaccio;
ritenuto che i motivi inerenti il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto ed alla commisurazione della pena tendono a sindacare le valutazioni di merito compiute in ordine alla impossibilità di ritenere il fatto di minima offensività, nonché alla adeguatezza e proporzionalità della pena irrogata;
ritenuto, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 27 ottobre 2023
Il Consigliere estensore