Ricorso Inammissibile per Spaccio: Quando le Prove sono Schiaccianti
L’ordinanza in esame della Corte di Cassazione offre un chiaro esempio dei limiti del giudizio di legittimità, ribadendo un principio fondamentale del nostro sistema processuale: la Suprema Corte non è un terzo grado di giudizio dove si possono rivalutare i fatti. Il caso riguarda un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio, fondata su prove ritenute solide e convergenti.
I Fatti del Caso: Cessione di Droga Osservata Direttamente
Un individuo veniva condannato dalla Corte d’Appello di Roma per detenzione ai fini di spaccio di cocaina. La condanna si basava su elementi probatori significativi. In primo luogo, il dato quantitativo della sostanza sequestrata, da cui era possibile ricavare ben ventinove dosi medie singole. In secondo luogo, e soprattutto, l’osservazione diretta da parte dei militari, che avevano visto il soggetto cedere un involucro bianco a un’altra persona in cambio di una somma di denaro. Questi elementi, secondo i giudici di merito, convergevano in modo univoco a dimostrare la finalità di spaccio della detenzione.
I Motivi del Ricorso: Critiche alla Valutazione delle Prove
L’imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando due principali violazioni:
1. Errata applicazione della legge penale e vizio di motivazione: Secondo la difesa, la Corte d’Appello aveva errato nell’affermare la sua responsabilità, compiendo una valutazione delle prove non corretta.
2. Violazione dell’art. 133 del codice penale: Si contestava la congruità della pena inflitta, ritenuta eccessiva e non adeguatamente motivata rispetto ai minimi edittali.
La Decisione della Cassazione: Analisi del ricorso inammissibile
La Suprema Corte ha respinto entrambe le doglianze, dichiarando il ricorso inammissibile. Vediamo nel dettaglio le ragioni di questa decisione.
Primo Motivo: la Valutazione dei Fatti non spetta alla Cassazione
La Corte ha ribadito che il primo motivo di ricorso era inammissibile perché mirava a una rivalutazione delle prove e a una ricostruzione dei fatti. Questo tipo di analisi è precluso in sede di legittimità. La Cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella dei giudici di merito, ma solo verificare che la motivazione della sentenza impugnata non sia manifestamente illogica o contraddittoria. Nel caso specifico, la Corte d’Appello aveva fornito una motivazione logica, basata su plurimi elementi convergenti (quantità della sostanza e osservazione diretta della cessione) che provavano la detenzione a fini di spaccio.
Secondo Motivo: la Congruità della Pena
Anche il secondo motivo è stato giudicato inammissibile. La Corte ha ritenuto che la decisione dei giudici di merito di discostarsi dai minimi di pena fosse stata argomentata in modo non illogico. La pena era stata commisurata tenendo conto degli elementi previsti dall’art. 133 c.p., ovvero:
* La personalità negativa dell’imputato, gravato da due precedenti specifici.
* La grave offensività del fatto.
* La consuetudine del soggetto allo spaccio di droghe pesanti.
Le Motivazioni della Suprema Corte
La motivazione della Cassazione si fonda sulla netta distinzione tra giudizio di merito e giudizio di legittimità. Il ricorso è stato considerato un tentativo di rimettere in discussione l’accertamento fattuale, operazione non consentita davanti alla Suprema Corte. I giudici hanno sottolineato come la motivazione della Corte territoriale fosse coerente e priva di vizi logici evidenti. La decisione sulla pena è stata anch’essa ritenuta correttamente giustificata, in aderenza ai criteri legali. Di conseguenza, stante l’inammissibilità del ricorso e l’assenza di una scusabile ignoranza delle cause di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro a favore della Cassa delle ammende, come previsto dall’art. 616 del codice di procedura penale.
Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche
Questa ordinanza conferma che un ricorso per cassazione non può essere utilizzato come un appello mascherato per ridiscutere le prove. Per avere successo in sede di legittimità, è necessario individuare vizi specifici di violazione di legge o di manifesta illogicità della motivazione, senza invadere l’ambito di valutazione riservato ai giudici di merito. La decisione serve da monito: proporre un ricorso basato su censure di fatto non solo è inutile, ma comporta anche conseguenze economiche negative per il ricorrente.
Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile quando, tra le altre cose, si propone di ottenere una nuova valutazione delle prove o una ricostruzione dei fatti, compiti che spettano esclusivamente ai giudici di merito. La Cassazione si limita a controllare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione.
Quali elementi giustificano una pena superiore al minimo legale per spaccio?
Secondo questa ordinanza, una pena superiore al minimo è giustificata da elementi concreti come la personalità negativa dell’imputato (ad esempio, precedenti penali specifici), la particolare gravità del reato e la consuetudine dell’imputato a commettere quel tipo di illecito (in questo caso, spaccio di droghe pesanti).
Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità di un ricorso?
La dichiarazione di inammissibilità comporta la condanna della parte che ha proposto il ricorso al pagamento delle spese del procedimento e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, a meno che non si dimostri che il ricorso è stato presentato senza colpa.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 16770 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 16770 Anno 2024
Presidente: COGNOME
Relatore: COGNOME
Data Udienza: 23/02/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: NOME nato a ROMA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 12/07/2023 della CORTE APPELLO di ROMA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
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Ritenuto che il primo motivo di ricorso di NOME, che deduce l’inosservanza della legge penale e il vizio di motivazione in ordine all’affermazione della responsabilità, non è consentito dalla legge in sede di legittimità perché attiene alla valutazione delle prove e a profili ricostruttivi d fatto, e perché non è scandito dalla necessaria analisi critica delle argomentazioni poste a base della sentenza impugnata, avendo la Corte territoriale, in maniera non manifestamente illogica, individuato plurimi profili che univocamente convergono nel ritenere provata la detenzione a fini di spaccio, quali il dato ponderale della sostanza del tipo cocaina, da cui erano ricavabili ventinove dosi singole medie, e, soprattutto, l’osservazione condotta dai militari, i quali avevano visto il ricorrente cedere un involucro bianco all’interlocutore dietro pagamento di una somma di denaro in controprestazione;
ritenuto che il secondo motivo, che lamenta la violazione di legge in relazione all’art. 133 cod. pen., è parimenti inammissibile, avendo la Corte d’Appello non illogicamente argomentato il discostamento dai minimi edittali e la congruità della pena – con il richiamo agli elementi di cui all’art. 133 cod. pen. – tenut conto della negativa personalità dell’imputato (gravato da due precedenti specifici), della grave offensività del fatto di reato e della consuetudine dell stesso ricorrente allo spaccio di sostanze stupefacenti del tipo “pesante” (cfr. pag. 3);
stante l’inammissibilità del ricorso e, a norma dell’art. 616 cod. proc. pen., non ravvisandosi assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte Cost. Sent. n. 186 del 13/06/2000), alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento consegue quella al pagamento della sanzione pecuniaria nella misura, ritenuta equa, di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 23/02/2024.