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Ricorso inammissibile: recidiva e attenuanti generiche

La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d’Appello. I motivi del ricorso, relativi all’errata applicazione della recidiva e alla mancata concessione delle attenuanti generiche, sono stati giudicati manifestamente infondati. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: Quando le Motivazioni Non Bastano

L’esito di un processo penale può essere contestato attraverso vari gradi di giudizio, ma l’accesso alla Corte di Cassazione non è automatico. Un’ordinanza recente ci offre un chiaro esempio di come un ricorso inammissibile possa bloccare l’analisi di merito, specialmente quando i motivi addotti sono deboli. In questo caso, la Suprema Corte ha rigettato le doglianze di un imputato relative all’applicazione della recidiva e alla negazione delle circostanze attenuanti generiche, confermando la condanna e aggiungendo ulteriori spese a carico del ricorrente.

I Fatti del Processo

Il caso ha origine da una sentenza della Corte d’Appello di Napoli, che aveva rideterminato la pena per un imputato a 4 anni di reclusione e 400 euro di multa per un reato specifico, dopo aver dichiarato l’estinzione per prescrizione di un altro capo d’imputazione. L’imputato, ritenendo ingiusta la valutazione dei giudici di secondo grado, ha presentato ricorso per cassazione, basandolo su due argomenti principali:

1. Un vizio di motivazione e un’errata applicazione della legge riguardo alla recidiva (art. 99 c.p.).
2. Un ulteriore vizio di motivazione per la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche.

L’obiettivo del ricorrente era ottenere una revisione della pena, sostenendo che la sua situazione personale e processuale fosse stata valutata in modo eccessivamente severo.

La Decisione della Cassazione: il Ricorso Inammissibile

La Corte di Cassazione ha esaminato i motivi del ricorso e li ha ritenuti entrambi manifestamente infondati, portando a una dichiarazione di inammissibilità. Questa decisione impedisce alla Corte di entrare nel merito delle questioni sollevate, poiché i presupposti stessi dell’impugnazione sono stati giudicati carenti.

La Questione della Recidiva

Sul primo punto, la Corte ha osservato che la decisione dei giudici d’appello di non escludere la recidiva era stata adeguatamente motivata. La Corte territoriale aveva infatti fatto riferimento al “cospicuo numero di condanne già subite dall’imputato”. Secondo la Cassazione, questa argomentazione è priva di vizi logici o giuridici e giustifica pienamente il mantenimento dell’aggravante.

Le Circostanze Attenuanti Generiche

Anche il secondo motivo è stato respinto. La Corte d’Appello aveva negato le attenuanti generiche basandosi su due elementi chiave: i precedenti penali del ricorrente e l’intensità del dolo (l’intenzione cosciente e volontaria di commettere il reato). Inoltre, la Corte ha ritenuto irrilevante la confessione resa dall’imputato solo in sede di appello, considerandola tardiva e non indicativa di un “effettivo pentimento”, ma piuttosto una mossa strategica successiva alla condanna di primo grado.

Le Motivazioni alla Base dell’Inammissibilità

La Suprema Corte ha concluso che entrambi i motivi di ricorso erano manifestamente infondati. Le argomentazioni della Corte d’Appello sono state considerate complete, logiche e giuridicamente corrette. La decisione di rigettare le richieste dell’imputato non era arbitraria, ma basata su elementi concreti presenti nel fascicolo processuale, come i precedenti penali e la condotta tenuta.
La Cassazione ha sottolineato che non è suo compito rivalutare nel merito le scelte discrezionali del giudice dei gradi inferiori, a meno che queste non siano viziate da palesi errori di logica o di diritto, cosa che in questo caso non è avvenuta. Pertanto, il ricorso non superava la soglia minima per essere esaminato nel merito.

Le Conclusioni: Conseguenze Pratiche della Decisione

La dichiarazione di ricorso inammissibile non è senza conseguenze. In base all’art. 616 del codice di procedura penale e richiamando una storica sentenza della Corte Costituzionale, la Cassazione ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Oltre a ciò, è stata imposta una sanzione pecuniaria di 3.000,00 euro da versare alla Cassa delle ammende. Questa sanzione viene applicata quando si ritiene che l’impugnazione sia stata proposta senza una ragionevole probabilità di successo, ovvero “senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità”. La decisione ribadisce un principio fondamentale: il ricorso in Cassazione è uno strumento per far valere vizi di legittimità concreti, non un terzo grado di giudizio per tentare di ottenere una valutazione dei fatti più favorevole.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché entrambi i motivi presentati (sulla recidiva e sulle attenuanti generiche) sono stati ritenuti manifestamente infondati, ovvero privi di qualsiasi evidente fondamento logico o giuridico.

Cosa ha stabilito la Corte riguardo alla richiesta di escludere la recidiva?
La Corte ha confermato la decisione del giudice d’appello, ritenendo che il rifiuto di escludere la recidiva fosse correttamente motivato dal cospicuo numero di condanne precedenti a carico dell’imputato.

Quali sono le conseguenze per il ricorrente dopo la dichiarazione di inammissibilità?
Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di 3.000,00 euro in favore della Cassa delle ammende, come sanzione per aver proposto un ricorso senza fondamento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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