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Ricorso inammissibile: quando l’appello è una copia

La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per reati legati agli stupefacenti. La decisione si fonda sul principio che il ricorso non può limitarsi a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, ma deve invece contenere una critica specifica e puntuale della motivazione della sentenza impugnata. Non avendo l’imputato affrontato le ragioni della Corte d’Appello, il suo ricorso è stato giudicato privo dei requisiti di legge, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 22 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: L’Errore di Ripetere i Motivi d’Appello

L’ordinanza della Corte di Cassazione n. 47710/2023 offre un importante monito sulla corretta redazione degli atti di impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato un ricorso inammissibile perché si limitava a riproporre le stesse censure già presentate e respinte nel grado precedente, senza un confronto critico con la motivazione della sentenza d’appello. Questo caso evidenzia un principio fondamentale della procedura penale: l’impugnazione non è una mera ripetizione, ma un dialogo argomentato con la decisione che si contesta.

I Fatti del Processo

Il caso ha origine dalla condanna di un individuo da parte del Tribunale di Trani per un reato previsto dall’art. 73, comma 4, del D.P.R. 309/1990 in materia di stupefacenti. La pena inflitta era di dieci mesi e venti giorni di reclusione, oltre a una multa di 3.500,00 euro. La decisione veniva successivamente confermata dalla Corte di Appello di Bari.

Contro la sentenza di secondo grado, la difesa dell’imputato proponeva ricorso per cassazione, articolando tre distinti motivi di doglianza.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

La difesa basava il proprio ricorso su tre punti principali:

1. Errata valutazione della responsabilità penale: Si sosteneva che la sostanza stupefacente rinvenuta fosse destinata a un uso esclusivamente personale, chiedendo l’assoluzione.
2. Mancato riconoscimento della lieve entità: Si contestava la mancata applicazione dell’attenuante del fatto di lieve entità (art. 73, comma 5), ritenendo che ne sussistessero tutti i presupposti.
3. Mancata concessione dell’attenuante della collaborazione: Si lamentava il mancato riconoscimento dell’attenuante speciale per chi collabora con gli inquirenti (art. 73, comma 7), pur avendo l’imputato, a dire della difesa, fornito un contributo utile alle indagini.

La Decisione della Cassazione: un Ricorso Inammissibile

La Corte di Cassazione, senza entrare nel merito delle questioni sollevate, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La ragione di questa decisione non risiede nella fondatezza o meno dei motivi proposti, ma in un vizio procedurale che li inficiava alla radice.

I giudici di legittimità hanno osservato come i motivi del ricorso fossero una mera riproposizione delle medesime considerazioni critiche già espresse nell’atto di appello avverso la sentenza di primo grado. L’atto mancava del requisito essenziale dell’impugnazione: il confronto puntuale e critico con le argomentazioni della sentenza che si intendeva contestare.

Le Motivazioni della Corte

La Suprema Corte ha ribadito un principio consolidato nella sua giurisprudenza: la funzione tipica dell’impugnazione è quella della critica argomentata. L’atto deve indicare specificamente le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che sostengono la richiesta di riforma, confrontandosi direttamente con la motivazione del provvedimento impugnato.

Un ricorso che, come nel caso di specie, si limita a ripresentare le stesse doglianze già respinte nel grado precedente, senza affrontare e smontare le ragioni su cui si fonda la decisione della Corte d’Appello, perde la sua funzione. Diventa un atto sterile che non permette al giudice di legittimità di svolgere il proprio compito di controllo. Di conseguenza, un simile ricorso è destinato all’inammissibilità per carenza dei requisiti specifici richiesti dagli articoli 581 e 591 del codice di procedura penale. L’esito inevitabile è stata la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di 3.000,00 euro alla Cassa delle ammende.

Conclusioni

Questa pronuncia sottolinea l’importanza cruciale della tecnica redazionale negli atti di impugnazione. Per evitare una declaratoria di ricorso inammissibile, non è sufficiente essere convinti delle proprie ragioni; è indispensabile articolarle in modo specifico, confrontandosi in maniera serrata e critica con ogni passaggio della motivazione della sentenza impugnata. Ripetere argomenti già spesi è un errore strategico che non solo preclude l’esame nel merito, ma comporta anche significative conseguenze economiche per l’assistito. La lezione per i difensori è chiara: ogni grado di giudizio richiede un atto nuovo, pensato e scritto per dialogare con la specifica decisione che si va a contestare.

Quando un ricorso per cassazione viene dichiarato inammissibile?
Un ricorso per cassazione è dichiarato inammissibile quando, tra le altre ragioni, si limita a riprodurre e reiterare gli stessi motivi già presentati nell’atto di appello, senza confrontarsi criticamente e specificamente con le argomentazioni utilizzate dalla Corte d’Appello per respingerli.

Qual è la funzione essenziale di un atto di impugnazione secondo la Cassazione?
La funzione essenziale è quella di una ‘critica argomentata’ al provvedimento impugnato. Ciò significa che l’atto deve indicare in modo puntuale le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che fondano il dissenso, confrontandosi direttamente con la motivazione della sentenza che si contesta.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile?
La dichiarazione di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro, in questo caso fissata in 3.000,00 euro, in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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