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Ricorso inammissibile: quando l’appello è una copia

Un individuo condannato per un reato lieve legato a sostanze stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi erano una mera ripetizione di quelli già presentati in appello e respinti, senza una critica specifica alla motivazione della sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.

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Pubblicato il 14 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: la Cassazione boccia il ‘copia-incolla’

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale del processo penale: presentare un ricorso inammissibile perché meramente ripetitivo dei motivi d’appello è una strategia destinata al fallimento. Questo caso offre uno spunto cruciale per comprendere la funzione del ricorso per cassazione e i requisiti essenziali per la sua ammissibilità. Vediamo nel dettaglio la vicenda e le ragioni della decisione dei giudici supremi.

I Fatti del Caso

La vicenda processuale ha origine dalla condanna di un individuo da parte del Tribunale. In sede di appello, la Corte territoriale aveva parzialmente riformato la sentenza, riqualificando il reato come fattispecie di lieve entità ai sensi dell’art. 73, comma 5, del D.P.R. 309/1990 (Testo Unico Stupefacenti) e riducendo la pena a un anno e due mesi di reclusione, oltre a 3.000 euro di multa.

L’imputato, non soddisfatto della decisione, ha proposto ricorso per cassazione tramite il suo difensore. Il motivo principale del ricorso era la presunta violazione di legge e la carenza di motivazione riguardo all’affermazione della sua responsabilità penale. La tesi difensiva sosteneva che la sostanza stupefacente trovata in suo possesso fosse destinata a un uso esclusivamente personale, circostanza che, se provata, avrebbe escluso la rilevanza penale del fatto.

La Questione del Ricorso Inammissibile

Il punto centrale della decisione della Suprema Corte non riguarda il merito della colpevolezza dell’imputato, ma la forma e la sostanza del ricorso presentato. La Cassazione ha rilevato che l’atto di impugnazione non faceva altro che riproporre le stesse identiche critiche e doglianze già sollevate nell’atto di appello e, soprattutto, già esaminate e respinte con motivazione logica e congrua dalla Corte d’Appello.

Questo comportamento processuale porta a qualificare il ricorso inammissibile. La funzione dell’impugnazione, infatti, non è quella di ripetere all’infinito le proprie ragioni, ma di avviare una critica argomentata e specifica contro il provvedimento che si contesta. In altre parole, il ricorrente non può ignorare le motivazioni del giudice d’appello, ma deve confrontarsi con esse, evidenziandone le presunte falle logiche o le violazioni di legge.

Le Motivazioni

La Corte di Cassazione ha chiarito che il contenuto essenziale di un atto di impugnazione è il confronto puntuale con le argomentazioni del provvedimento impugnato. L’appellante deve indicare specificamente le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che fondano il suo dissenso. Se il motivo di ricorso, come nel caso esaminato, non si confronta con la motivazione della sentenza di secondo grado, perde la sua unica funzione legittima, ovvero quella di critica argomentata.

I giudici hanno richiamato un consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui è inammissibile il ricorso per cassazione che riproduce e reitera gli stessi motivi già prospettati in appello e motivatamente respinti, senza confrontarsi criticamente con gli argomenti usati dal giudice del grado precedente. In sostanza, il ricorso si è limitato a lamentare genericamente una presunta carenza o illogicità della motivazione, senza però demolire il ragionamento della Corte d’Appello.

Le Conclusioni

La decisione si conclude con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Questa declaratoria comporta, per legge, due conseguenze negative per il ricorrente: la condanna al pagamento delle spese processuali e il versamento di una somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende. La sentenza sottolinea che non sussistevano ragioni per esonerare il ricorrente da tali pagamenti.

In conclusione, questa pronuncia è un monito importante: il ricorso per cassazione non è un terzo grado di giudizio sul merito, ma un controllo di legittimità. Per essere efficace, deve contenere una critica mirata e specifica alla sentenza impugnata, dimostrando di aver compreso e analizzato le ragioni del giudice precedente. Un ricorso ‘copia-incolla’ è destinato a essere dichiarato inammissibile, con un aggravio di spese per il condannato.

Perché un ricorso per cassazione è stato dichiarato inammissibile in questo caso?
È stato dichiarato inammissibile perché si limitava a ripetere le stesse argomentazioni già presentate e respinte nel giudizio d’appello, senza confrontarsi criticamente con le motivazioni della sentenza impugnata.

Qual è la funzione essenziale di un atto di impugnazione secondo la Corte?
La funzione essenziale è quella di realizzare una critica argomentata del provvedimento che si contesta, indicando specificamente le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che sostengono il dissenso rispetto alla decisione del giudice.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile?
La dichiarazione di inammissibilità comporta per legge la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma in denaro (in questo caso 3.000,00 euro) in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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