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Ricorso inammissibile: quando l’appello è ripetitivo

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in un caso di truffa, poiché i motivi presentati erano una mera ripetizione di quelli già respinti dalla Corte d’Appello. La mancanza di una critica argomentata alla sentenza impugnata ha portato alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 29 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: la Cassazione sanziona la ripetizione dei motivi d’appello

Quando si presenta un ricorso in Cassazione, non è sufficiente essere in disaccordo con la sentenza precedente. È fondamentale presentare una critica argomentata e specifica. Un recente provvedimento della Suprema Corte ci ricorda che la semplice riproposizione dei medesimi argomenti già valutati e respinti in appello conduce a una declaratoria di ricorso inammissibile, con conseguente condanna alle spese. Analizziamo questa ordinanza per comprendere meglio questo importante principio processuale.

I Fatti del Processo

Il caso trae origine da una condanna per il reato di truffa, aggravata dall’aver cagionato alla persona offesa un danno patrimoniale di rilevante gravità, ai sensi degli articoli 640 e 61 n. 7 del codice penale. L’imputato, ritenuto responsabile dalla Corte d’Appello di Bologna con sentenza del 16 giugno 2023, decideva di impugnare tale decisione presentando ricorso per cassazione.

L’unico motivo di doglianza sollevato dal ricorrente contestava la correttezza della motivazione con cui i giudici di merito avevano affermato la sua responsabilità penale.

La Decisione della Corte di Cassazione e il ricorso inammissibile

La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione, con l’ordinanza in esame, ha tagliato corto, dichiarando il ricorso totalmente inammissibile. La decisione si fonda su un’argomentazione netta e consolidata nella giurisprudenza di legittimità: i motivi presentati non erano altro che una copia di quelli già esaminati e motivatamente respinti dalla Corte d’Appello.

L’assenza di specificità dei motivi

Il fulcro della decisione risiede nel concetto di specificità del ricorso. La Corte ha osservato che i motivi addotti si risolvevano in una “pedissequa reiterazione” di quelli già dedotti in appello. Invece di assolvere alla “tipica funzione di una critica argomentata avverso la sentenza oggetto di ricorso”, gli argomenti si limitavano a riproporre le stesse tesi, senza confrontarsi criticamente con le ragioni esposte dai giudici di secondo grado nelle pagine 2 e 3 della sentenza impugnata. Di conseguenza, i motivi sono stati considerati “non specifici ma soltanto apparenti”.

Le motivazioni della Corte Suprema

La Corte Suprema ha ribadito un principio cardine del giudizio di cassazione: il ricorso non è un terzo grado di giudizio nel merito, ma un controllo sulla legittimità e sulla coerenza logica della decisione impugnata. Per questo, non basta ripetere le proprie ragioni, ma è necessario dimostrare dove e perché la Corte d’Appello ha sbagliato nel suo ragionamento giuridico nel respingere proprio quelle ragioni.

L’omissione di questo confronto critico rende il ricorso privo della sua funzione essenziale, trasformandolo in un atto meramente formale e, pertanto, inammissibile. La Corte, nel dichiarare l’inammissibilità, ha condannato il ricorrente non solo al pagamento delle spese processuali, ma anche al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, come sanzione per aver proposto un ricorso privo dei requisiti di legge.

Le conclusioni e le implicazioni pratiche

Questa ordinanza offre un importante monito per chiunque intenda adire la Corte di Cassazione. È inutile e controproducente presentare un ricorso che si limiti a copiare e incollare i motivi d’appello. Un ricorso efficace deve essere un dialogo critico con la sentenza che si contesta, evidenziandone vizi logici o violazioni di legge specifiche e puntuali. In caso contrario, il risultato non sarà una nuova valutazione dei fatti, ma una secca dichiarazione di ricorso inammissibile, con l’aggravio di ulteriori spese e sanzioni a carico del ricorrente.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Perché è stato ritenuto una ‘pedissequa reiterazione’, ovvero una ripetizione passiva degli stessi motivi già presentati e respinti dalla Corte d’Appello, senza offrire una critica specifica e argomentata alla sentenza impugnata.

Quali sono state le conseguenze economiche per il ricorrente?
Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Qual è la funzione essenziale di un ricorso in Cassazione secondo questa ordinanza?
La funzione tipica è quella di svolgere una critica argomentata contro la sentenza impugnata, evidenziandone i vizi, e non quella di riproporre semplicemente argomenti già valutati e disattesi nel grado di giudizio precedente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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