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Ricorso inammissibile: quando l’appello è reiterato

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un’imputata condannata per tentato furto aggravato. La decisione si fonda sul fatto che i motivi di ricorso erano una mera ripetizione di quelli già respinti in appello, senza un reale confronto con la sentenza impugnata. Viene inoltre confermato che l’abitualità nel commettere reati osta all’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, rendendo il ricorso inammissibile.

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Pubblicato il 3 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: La Cassazione e i Limiti dell’Appello Reiterativo

L’ordinanza in esame offre un chiaro esempio di come un ricorso inammissibile possa essere rapidamente definito dalla Corte di Cassazione quando i motivi presentati non superano una soglia minima di specificità e novità. Il caso riguarda una condanna per tentato furto aggravato, ma i principi espressi dalla Suprema Corte hanno una valenza generale e fondamentale per chiunque si approcci al giudizio di legittimità.

I Fatti del Processo

Una donna veniva condannata in primo grado dal Tribunale di Patti per tentato furto aggravato in concorso, commesso nel febbraio 2018. La sentenza veniva integralmente confermata dalla Corte d’Appello di Messina nel maggio 2025. Ritenendo ingiusta la decisione, l’imputata, tramite il suo difensore, proponeva ricorso per cassazione, affidandosi a due specifici motivi.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

Il ricorso si articolava su due fronti principali:

1. Violazione di legge sul riconoscimento: Si contestava la validità del riconoscimento personale, ritenuto un elemento chiave per l’affermazione della sua responsabilità, deducendo una violazione dell’art. 192 del codice di procedura penale.
2. Mancata applicazione della non punibilità: Si lamentava l’esclusione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall’art. 131 bis del codice penale, sostenendo che il fatto, per le sue modalità, rientrasse in tale previsione.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione sul Ricorso Inammissibile

La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i motivi, dichiarando il ricorso manifestamente infondato e, di conseguenza, inammissibile. L’analisi della Corte è netta e si concentra sulla natura stessa dei motivi proposti.

Il Primo Motivo: La Reiterazione della Doglianza sul Riconoscimento

La Suprema Corte ha rilevato come il primo motivo fosse una semplice riproposizione di quanto già sostenuto nell’atto di appello. Il ricorrente non si era confrontato specificamente con le argomentazioni della Corte territoriale, la quale aveva già chiarito che le vittime avevano riconosciuto l’imputata non solo come presente sulla scena del crimine, ma come partecipe attiva nell’azione delittuosa. La Cassazione ribadisce un principio cardine: il ricorso di legittimità non può essere una sede per rivalutare le prove (profilo di merito), né può limitarsi a ripetere doglianze già esaminate e respinte, senza criticare puntualmente la logica della decisione impugnata.

Il Secondo Motivo: L’Ostacolo dell’Abitualità del Reato

Anche il secondo motivo è stato giudicato reiterativo e, comunque, infondato nel merito. La Corte d’Appello aveva negato l’applicazione dell’art. 131 bis c.p. basandosi su un rilievo assorbente e decisivo: la condizione ostativa dell’abitualità nel delitto. L’imputata, infatti, aveva commesso in precedenza altri reati della stessa indole (furti), come documentato da sentenze relative a fatti avvenuti a Firenze e Lucca in anni precedenti. Tale ‘abitualità’ costituisce, per legge, un impedimento assoluto alla concessione del beneficio della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione della Corte di merito era, quindi, giuridicamente corretta e adeguatamente motivata.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche

In conclusione, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende. Questa ordinanza sottolinea due importanti lezioni pratiche:

1. Specificità del ricorso: Un ricorso per cassazione deve essere ‘autosufficiente’ e specifico, dialogando criticamente con la sentenza che si impugna. La mera ripetizione di argomenti già spesi è una strategia destinata al fallimento.
2. Rilevanza della storia criminale: L’applicazione di benefici come la non punibilità per particolare tenuità del fatto è strettamente legata alla condotta complessiva dell’imputato. La presenza di precedenti specifici, che configurano un’abitualità nel reato, preclude automaticamente l’accesso a tali istituti premiali.

Quando un ricorso per cassazione viene dichiarato inammissibile?
Secondo questa ordinanza, un ricorso è dichiarato inammissibile quando è manifestamente infondato, ad esempio perché i suoi motivi si limitano a ripetere argomentazioni già respinte nel grado precedente, senza un confronto critico e specifico con la motivazione della sentenza impugnata.

L’abitualità nel commettere reati impedisce l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131 bis c.p.)?
Sì, la Corte ha confermato che la ricorrenza della condizione ostativa dell’abitualità nel delitto, dimostrata da precedenti reati della stessa indole, è un motivo sufficiente e assorbente per negare l’applicazione del beneficio previsto dall’art. 131 bis del codice penale.

È sufficiente contestare genericamente le prove in Cassazione per ottenere l’annullamento di una condanna?
No, non è sufficiente. La valutazione delle prove è un’attività riservata ai giudici di merito (primo e secondo grado). In Cassazione non si può chiedere una nuova valutazione dei fatti, ma solo contestare vizi di legge o di motivazione. Contestazioni generiche e ripetitive sono considerate inammissibili.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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