LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Ricorso inammissibile: quando l’appello è infondato

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile proposto contro una sentenza della Corte d’Appello che aveva rideterminato la pena in seguito a un precedente annullamento con rinvio. La Corte ha ritenuto il motivo del ricorso, basato su una presunta motivazione apparente, del tutto inconsistente, poiché il giudice del rinvio si era limitato ad applicare correttamente i principi indicati dalla Cassazione e dalla Corte Costituzionale, riducendo la sanzione senza che l’imputata muovesse contestazioni specifiche.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 19 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: La Cassazione e i Limiti del Giudizio di Rinvio

Quando un procedimento giudiziario giunge in Cassazione, le decisioni possono avere esiti diversi. Una delle più nette è la declaratoria di ricorso inammissibile, che blocca l’esame nel merito dell’impugnazione. Con l’ordinanza in commento, la Suprema Corte offre un chiaro esempio di quando un ricorso viene considerato infondato, specialmente nel contesto di un giudizio di rinvio, ovvero quando la causa torna a un giudice di merito dopo un primo annullamento.

Il Contesto del Caso Giudiziario

La vicenda processuale ha origine dalla condanna di un’imputata per violazione della legge sugli stupefacenti (art. 73, commi 1 e 4, d.P.R. 309/1990). La sentenza era già stata oggetto di un primo ricorso per cassazione, che aveva portato a un annullamento con rinvio. Tuttavia, l’annullamento non riguardava la colpevolezza, ma era limitato esclusivamente alla determinazione della pena. La Cassazione aveva infatti incaricato la Corte di Appello di Napoli di ricalcolare la sanzione, tenendo conto dei nuovi principi stabiliti da una fondamentale sentenza della Corte Costituzionale (la n. 40 del 2019), che aveva modificato il quadro sanzionatorio per alcune fattispecie di reati.

La Decisione della Corte di Appello in Sede di Rinvio

La Corte di Appello di Napoli, agendo in sede di rinvio, ha eseguito scrupolosamente il compito assegnatole. Ha riesaminato la pena alla luce della nuova cornice sanzionatoria, riducendo la condanna inflitta all’imputata. La sua decisione era quindi vincolata e limitata a questo specifico aspetto, come disposto dalla Suprema Corte nel precedente giudizio.

Le Ragioni del Secondo Ricorso Inammissibile

Nonostante la riduzione di pena, l’imputata ha proposto un nuovo ricorso per cassazione, lamentando una “motivazione apparente”. Questo tipo di vizio si verifica quando la motivazione di una sentenza è solo di facciata, ma in realtà non spiega le ragioni logico-giuridiche della decisione. La Suprema Corte, tuttavia, ha stroncato questa censura, definendola “del tutto inconsistente”.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Cassazione ha chiarito che il giudice del rinvio aveva un unico compito: ricalcolare la pena. Questo compito è stato svolto correttamente, applicando la nuova e più favorevole cornice edittale. La Corte ha sottolineato due punti cruciali:

1. Corretta Esecuzione del Rinvio: La Corte di Appello di Napoli si è attenuta al perimetro del giudizio di rinvio, che era circoscritto alla sola pena.
2. Mancanza di Contestazione Specifica: L’imputata, nel suo ricorso, non ha mosso alcuna critica specifica contro il nuovo calcolo della pena, limitandosi a una generica e infondata accusa di motivazione apparente.

In sostanza, il ricorso è stato giudicato un tentativo pretestuoso di rimettere in discussione aspetti già decisi o di criticare una decisione che, in realtà, era vincolata e corretta. Di fronte a una censura così palesemente infondata, la Corte non ha potuto fare altro che dichiarare il ricorso inammissibile.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Pronuncia

La decisione ha due importanti conseguenze pratiche. La prima è che la sentenza della Corte di Appello di Napoli diventa definitiva. La seconda, come previsto dall’art. 616 del codice di procedura penale, è di natura economica: l’imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Questo caso ribadisce un principio fondamentale: il ricorso per cassazione non è uno strumento per ritentare all’infinito la sorte di un processo. Quando i motivi sono generici, pretestuosi o, come in questo caso, palesemente inconsistenti, l’esito non può che essere una declaratoria di inammissibilità, con l’aggravio di ulteriori costi per chi lo propone.

Cosa succede quando un ricorso in Cassazione è dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile, la Corte non esamina il merito della questione. La sentenza impugnata diventa definitiva e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

Perché il ricorso in questo caso è stato ritenuto inconsistente e quindi inammissibile?
Il ricorso è stato ritenuto inconsistente perché la Corte di Appello si era limitata a eseguire correttamente il compito assegnatole dalla Cassazione in un precedente giudizio di rinvio, ovvero ricalcolare la pena. L’imputata ha lamentato una motivazione apparente in modo generico, senza contestare specificamente il nuovo calcolo, rendendo la sua censura del tutto infondata.

Qual era il ruolo della Corte di Appello dopo la prima sentenza della Cassazione?
Il ruolo della Corte di Appello era limitato e vincolato. A seguito dell’annullamento con rinvio disposto dalla Cassazione, doveva unicamente ricalcolare la pena inflitta all’imputata, applicando i principi sanciti dalla sentenza n. 40/2019 della Corte Costituzionale, che aveva introdotto un trattamento sanzionatorio più favorevole.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati