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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per guida in stato di ebbrezza e sotto l’effetto di stupefacenti. La decisione si basa sul fatto che l’appello reiterava genericamente le stesse argomentazioni del grado precedente, senza confrontarsi specificamente con le motivazioni della sentenza impugnata, violando i requisiti di specificità del ricorso.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: La Cassazione Sottolinea l’Importanza dei Motivi Specifici

Un recente provvedimento della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale del diritto processuale penale: un appello non può essere una semplice riproposizione di argomenti già esaminati. Quando ciò accade, il risultato è un ricorso inammissibile, con conseguente condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria. Analizziamo questa ordinanza per comprendere le ragioni dietro una decisione così netta e le implicazioni per chiunque intenda impugnare una sentenza.

I Fatti del Processo

La vicenda processuale ha origine dalla condanna di un imputato da parte del Tribunale di primo grado per due distinti reati previsti dal Codice della Strada: guida in stato di ebbrezza (art. 186) e guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti (art. 187). La condanna, che prevedeva una pena di sei mesi di arresto e 2.000 euro di ammenda per ciascun reato, è stata integralmente confermata dalla Corte d’Appello.

Non soddisfatto della decisione, l’imputato, tramite il suo difensore, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, affidandosi a tre motivi principali.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

La difesa ha articolato il proprio ricorso su tre punti critici:

1. Errata applicazione delle aggravanti: Si contestava il riconoscimento delle circostanze aggravanti previste per entrambi i reati.
2. Carenza di motivazione: Si lamentava un’illogicità e una carenza nella motivazione della sentenza d’appello riguardo alla configurabilità del reato di guida sotto l’effetto di stupefacenti.
3. Mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto: Si criticava la mancata applicazione della causa di non punibilità prevista dall’art. 131-bis del codice penale.

Nonostante le argomentazioni, la Suprema Corte ha deciso di non entrare nemmeno nel merito delle questioni sollevate.

La Decisione della Corte: un Ricorso Inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La ragione non risiede nella fondatezza o meno dei motivi presentati, ma nella loro modalità di formulazione. I giudici hanno osservato che il ricorso si limitava a “riprodurre e reiterare gli stessi motivi prospettati con l’atto di appello e motivatamente respinti in secondo grado”.

In altre parole, l’imputato non ha formulato una critica specifica e argomentata contro la sentenza della Corte d’Appello, ma ha semplicemente ripresentato le stesse lamentele, ignorando le risposte e le motivazioni già fornite dai giudici del secondo grado. Questo comportamento processuale viola i requisiti fondamentali previsti dagli articoli 581 e 591 del codice di procedura penale.

Le Motivazioni della Suprema Corte

Nel suo provvedimento, la Corte ha chiarito che la funzione tipica dell’impugnazione è quella della “critica argomentata avverso il provvedimento cui si riferisce”. Questo significa che un ricorso deve contenere un confronto puntuale e specifico con le argomentazioni della sentenza impugnata, indicando le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che sostengono il dissenso. Un ricorso che, come nel caso di specie, non si confronta con la motivazione della sentenza impugnata ma si limita a lamentare genericamente una presunta carenza o illogicità, perde la sua funzione essenziale e si destina inevitabilmente all’inammissibilità. La Corte ha richiamato numerosi precedenti conformi, consolidando un orientamento giurisprudenziale ormai granitico sul punto.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche

Questa ordinanza offre una lezione cruciale per la pratica legale: la redazione di un atto di impugnazione richiede precisione e specificità. Non è sufficiente essere in disaccordo con una sentenza; è necessario smontare analiticamente le argomentazioni del giudice, evidenziando le specifiche violazioni di legge o i vizi logici. Un ricorso generico o ripetitivo non solo è inutile, ma è anche dannoso, poiché comporta l’inammissibilità, la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, che nel caso specifico è stata fissata in 3.000 euro. La decisione rafforza il ruolo della Corte di Cassazione come giudice di legittimità, che non riesamina i fatti, ma vigila sulla corretta applicazione del diritto, un compito che può essere svolto solo di fronte a censure chiare, pertinenti e specifiche.

Perché un ricorso per cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso può essere dichiarato inammissibile se è generico e si limita a ripetere le stesse argomentazioni già presentate e respinte nei gradi di giudizio precedenti, senza confrontarsi criticamente e specificamente con le motivazioni della sentenza che si sta impugnando.

Qual è la funzione essenziale di un atto di impugnazione secondo la Corte di Cassazione?
La funzione essenziale è quella di una “critica argomentata” al provvedimento impugnato. L’atto deve contenere un confronto puntuale con le argomentazioni della sentenza, indicando in modo specifico le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che fondano il dissenso.

Quali sono le conseguenze di un ricorso dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso viene dichiarato inammissibile, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro, stabilita dal giudice, in favore della Cassa delle ammende. Nel caso specifico, la somma è stata di 3.000,00 euro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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