Ricorso Inammissibile: Conseguenze e Criteri secondo la Cassazione
Presentare un ricorso in Cassazione è l’ultima fase del processo penale, ma non tutti i ricorsi vengono esaminati nel merito. Un’ordinanza recente ha chiarito ancora una volta i motivi che portano a una dichiarazione di ricorso inammissibile, con conseguenze economiche significative per chi lo propone. Comprendere questi criteri è fondamentale per evitare esiti sfavorevoli.
I Fatti del Caso
Il caso analizzato riguarda un imputato che ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione contro una sentenza della Corte d’Appello. La condanna nei gradi di merito era legata a reati concernenti sostanze stupefacenti. L’imputato, attraverso i suoi legali, ha sollevato diverse critiche alla sentenza di secondo grado, sperando in un annullamento o in una riforma della decisione.
Il Giudizio della Cassazione e il Ricorso Inammissibile
La Suprema Corte, tuttavia, ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. Questa decisione non è entrata nel merito delle accuse, ma si è fermata a un’analisi preliminare dei motivi presentati. Secondo i giudici, il ricorso non superava il vaglio di ammissibilità per diverse ragioni cruciali:
### Motivi Ripetitivi e di Fatto
I giudici hanno osservato che le censure proposte erano semplici “mere doglianze di fatto”. In altre parole, il ricorrente non contestava un errore di diritto commesso dalla Corte d’Appello, ma tentava di ottenere una nuova valutazione dei fatti, come la questione sull’uso personale dello stupefacente. Questo tipo di valutazione è precluso alla Corte di Cassazione, che è giudice di legittimità e non di merito. Inoltre, i motivi erano in gran parte una riproposizione di argomenti già esaminati e motivatamente respinti nel giudizio precedente.
### Argomenti non Presentati in Appello
Un altro punto decisivo è stato il fatto che alcune delle questioni sollevate in Cassazione, come il mancato riconoscimento di una causa di non punibilità, non erano state presentate nell’atto di appello. Nel processo penale, non è possibile introdurre per la prima volta in Cassazione argomenti che dovevano essere discussi nei gradi di merito, a meno che non si tratti di questioni rilevabili d’ufficio.
Le motivazioni della Corte
La Corte ha motivato la sua decisione sottolineando che il ricorso per cassazione deve basarsi su precisi errori di legge e non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sui fatti. La riproposizione di argomentazioni già vagliate, senza individuare vizi specifici nella motivazione della sentenza impugnata, rende il ricorso puramente dilatorio o pretestuoso. La Corte ha inoltre ribadito che l’inammissibilità del ricorso deriva dalla “colpa nella determinazione della causa”, citando una storica sentenza della Corte Costituzionale (n. 186 del 2000). Questo principio implica che chi intraprende un’impugnazione palesemente infondata deve farsi carico delle conseguenze economiche.
Le conclusioni
Le conclusioni di questa vicenda sono nette e hanno importanti implicazioni pratiche. La dichiarazione di inammissibilità ha comportato non solo la conferma definitiva della sentenza di condanna, ma anche due ulteriori sanzioni per il ricorrente: la condanna al pagamento delle spese processuali e il versamento di una somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende. Questa ordinanza serve da monito: il ricorso in Cassazione è uno strumento da utilizzare con rigore tecnico, per contestare violazioni di legge e non per tentare una nuova, e non consentita, ricostruzione dei fatti.
Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile quando si basa su motivi non consentiti dalla legge, come mere critiche sulla ricostruzione dei fatti, quando ripropone argomenti già esaminati e respinti senza evidenziare vizi logici o giuridici, oppure quando solleva questioni che non erano state presentate nel precedente grado di giudizio (appello).
Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità del ricorso?
La conseguenza principale è che la sentenza impugnata diventa definitiva. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, che nel caso di specie è stata fissata in 3.000 euro.
È possibile chiedere alla Corte di Cassazione di riesaminare le prove e i fatti del processo?
No, non è possibile. La Corte di Cassazione è un giudice di legittimità, il che significa che il suo compito è verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione della sentenza impugnata. Non può effettuare una nuova valutazione dei fatti o delle prove, attività che spetta esclusivamente ai giudici di primo e secondo grado.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 39258 Anno 2025
Penale Ord. Sez. 7 Num. 39258 Anno 2025
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 07/11/2025
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME nato a NAPOLI il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 09/10/2024 della CORTE APPELLO di NAPOLI
dato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
n. 24/RG NUMERO_DOCUMENTO
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
letto il ricorso proposto nell’interesse di NOME COGNOME avverso la sentenza in epigraf esaminati gli atti e il provvedimento impugnato;
lette le memorie difensive;
ritenuto che il ricorso è inammissibile perché riposa su motivi non consentiti dalla legge sede di legittimità:
-perché costituiti da mere doglianze di fatto e perchè meramente riproduttivi di profil censura già adeguatamente vagliati e disattesi con corretti argomenti giuridici dal giudice merito (si vedano pagg. 4 e 5 quanto alla esclusione dell’uso personale dello stupefacente detenuto e al mancato riconoscimento del beneficio della non menzione ex art. 175 cod. proc.pen.),
-perché non dedotti con l’atto di appello (quanto al mancato riconoscimento della causa di non punibilità) e privi di elementi autoevidenti (cfr al riguardo ricostruzione operata dai g di merito in ordine alla vicenda nel suo complesso -pagg. 3 e ss) ;
ritenuto che all’inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila da versare in favore della cassa delle ammende, non potendosi ritenere che lo stesso abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte cost. n. 186 del 2000
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso il 07 novembre 2025.