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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo rigetta

La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile relativo a una condanna per insolvenza fraudolenta. L’ordinanza sottolinea che la semplice riproposizione dei motivi già respinti in appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata, rende il ricorso non specifico e quindi inammissibile. La Corte ha confermato la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, ribadendo che la valutazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito se adeguatamente motivata.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: Le Regole Ferree della Cassazione

Presentare un ricorso in Cassazione richiede tecnica e precisione. Quando un appello viene definito ricorso inammissibile, significa che la Suprema Corte non entrerà nemmeno nel merito della questione. Un’ordinanza recente ci offre un chiaro esempio di quali errori evitare, spiegando perché la mera ripetizione di argomenti già bocciati in appello porta a una sicura dichiarazione di inammissibilità e a ulteriori condanne economiche.

I Fatti del Processo

Il caso nasce da una condanna per il reato di insolvenza fraudolenta, previsto dall’art. 641 del codice penale. L’imputata, dopo essere stata giudicata colpevole nei primi due gradi di giudizio, ha deciso di portare la questione davanti alla Corte di Cassazione, sperando di ribaltare la decisione o ottenere una pena più mite.

L’Appello e i Motivi del Ricorso

La difesa ha basato il suo ricorso su tre punti principali:

1. Contestazione della responsabilità: Si metteva in dubbio la correttezza della motivazione con cui i giudici di merito avevano affermato la colpevolezza dell’imputata.
2. Mancata applicazione della particolare tenuità del fatto: Si chiedeva l’applicazione dell’art. 131 bis c.p., una norma che esclude la punibilità per reati considerati di lieve entità.
3. Eccessività della pena: Si lamentava che la sanzione inflitta fosse sproporzionata.

La Decisione della Cassazione: Un Ricorso Inammissibile

La Corte di Cassazione, con una decisione netta, ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile. La Corte ha spiegato che i primi due motivi non erano altro che una “pedissequa reiterazione” di quanto già esposto e respinto dalla Corte d’Appello. Questo è un errore cruciale: il ricorso in Cassazione non può essere una semplice fotocopia dell’atto d’appello, ma deve contenere una critica specifica e argomentata contro le ragioni della sentenza di secondo grado.

Motivi Generici e Ripetitivi: La Critica Mancata

I giudici hanno sottolineato come i motivi presentati fossero “non specifici ma soltanto apparenti”. In altre parole, mancavano di una vera funzione critica. Non basta dire di non essere d’accordo con la sentenza precedente; è necessario spiegare perché quella sentenza è sbagliata dal punto di vista giuridico, individuando vizi logici o violazioni di legge. Nel caso specifico, la Corte d’Appello aveva motivato la colpevolezza sulla base del mancato adempimento dell’obbligazione e aveva giustificato la non applicazione dell’art. 131 bis in base alle modalità della condotta e all’entità del danno. Il ricorso non ha saputo smontare efficacemente queste argomentazioni.

La Discrezionalità del Giudice di Merito sulla Pena

Anche il terzo motivo, relativo all’eccessività della pena, è stato rigettato come manifestamente infondato. La Cassazione ha ribadito un principio consolidato: la quantificazione della pena è un’attività che rientra nella piena discrezionalità del giudice di merito (Tribunale e Corte d’Appello). Il ruolo della Suprema Corte non è quello di decidere se una pena sia “giusta” nel suo ammontare, ma solo di verificare che il giudice abbia esercitato il suo potere in modo logico e conforme ai principi dettati dagli artt. 132 e 133 del codice penale. E in questo caso, la motivazione era stata ritenuta adeguata.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte ha motivato la sua decisione di inammissibilità sulla base del principio di specificità dei motivi di ricorso. Quando un’impugnazione si limita a ripetere le stesse doglianze già esaminate e rigettate nel grado precedente, senza confrontarsi criticamente con la motivazione della decisione impugnata, essa perde la sua funzione essenziale. Il ricorso diventa un atto sterile, che non può essere esaminato nel merito. La Corte ha quindi agito in conformità con la sua funzione di giudice di legittimità, che non riesamina i fatti, ma si assicura della corretta applicazione del diritto e della logicità delle motivazioni dei giudici di merito.

Conclusioni: Le Conseguenze di un Ricorso Apparente

Questa ordinanza è un monito importante: presentare un ricorso inammissibile in Cassazione non è una mossa priva di conseguenze. Oltre a vedere il proprio appello respinto senza discussione, la parte ricorrente viene condannata al pagamento delle spese processuali e, come in questo caso, al versamento di una somma significativa alla Cassa delle ammende. La lezione è chiara: per avere una possibilità di successo in Cassazione, è indispensabile formulare censure specifiche, pertinenti e capaci di incrinare la struttura logico-giuridica della sentenza impugnata.

Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile quando, tra le altre ragioni, si limita a essere una ‘pedissequa reiterazione’ degli argomenti già presentati e respinti in appello, senza muovere una critica specifica e argomentata contro la motivazione della sentenza impugnata.

Perché la Cassazione non ha riesaminato la colpevolezza o l’entità della pena?
La Corte di Cassazione è un giudice di legittimità, non di merito. Il suo compito non è rivalutare i fatti o la ‘giustezza’ della pena, ma solo controllare che la legge sia stata applicata correttamente e che la motivazione dei giudici precedenti sia logica e non contraddittoria. La determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito.

Cosa significa che i motivi di ricorso sono ‘non specifici ma soltanto apparenti’?
Significa che, sebbene formalmente presentati, i motivi mancano di una reale critica alla sentenza. Omettono di confrontarsi con le argomentazioni della decisione impugnata e si risolvono in una generica riproposizione di tesi già valutate, senza adempiere alla funzione tipica dell’impugnazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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