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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo respinge

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per una violazione del Codice della Strada. Il ricorso è stato ritenuto inammissibile perché i motivi presentati erano una mera ripetizione di quelli già respinti dalla Corte d’Appello, senza un confronto critico con la motivazione della sentenza impugnata. La Corte ha ribadito che l’impugnazione deve consistere in una critica argomentata e specifica, non in una semplice riproposizione delle stesse doglianze.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: La Cassazione e la Regola del Confronto Critico

Presentare un ricorso in Cassazione è l’ultima fase del processo penale, ma non è un’opportunità per ridiscutere l’intero caso. La Corte Suprema ha regole precise e la mancata osservanza porta a una dichiarazione di ricorso inammissibile. Con l’ordinanza n. 24873/2024, la Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: il ricorso non può essere una semplice fotocopia dei motivi d’appello, ma deve contenere una critica argomentata e puntuale della sentenza che si intende impugnare.

I Fatti del Processo

Il caso trae origine dalla condanna di un uomo, in primo grado e poi in appello, alla pena di tre mesi di arresto e 3.000 euro di ammenda per un reato previsto dal Codice della Strada (art. 116, comma 15, d.lgs. 285/1992). L’imputato, tramite il suo difensore, ha proposto ricorso per cassazione, basandolo su tre motivi principali:
1. Errata applicazione della legge penale per non aver riconosciuto la scriminante dello stato di necessità (art. 54 c.p.).
2. Mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.).
3. Eccessività della pena e mancata concessione delle attenuanti generiche.

La Decisione della Corte sul Ricorso Inammissibile

La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile. La Corte non è entrata nel merito delle questioni sollevate, fermandosi a un vaglio preliminare sulla corretta formulazione dell’atto. La conseguenza di tale decisione è stata la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di un’ulteriore somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.

Le Motivazioni: Perché il Ricorso è Stato Dichiarato Inammissibile?

La decisione della Corte si fonda su un consolidato orientamento giurisprudenziale che definisce con chiarezza la funzione dell’atto di impugnazione. Secondo i giudici, i motivi presentati non erano altro che una pedissequa reiterazione delle stesse considerazioni e critiche già espresse nell’atto di appello, e già motivatamente respinte dalla Corte territoriale di Bologna.

La Funzione Tipica dell’Impugnazione

La Cassazione ha sottolineato che la funzione tipica di ogni impugnazione è la “critica argomentata” avverso il provvedimento che si contesta. Questo significa che l’atto di ricorso deve contenere un confronto puntuale e specifico con le argomentazioni della sentenza impugnata. È necessario indicare in modo preciso le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che sostengono il dissenso. Se questo confronto manca, l’atto perde la sua stessa funzione e, di conseguenza, diventa inammissibile.

Il Divieto di Mera Reiterazione dei Motivi d’Appello

Il vizio fatale del ricorso in esame è stato proprio quello di limitarsi a riproporre le medesime doglianze già vagliate e respinte nel grado precedente. La Corte ha chiarito che un ricorso inammissibile è quello che, come nel caso di specie, “non si confronta con la motivazione della sentenza impugnata”. Questo atteggiamento processuale viene sanzionato con l’inammissibilità perché non apporta alcun elemento nuovo di critica che possa giustificare un ulteriore esame da parte del giudice di legittimità. La Corte ha richiamato diverse pronunce conformi per rafforzare questo principio (tra cui Cass. n. 8700/2013 e Cass. n. 27816/2019).

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Pronuncia

Questa ordinanza offre un’importante lezione pratica per chiunque si approcci a un ricorso per cassazione. Non è sufficiente essere in disaccordo con una sentenza; è indispensabile strutturare l’impugnazione come una confutazione logico-giuridica delle motivazioni del giudice precedente. È necessario smontare, pezzo per pezzo, il ragionamento della corte d’appello, evidenziandone le presunte falle, le erronee applicazioni della legge o i vizi logici. In assenza di questo sforzo critico, il ricorso si espone al rischio concreto di essere dichiarato inammissibile, con conseguente condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria, rendendo definitiva la sentenza di condanna.

Perché un ricorso per cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso può essere dichiarato inammissibile se manca dei requisiti di legge, come nel caso specifico in cui si limita a ripetere i motivi già presentati e respinti in appello, senza confrontarsi criticamente e in modo specifico con le argomentazioni della sentenza impugnata.

Qual è la funzione essenziale di un atto di impugnazione secondo la Corte?
La funzione essenziale è quella di realizzare una “critica argomentata” del provvedimento contestato. Ciò richiede un confronto puntuale con le motivazioni della decisione, indicando specificamente le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che fondano il dissenso.

Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità del ricorso?
La dichiarazione di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro, in questo caso 3.000 euro, a favore della Cassa delle ammende. La sentenza impugnata diventa così definitiva.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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