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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo dichiara

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato contro una sentenza della Corte d’Appello di Roma. Il motivo del ricorso, relativo alla mancata applicazione di una circostanza attenuante, è stato giudicato una mera ripetizione di argomenti già disattesi nel grado precedente. La Suprema Corte ha ribadito che la graduazione della pena è una valutazione discrezionale del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di un’ammenda.

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Pubblicato il 31 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: La Cassazione Sancisce i Limiti dell’Impugnazione

Quando si presenta un ricorso in Cassazione, è fondamentale che i motivi siano specifici e critichino in modo argomentato la sentenza impugnata. La semplice riproposizione delle stesse difese già respinte in appello non è sufficiente e conduce, come stabilito da una recente ordinanza della Suprema Corte, a una declaratoria di ricorso inammissibile. Questo principio riafferma il ruolo della Cassazione come giudice di legittimità e non come un terzo grado di merito, delineando chiaramente i confini dell’attività difensiva in ultima istanza.

Il Caso in Esame: La Contestazione sulla Graduazione della Pena

Il caso trae origine dal ricorso di un imputato avverso una sentenza della Corte d’Appello di Roma. L’unico motivo di doglianza sollevato riguardava la mancata applicazione di una specifica circostanza attenuante, prevista dall’art. 62 n. 4 del codice penale. Il ricorrente, in sostanza, contestava la correttezza della motivazione con cui i giudici di secondo grado avevano negato il beneficio, ritenendo la propria pena eccessiva.

La Decisione della Corte: un Ricorso Inammissibile per Genericità

La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso e lo ha dichiarato inammissibile con una motivazione netta e perentoria. I giudici hanno evidenziato come le argomentazioni del ricorrente non fossero altro che una “pedissequa reiterazione” di quelle già presentate e puntualmente respinte dalla Corte d’Appello. Secondo la Suprema Corte, tali motivi non assolvono alla funzione tipica di una critica argomentata, ma si limitano a riproporre una questione di fatto già decisa, risultando così non specifici ma solo apparenti.

Le Motivazioni: Perché il Ricorso Inammissibile è Stato Dichiarato

L’ordinanza si fonda su principi consolidati della giurisprudenza di legittimità, ribadendo con forza alcuni concetti chiave del processo penale.

La Reiterazione dei Motivi e la Mancanza di Specificità

Il primo punto cruciale è che il ricorso per cassazione non può essere una semplice fotocopia dell’atto di appello. Deve contenere una critica mirata e specifica alla decisione di secondo grado, evidenziando vizi di legge o difetti logici della motivazione. Ripetere le stesse argomentazioni senza confrontarsi con le ragioni esposte dalla Corte d’Appello rende il ricorso generico e, di conseguenza, inammissibile.

Il Rispetto della Discrezionalità del Giudice di Merito nella Commisurazione della Pena

In secondo luogo, la Corte ha sottolineato che la determinazione della pena, inclusa la concessione o il diniego di circostanze attenuanti, rientra nella piena discrezionalità del giudice di merito. Tale potere deve essere esercitato nel rispetto dei criteri fissati dagli articoli 132 e 133 del codice penale. La Cassazione non può sostituire la propria valutazione a quella del giudice di merito, ma può solo verificare che la decisione sia supportata da una motivazione congrua e non manifestamente illogica. Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che il giudice d’appello avesse adeguatamente giustificato la sua scelta, rendendo la doglianza infondata e non consentita in sede di legittimità.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Pronuncia

La decisione in esame offre un importante monito per la pratica forense. Per evitare una declaratoria di ricorso inammissibile, è essenziale che l’atto di impugnazione per cassazione sia redatto con estrema cura, evitando la mera riproposizione dei motivi d’appello. È necessario, invece, costruire una critica strutturata che attacchi specificamente la logicità e la correttezza giuridica della motivazione della sentenza impugnata. Questa ordinanza conferma che la Cassazione non è una terza istanza per riesaminare i fatti, ma il custode della corretta applicazione della legge, e che le questioni relative alla valutazione discrezionale del giudice di merito, se correttamente motivate, non possono essere rimesse in discussione.

Perché la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché i motivi presentati erano una mera ripetizione di quelli già esaminati e respinti dalla Corte d’Appello, risultando quindi non specifici ma solo apparenti e privi di una reale critica argomentata alla sentenza impugnata.

È possibile contestare in Cassazione la graduazione della pena decisa dal giudice?
No, secondo l’orientamento consolidato richiamato dall’ordinanza, la graduazione della pena e la valutazione delle circostanze attenuanti rientrano nella discrezionalità del giudice di merito. Tale valutazione non è contestabile in Cassazione se la motivazione fornita è adeguata e non illogica.

Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità del ricorso per il ricorrente?
La dichiarazione di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e di una somma di denaro, in questo caso fissata in tremila euro, in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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