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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione conferma

La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da due imputati condannati per reati legati agli stupefacenti, aggravati dal metodo mafioso. La sentenza chiarisce i limiti del giudizio di legittimità sulla valutazione delle prove, come le intercettazioni, e ribadisce che la Corte non può sostituire la propria valutazione a quella dei giudici di merito, se non in caso di vizi logici manifesti o travisamento della prova. I ricorsi sono stati giudicati generici e volti a una non consentita rivalutazione dei fatti.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso inammissibile: la Cassazione e i limiti alla rivalutazione delle prove

Un ricorso inammissibile è spesso l’esito finale di un percorso giudiziario quando i motivi di impugnazione non rispettano i rigorosi paletti fissati dalla legge. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 25868 del 2024, offre un chiaro esempio di come la Suprema Corte affronta i ricorsi basati su una presunta errata valutazione delle prove, in particolare delle intercettazioni, confermando le condanne per reati di droga aggravati dal metodo mafioso.

I Fatti del Processo

Il caso trae origine da una condanna emessa dal Tribunale e confermata in Appello nei confronti di due soggetti per diversi reati legati al traffico di sostanze stupefacenti, unificati dal vincolo della continuazione.
Il primo imputato era stato condannato per aver noleggiato un’auto utilizzata per il trasporto di droga e per aver ricevuto un ingente quantitativo di marijuana. Le accuse erano aggravate dal fatto di aver agito avvalendosi delle condizioni di assoggettamento e omertà tipiche di un’associazione camorristica, al fine di agevolarne l’attività.
Il secondo imputato era stato ritenuto responsabile della gestione di una “piazza di spaccio”, con l’aggravante della recidiva. La Corte d’Appello aveva parzialmente riformato la sentenza di primo grado, riducendo la pena per il primo imputato.

I Motivi del Ricorso Inammissibile in Cassazione

Entrambi gli imputati hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione, ma i loro motivi sono stati giudicati inammissibili. Vediamo perché.

La Posizione del Primo Ricorrente: Intercettazioni e Memorie Difensive

Il primo ricorrente lamentava una violazione di legge e una carenza di motivazione, sostenendo che i giudici di merito avessero frainteso il contenuto delle intercettazioni telefoniche e ambientali. A suo dire, le conversazioni non dimostravano la sua consapevolezza che l’auto noleggiata sarebbe stata usata per scopi illeciti. Contestava inoltre la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, richiesta tramite una memoria difensiva depositata in appello.

La Cassazione ha respinto queste argomentazioni, ribadendo un principio cardine: l’interpretazione del contenuto delle conversazioni intercettate è una questione di fatto, riservata alla valutazione esclusiva del giudice di merito. Il giudizio della Suprema Corte può intervenire solo in presenza di una manifesta illogicità della motivazione o di un “travisamento della prova”, cioè quando il giudice ha basato la sua decisione su un’informazione inesistente o radicalmente distorta. In questo caso, i giudici di merito avevano logicamente dedotto il pieno coinvolgimento dell’imputato da una serie di elementi concordanti emersi dalle indagini.

Inoltre, la richiesta di attenuanti generiche, presentata con una memoria successiva all’atto di appello, è stata considerata un motivo nuovo e quindi inammissibile, poiché la memoria difensiva può solo approfondire i temi già sollevati con l’impugnazione principale, non introdurne di nuovi.

La Posizione del Secondo Ricorrente: Spaccio o Uso Personale?

Il secondo imputato contestava la qualificazione giuridica dei fatti. Sosteneva di essere un semplice acquirente per uso personale e non uno spacciatore, chiedendo che il reato venisse derubricato a illecito amministrativo o, in subordine, qualificato come fatto di lieve entità (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990).

Anche questo ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha evidenziato come le indagini, e in particolare le intercettazioni, avessero delineato un quadro chiaro del suo coinvolgimento attivo nella gestione della piazza di spaccio, con un ruolo di proselitismo e incardinamento di nuovi clienti. La sua posizione non era quella di un consumatore, ma di un soggetto inserito stabilmente in un contesto criminale organizzato, con legami consolidati con il sodalizio camorristico di riferimento. Proprio questo ruolo di primo ordine e l’inserimento in un contesto allarmante hanno giustificato l’esclusione dell’ipotesi di lieve entità, che richiede una valutazione complessiva della minima offensività della condotta.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Corte ha motivato la declaratoria di inammissibilità per entrambi i ricorsi sulla base di principi consolidati. I ricorsi erano diretti a ottenere una rivalutazione degli elementi di prova già adeguatamente considerati dai giudici di merito. Tale operazione non è consentita in sede di legittimità. Il vizio di motivazione, per essere rilevante in Cassazione, deve essere specifico, decisivo e desumibile dal testo stesso del provvedimento impugnato. Non può consistere in una mera contestazione della persuasività delle argomentazioni del giudice.

La sentenza ribadisce che il compito della Cassazione non è quello di fornire una terza valutazione dei fatti, ma di garantire l’uniforme interpretazione della legge e la coerenza logica delle decisioni giudiziarie. I ricorsi che, come in questo caso, si limitano a proporre una lettura alternativa delle prove, senza evidenziare vizi procedurali o logici manifesti, sono destinati a essere dichiarati inammissibili.

Conclusioni

Questa pronuncia conferma la linea rigorosa della Corte di Cassazione nel definire i limiti del proprio sindacato. La valutazione delle prove, come le intercettazioni, resta prerogativa dei giudici di primo e secondo grado. Un ricorso per cassazione ha successo solo se riesce a dimostrare un errore di diritto o un vizio logico-motivazionale di tale gravità da inficiare la tenuta dell’intera decisione. Al contrario, un ricorso che si risolve in una mera riproposizione delle proprie tesi difensive, chiedendo una nuova e diversa lettura del compendio probatorio, si scontra inevitabilmente con una declaratoria di inammissibilità, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Può la Corte di Cassazione riesaminare le prove, come le intercettazioni telefoniche?
No, la Corte di Cassazione non può riesaminare le prove nel merito. L’interpretazione del contenuto delle intercettazioni è una questione di fatto riservata ai giudici di primo e secondo grado. La Cassazione può intervenire solo se la motivazione della sentenza è manifestamente illogica o se c’è stato un palese travisamento della prova.

È possibile aggiungere nuovi motivi di ricorso con una memoria difensiva successiva all’atto di appello?
No. Una memoria difensiva può solo supportare e approfondire i motivi già presentati con l’atto di impugnazione originario. Non può essere utilizzata per introdurre doglianze nuove e diverse, che sarebbero considerate inammissibili.

In un caso di spaccio di droga in concorso, è possibile che per un imputato il reato sia considerato di lieve entità e per un altro no?
Sì. La giurisprudenza, confermata anche da una recente sentenza delle Sezioni Unite citata nel provvedimento, ammette che il medesimo fatto storico possa essere qualificato diversamente per i singoli concorrenti. La valutazione sulla lieve entità del fatto dipende dal ruolo specifico, dal contributo e dalla posizione soggettiva di ciascun correo all’interno del contesto criminale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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