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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile l’appello di due imputati condannati per tentato furto. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi, che si limitavano a riproporre questioni già valutate e respinte nei gradi di merito senza una critica specifica alla sentenza d’appello. Viene quindi confermata la condanna e la motivazione sul diniego delle attenuanti, evidenziando che un ricorso inammissibile non consente un nuovo esame del merito.

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Pubblicato il 3 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: La Cassazione e i Motivi Generici

Quando si presenta un ricorso in Cassazione, non è sufficiente dissentire dalla decisione precedente. È necessario articolare critiche precise e pertinenti. Un’ordinanza recente della Suprema Corte ci offre un chiaro esempio di come un ricorso inammissibile venga rigettato quando i motivi sono generici e ripetitivi, confermando la condanna per tentato furto a due imputati. Analizziamo insieme i dettagli di questa decisione per comprendere i requisiti di un ricorso efficace.

I Fatti del Processo

La vicenda giudiziaria inizia con una condanna emessa dal Tribunale di Piacenza nei confronti di due fratelli per il reato di tentato furto in concorso (artt. 56, 110, 624 c.p.). La pena stabilita era di 5 mesi di reclusione e 350,00 euro di multa.

La sentenza è stata successivamente confermata dalla Corte d’Appello di Bologna. Ritenendo ingiusta la decisione, i due imputati hanno deciso di presentare ricorso alla Corte di Cassazione, affidandosi a un unico atto contenente quattro distinti motivi di doglianza.

I Motivi del Ricorso e il Concetto di Ricorso Inammissibile

Gli imputati hanno basato il loro appello su quattro principali critiche, tutte qualificate come ‘vizio di motivazione’ ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett. e) del codice di procedura penale. Essi lamentavano:

1. Una motivazione carente sull’affermazione della loro responsabilità penale.
2. La mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche.
3. Il mancato riconoscimento dell’attenuante del danno di particolare tenuità (art. 62 n. 4 c.p.).
4. Una pena non contenuta entro il minimo edittale.

Tuttavia, come vedremo, la Corte ha ritenuto l’intero impianto del ricorso non meritevole di un esame nel merito, bollandolo come un perfetto esempio di ricorso inammissibile.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili con una motivazione netta e precisa. I giudici hanno sottolineato che i motivi proposti non erano altro che una riproduzione di censure già esaminate e correttamente respinte dal giudice d’appello. Mancava, in sostanza, una critica puntuale e specifica contro le argomentazioni della sentenza impugnata, requisito fondamentale per un valido ricorso in Cassazione.

La Corte ha analizzato punto per punto le decisioni della Corte d’Appello, ritenendole logiche e ben argomentate:

* Sulla responsabilità penale: La Corte di merito aveva analizzato in modo puntuale le prove a carico, costruendo un percorso logico-motivazionale immune da vizi.
* Sulle attenuanti generiche: Il diniego era stato giustificato dall’assenza di elementi positivi che potessero motivare la concessione del beneficio. La decisione del giudice di merito su questo punto è discrezionale e sindacabile in Cassazione solo in caso di motivazione manifestamente illogica, cosa che qui non sussisteva.
* Sull’attenuante del danno di lieve entità: La Corte d’Appello aveva escluso questa attenuante in modo ragionato. Il tentato furto era avvenuto in un campo sportivo, un luogo dove gli atleti sono soliti lasciare i propri effetti personali. In tale contesto, non era possibile affermare con certezza che il valore della potenziale refurtiva sarebbe stato ‘minimale’.
* Sulla quantificazione della pena: Anche la scelta di discostarsi dal minimo edittale era stata adeguatamente motivata dai giudici di secondo grado.

In sintesi, i ricorrenti si sono limitati a riproporre le stesse argomentazioni, senza confrontarsi con le risposte già fornite dalla Corte d’Appello. Questo ha trasformato il loro appello in un ricorso inammissibile, che non può essere accolto.

Conclusioni

Questa ordinanza ribadisce un principio fondamentale del processo penale: il ricorso in Cassazione non è un terzo grado di giudizio dove si possono rivalutare i fatti. È un giudizio di legittimità, volto a verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione della sentenza impugnata. Per superare il vaglio di ammissibilità, i motivi di ricorso devono essere specifici, pertinenti e devono criticare in modo mirato il ragionamento del giudice precedente. Limitarsi a ripetere argomenti già disattesi, senza un’analisi critica della decisione d’appello, porta inevitabilmente a una declaratoria di inammissibilità, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Perché un ricorso può essere dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile quando i motivi sono generici, riproducono argomenti già respinti nei precedenti gradi di giudizio e mancano di una critica specifica e puntuale alla motivazione della sentenza che si sta impugnando.

È possibile ottenere la circostanza attenuante per danno di lieve entità in un tentativo di furto in un campo sportivo?
Nel caso specifico, la Corte ha confermato la decisione di non concederla. La motivazione si basa sull’impossibilità di ritenere con certezza che il valore degli effetti personali lasciati dagli atleti in un simile contesto sarebbe stato minimale.

La Cassazione può annullare la decisione di un giudice di non concedere le attenuanti generiche?
La Corte di Cassazione può intervenire solo se la motivazione del giudice di merito è manifestamente illogica o del tutto assente. Se, come in questo caso, il diniego è giustificato (ad esempio, per l’assenza di elementi positivi a favore dell’imputato), la decisione non è sindacabile.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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