Ricorso Inammissibile: Analisi di una Decisione della Cassazione
Quando si presenta un’impugnazione in Corte di Cassazione, non è sufficiente dissentire dalla decisione precedente; è fondamentale articolare motivi specifici, pertinenti e non meramente ripetitivi. Un recente provvedimento della Suprema Corte ci offre un chiaro esempio di come un ricorso inammissibile venga gestito, sottolineando i requisiti di specificità che ogni atto di impugnazione deve possedere per superare il vaglio di legittimità.
I Fatti del Caso: La Condanna per Resistenza a Pubblico Ufficiale
La vicenda processuale trae origine da una condanna emessa dalla Corte d’Appello di Torino per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, previsto dall’art. 337 del codice penale. L’imputato, ritenuto colpevole nei precedenti gradi di giudizio, decideva di contestare la sentenza presentando un ricorso per cassazione, affidando le sue speranze all’ultimo grado di giurisdizione.
I Motivi di Impugnazione
Il ricorrente basava la sua impugnazione su diversi punti, contestando sia il giudizio sulla sua responsabilità penale, sia il trattamento sanzionatorio applicato, inclusa la mancata sostituzione della pena. L’obiettivo era ottenere un annullamento della sentenza di condanna o, in subordine, una mitigazione della pena inflitta.
Le Motivazioni della Cassazione sul Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione, con una sintetica ma incisiva ordinanza, ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile. L’analisi dei giudici si è concentrata non sul merito delle questioni sollevate, ma sulla loro formulazione. La Corte ha rilevato tre vizi fondamentali che hanno minato la validità stessa del ricorso.
In primo luogo, uno dei motivi, relativo all’eccessività della pena, non era stato sollevato in modo specifico nel precedente atto di appello. Questo rappresenta un difetto procedurale grave, poiché la Cassazione non può esaminare questioni non devolute al giudice del gravame precedente.
In secondo luogo, gli altri motivi sono stati considerati ‘meramente riproduttivi’ di censure già esaminate e respinte dai giudici di merito. La Suprema Corte non è un terzo grado di giudizio dove si possono riproporre le stesse argomentazioni, ma un organo che valuta la corretta applicazione della legge. Un ricorso che si limita a ripetere quanto già detto, senza individuare vizi di legittimità nella sentenza impugnata, è destinato all’inammissibilità.
Infine, il ricorso è stato giudicato ‘generico’ rispetto alla motivazione della sentenza d’appello. In altre parole, le critiche mosse dal ricorrente non si confrontavano concretamente con le ragioni esposte dai giudici di secondo grado, mancando così di quella specificità necessaria per incrinare la logicità e la coerenza del provvedimento impugnato.
Le Conclusioni: Conseguenze della Dichiarazione di Inammissibilità
La declaratoria di inammissibilità ha comportato due conseguenze negative per il ricorrente. La prima è stata la condanna al pagamento delle spese processuali, un onere che grava sulla parte la cui impugnazione non supera il vaglio preliminare. La seconda, più gravosa, è stata la condanna al pagamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, una sanzione pecuniaria prevista per disincentivare la proposizione di ricorsi palesemente infondati. Questa decisione ribadisce un principio cardine del nostro sistema processuale: l’accesso alla giustizia deve essere esercitato con serietà e rigore tecnico, formulando censure precise e pertinenti, pena la definitiva conferma della decisione impugnata e l’aggravio di ulteriori sanzioni economiche.
Perché la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile?
La Corte lo ha dichiarato inammissibile perché i motivi erano, in parte, non specificamente dedotti nel precedente appello e, in parte, meramente ripetitivi di censure già valutate dai giudici di merito, oltre che generici e non confrontati con la motivazione della sentenza impugnata.
Quali sono le conseguenze per il ricorrente quando un ricorso viene dichiarato inammissibile?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, in questo caso di tremila euro, da versare alla Cassa delle ammende.
È sufficiente riproporre le stesse argomentazioni dei gradi precedenti per un ricorso in Cassazione?
No, non è sufficiente. Come chiarito dalla Corte, un ricorso che si limita a riprodurre censure già adeguatamente valutate nei gradi di merito, senza individuare specifici vizi di legittimità nella sentenza impugnata, è considerato inammissibile.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 39193 Anno 2025
Penale Ord. Sez. 7 Num. 39193 Anno 2025
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 26/09/2025
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: NOME COGNOME nato il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 19/03/2025 della CORTE APPELLO di TORINO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
R.G. n. 16460/2025
CONSIDERATO IN FATTO E IN DIRITTO
Visti gli atti, la sentenza impugnata (condanna per il reato previsto dall’art. 337 cod. p Esaminati i motivi di ricorso, relativi al giudizio GLYPH di responsabilità, al GLYPH trattamento sanzionatorio, alla sostituzione della pena;
Ritenuti i motivi inammissibili perché, da una parte, non specificamente dedotti in appe (eccessività della pena), e dall’altra, meramente riproduttivi di censure già adeguatamen valutate dai Giudici di merito e generici rispetto alla motivazione della sentenza impugnata la quale non si confrontano;
Ritenuto, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna d ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore dell Cassa delle ammende;
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processua e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 26 settembre 2025.