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Ricorso inammissibile: quando i motivi non sono specifici

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per traffico di stupefacenti. I motivi, inclusa la presunta violazione del ‘ne bis in idem’, sono stati respinti perché non specificamente dedotti nel precedente grado di giudizio, confermando la condanna e le spese processuali.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: la Cassazione Chiarisce l’Onere della Specificità dei Motivi d’Appello

Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 25656/2024, offre un importante spunto di riflessione sulla corretta formulazione dei motivi di impugnazione. Il caso in esame dimostra come la mancata specificazione di una censura nel giudizio d’appello possa portare a un ricorso inammissibile in sede di legittimità, precludendo di fatto l’esame nel merito della questione. Analizziamo la vicenda per comprendere le ragioni giuridiche alla base della decisione.

I Fatti del Processo

La vicenda giudiziaria ha origine dalla conferma, da parte della Corte di Appello di Firenze, di una sentenza di condanna nei confronti di un imputato per il delitto di acquisto di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti, nello specifico cocaina. Secondo l’accusa, l’imputato aveva acquistato diverse partite di droga, per un peso variabile tra 500 e 770 grammi ciascuna, accumulando un debito superiore a 40.000 euro. I fatti erano stati commessi tra agosto e ottobre del 2008.

I Motivi del Ricorso e la Questione del ‘Ne Bis in Idem’

L’imputato ha presentato ricorso per cassazione basandosi su tre motivi principali:
1. Vizio di motivazione sulla responsabilità: Si contestava la parte della sentenza relativa a un viaggio finalizzato al trasporto di stupefacenti, sostenendo che il giudice non avesse adeguatamente spiegato le ragioni della colpevolezza e il ruolo concreto dell’imputato.
2. Violazione del principio del ‘ne bis in idem’: Il ricorrente sosteneva che i fatti in esame fossero già stati giudicati con una sentenza irrevocabile della Corte di Appello di Bari. Si lamentava che la Corte di Firenze non avesse ravvisato la violazione di tale divieto.
3. Vizio di motivazione sull’aumento di pena: Si contestava l’aumento di pena applicato per la continuazione tra i reati oggetto del processo e quelli già giudicati dalla Corte di Bari.

La questione centrale, quindi, era se l’imputato fosse stato processato due volte per gli stessi fatti, in violazione di un principio cardine del nostro ordinamento. Tuttavia, come vedremo, la procedura seguita ha reso il ricorso inammissibile.

Le Motivazioni della Sentenza: Perché il Ricorso è Inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile, basando la propria decisione su un aspetto procedurale cruciale. I giudici hanno rilevato che, nell’atto di appello originario, l’imputato non aveva sollevato in modo specifico la questione della violazione del ‘ne bis in idem’ come motivo di impugnazione. Invece, aveva devoluto alla Corte d’appello unicamente la questione relativa all’entità dell’aumento di pena per la continuazione, sostenendo che tale aumento fosse eccessivo proprio perché si era ‘ai limiti del ne bis in idem’.

Questa sottile ma fondamentale differenza ha determinato una preclusione. Non avendo contestato specificamente la violazione del divieto di un secondo giudizio in appello, l’imputato non poteva sollevare tale questione per la prima volta in Cassazione. Di conseguenza, il primo e il secondo motivo sono stati ritenuti preclusi e, comunque, inammissibili per genericità.

Anche il terzo motivo, relativo all’aumento di pena, è stato giudicato inammissibile. La Corte d’appello aveva motivato la sua decisione facendo riferimento alla gravità e alla molteplicità dei fatti. Il ricorrente, nel suo atto, non ha contrapposto argomentazioni specifiche a tale motivazione, limitandosi a una critica generica che non ha superato il vaglio di ammissibilità della Suprema Corte.

Le Conclusioni: L’Importanza della Specificità dei Motivi d’Appello

La decisione in commento ribadisce un principio fondamentale del diritto processuale penale: i motivi di impugnazione devono essere specifici e devono essere dedotti nel grado di giudizio competente. Non è sufficiente accennare a una potenziale violazione di legge nel contesto di un altro motivo; la censura deve essere formulata in modo chiaro e autonomo. In caso contrario, si perde la possibilità di far valere le proprie ragioni nei successivi gradi di giudizio. Questa sentenza serve da monito sulla necessità di una strategia difensiva attenta e precisa fin dalle prime fasi del processo, per evitare che questioni di merito, anche potenzialmente fondate, vengano respinte per ragioni puramente procedurali.

Perché il ricorso dell’imputato è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile principalmente perché i motivi sollevati, in particolare la presunta violazione del principio del ‘ne bis in idem’, non erano stati specificamente dedotti come motivo di impugnazione nel precedente grado di giudizio (l’appello), ma solo accennati. Questo ha comportato una preclusione processuale.

Cosa si intende per violazione del ‘ne bis in idem’ nel contesto di questa sentenza?
Significa che l’imputato sosteneva di essere stato processato per fatti per i quali esisteva già una sentenza definitiva emessa da un’altra corte (la Corte di Appello di Bari). Il principio del ‘ne bis in idem’ vieta che una persona possa essere processata due volte per lo stesso identico fatto.

Qual è la conseguenza pratica della dichiarazione di inammissibilità del ricorso?
La conseguenza è che la sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello di Firenze diventa definitiva. Inoltre, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali del giudizio di cassazione e al versamento di una somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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