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Ricorso inammissibile: quando è troppo generico

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per reati legati agli stupefacenti. I motivi, basati sulla nuova disciplina della improcedibilità e sulla presunta omessa valutazione di memorie, sono stati respinti. Il primo perché la norma non era applicabile ratione temporis, il secondo per eccessiva genericità, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 21 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: Quando la Genericità Costa Cara

Presentare un ricorso in Cassazione è l’ultima fase del processo penale, un momento cruciale in cui si contesta la corretta applicazione della legge. Tuttavia, non basta impugnare una sentenza: è fondamentale farlo nel modo corretto. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci mostra come un ricorso inammissibile, a causa della genericità dei suoi motivi, non solo venga respinto, ma comporti anche significative conseguenze economiche per chi lo propone. Analizziamo il caso per capire i principi applicati dalla Suprema Corte.

I Fatti del Caso

Un individuo, condannato in primo grado dal GUP del Tribunale e successivamente dalla Corte d’Appello per un reato previsto dall’articolo 73, comma 5, del d.P.R. 309/1990 (legge sugli stupefacenti), decideva di presentare ricorso per cassazione. La condanna, divenuta definitiva nei gradi di merito, prevedeva una pena di un anno di reclusione e 1.000,00 euro di multa.

I Motivi del Ricorso in Cassazione

L’imputato basava il suo ricorso su due motivi principali:

1. Violazione di legge in relazione all’articolo 344-bis c.p.p.: Si lamentava la mancata applicazione della disciplina sulla “improcedibilità” per superamento dei termini di durata massima del processo d’appello.
2. Violazione di legge per omessa valutazione delle conclusioni scritte: Il ricorrente sosteneva che la Corte d’Appello non avesse tenuto in considerazione le conclusioni depositate tempestivamente dalla difesa tramite PEC.

La Decisione della Suprema Corte: un Ricorso Inammissibile

La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso, dichiarandolo inammissibile per le ragioni che vedremo. Questa decisione conferma l’importanza di formulare i motivi di impugnazione in modo specifico e pertinente.

L’Inapplicabilità della Riforma sull’Improcedibilità

Il primo motivo è stato facilmente respinto. La Corte ha chiarito che la disciplina dell’improcedibilità, introdotta dall’art. 344-bis c.p.p., si applica esclusivamente ai reati commessi a partire dal 1° gennaio 2020. Poiché il reato contestato nel caso di specie era stato commesso nel 2017, la norma non poteva trovare applicazione. Si tratta di un classico caso di irretroattività della norma processuale sfavorevole.

La Genericità del Secondo Motivo e le Conseguenze del Ricorso Inammissibile

Il secondo motivo è stato giudicato inammissibile per “genericità”. La Corte ha sottolineato come il ricorrente si fosse limitato a lamentare la mancata valutazione delle sue conclusioni scritte senza però:

* Indicare il contenuto di tali conclusioni.
* Spiegare in cosa differissero dai motivi già presentati nell’atto di appello.
* Dimostrare in che modo la loro mancata valutazione avesse avuto un’influenza determinante sulla motivazione della sentenza impugnata.

Questa mancanza di specificità ha reso impossibile per la Corte valutare la fondatezza della censura, portando a una declaratoria di ricorso inammissibile.

Le Motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano su principi consolidati della procedura penale. In primo luogo, il principio tempus regit actum per cui le norme processuali si applicano ai fatti avvenuti dopo la loro entrata in vigore, escludendo l’applicazione retroattiva della norma sull’improcedibilità. In secondo luogo, il principio di specificità dei motivi di ricorso, che richiede all’impugnante di non limitarsi a denunce astratte, ma di fornire alla Corte tutti gli elementi necessari per comprendere la presunta violazione di legge e la sua rilevanza nel caso concreto. La genericità, come in questo caso, equivale a un’assenza di motivo e conduce inevitabilmente all’inammissibilità.

Le Conclusioni

La decisione in esame ribadisce una lezione fondamentale: un ricorso per cassazione deve essere redatto con precisione e chiarezza. L’esito di un ricorso inammissibile non è neutro: ai sensi dell’art. 616 c.p.p., la parte che lo ha proposto viene condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende, equitativamente fissata dal giudice (in questo caso, 3.000,00 euro). Ciò avviene perché si presume che il ricorso sia stato presentato “in colpa”, ovvero senza la dovuta diligenza nella valutazione della sua fondatezza. Questa pronuncia serve da monito sulla necessità di un’attenta preparazione tecnica prima di adire la Suprema Corte.

Perché il motivo sull’improcedibilità ex art. 344-bis c.p.p. è stato respinto?
La Corte ha stabilito che la disciplina sull’improcedibilità si applica solo ai reati commessi a far data dal 1° gennaio 2020, mentre il reato oggetto del processo era stato commesso nel 2017. Pertanto, la norma non era applicabile al caso di specie.

Cosa significa che un motivo di ricorso è inammissibile per genericità?
Significa che il motivo è stato formulato in modo vago e non specifico. Nel caso concreto, il ricorrente non ha chiarito quale fosse il contenuto delle conclusioni che asseriva non fossero state considerate, né come la loro valutazione avrebbe potuto cambiare l’esito della sentenza.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende, che in questa vicenda è stata fissata in 3.000,00 euro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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