Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 2487 Anno 2026
Penale Ord. Sez. 7 Num. 2487 Anno 2026
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 30/09/2025
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME NOME nato a SAN GIUSEPPE JATO il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 18/02/2025 della CORTE APPELLO di PALERMO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Con sentenza del 18 febbraio 2025 la Corte di appello di Palermo ha confermato la pronuncia del locale Tribunale del 3 maggio 2024 con cui COGNOME NOME era stata condannata alla pena di mesi sei di reclusione ed euro 200,00 di multa in ordine al reato di furto aggravato di energia elettrica.
Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione l’imputata, a mezzo del suo difensore, deducendo, con un unico motivo, inosservanza ed erronea applicazione di legge per mancanza della condizione di procedibilità in relazione all’art. 625 n. 7 cod. pen., essendo stata ritenuta erroneamente contestata l’aggravante della commissione del fatto su cosa destinata a pubblico servizio o pubblica utilità, di cui non ricorrerebbero i presupposti applicativi.
Il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, in quanto proposto con motivo non deducibile in questa sede di legittimità, poiché privo di adeguato confronto con le argomentazioni poste a sostegno della decisione impugnata.
Quest’ultima, infatti, appare lineare e congrua, oltre che priva di contraddizioni evidenti, e quindi inidonea ad essere sottoposta al sindacato di legittimità, a fronte di un argomento di impugnazione meramente reiterativo di una censura già sviluppata nel giudizio di appello – nella quale erano state congruamente evidenziate le ragioni di sussistenza della circostanza aggravante prevista dall’art. 625 n. 7 cod. pen., con conseguente procedibilità di ufficio del reato contestato (cfr. pp. 2 e s. della sentenza impugnata) – reiteri le medesime considerazioni critiche espresse nel precedente atto impugnatorio, proposto avverso la sentenza di primo grado.
La Suprema Corte ha, in proposito, più volte chiarito che è inammissibile il ricorso per cassazione che riproduce e reitera gli stessi motivi prospettati con l’atto di appello e motivatamente respinti in secondo grado, senza confrontarsi criticamente con gli argomenti utilizzati nel provvedimento impugnato ma limitandosi, in maniera generica, a lamentare una presunta carenza o illogicità della motivazione (così, tra le altre, Sez. 2, n. 27816 del 22/03/2019, Rovinelli, Rv. 276970-01; Sez. 3, n. 44882 del 18/07/2014, COGNOME, Rv. 260608-01; Sez. 6, n. 20377 del 11/03/2009, COGNOME, Rv. 243838-01).
All’inammissibilità del ricorso segue, per legge, la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali ed alla somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende, non ravvisandosi ragioni di esonero (Corte Cost., sent. n. 186/2000).
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagament delle spese processuali e della somma di euro 3.000,00 in favore della Cas delle ammende.
Così deciso in Roma il 30 settembre 2025
Il Consigliere estensore
Il Presidente