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Ricorso inammissibile: quando è solo una ripetizione

La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per riciclaggio. I motivi riproponevano argomenti già valutati in appello, tentando una nuova analisi dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La Corte conferma la condanna e la pena.

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Pubblicato il 27 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: La Cassazione e il Divieto di “Terzo Grado di Giudizio”

L’ordinanza in esame offre un chiaro esempio di come la Corte di Cassazione definisca i limiti del proprio intervento, ribadendo un principio fondamentale del nostro sistema processuale: il ricorso in Cassazione non è un terzo grado di giudizio. Quando un imputato presenta un ricorso inammissibile, che si limita a ripetere le argomentazioni già respinte in Appello, la Corte lo rigetta senza entrare nel merito della questione. Analizziamo questa decisione per comprendere meglio le regole che governano l’accesso al giudizio di legittimità.

I Fatti del Processo

Il caso riguarda due persone condannate in primo e secondo grado per il reato di riciclaggio, previsto dall’art. 648-bis del codice penale. Secondo l’accusa, confermata dai giudici di merito, gli imputati avevano ricevuto denaro di provenienza illecita, riconducibile al reato presupposto di cui all’art. 493-bis c.p. (relativo all’indebita ricezione di valuta estera), e avevano compiuto operazioni volte a ostacolarne l’identificazione. Insoddisfatti della sentenza della Corte d’Appello, hanno proposto ricorso per Cassazione, sollevando diverse questioni.

I Motivi del Ricorso e la Decisione della Cassazione

Gli appellanti hanno basato il loro ricorso su due principali doglianze:

1. Errata applicazione della legge penale: Hanno contestato sia la sussistenza del reato di riciclaggio sia l’individuazione del reato presupposto, sostenendo una lettura alternativa delle prove.
2. Pena eccessiva: Hanno lamentato un’eccessiva severità della pena, argomentando che la mancanza di certezza sul reato presupposto avrebbe dovuto comportare una sanzione più mite.

La Corte di Cassazione, tuttavia, ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. La decisione non si è basata su una valutazione del torto o della ragione nel merito, ma su un vizio procedurale dei ricorsi stessi.

Le Motivazioni: Perché il Ricorso è Inammissibile?

La Corte Suprema ha spiegato in modo dettagliato perché le argomentazioni degli imputati non potevano essere accolte in sede di legittimità. Le motivazioni si fondano su principi consolidati della procedura penale.

La Funzione del Ricorso in Cassazione

Il punto centrale della decisione è il ruolo della Corte di Cassazione. Essa non è un “giudice del fatto”, ma un “giudice della legge”. Il suo compito non è rivalutare le prove (testimonianze, documenti, indizi) per decidere se l’imputato sia colpevole o innocente. Questo compito spetta ai giudici di primo e secondo grado (i cosiddetti “giudici di merito”). La Cassazione interviene solo per controllare che la legge sia stata interpretata e applicata correttamente e che la motivazione della sentenza sia logica e non contraddittoria.

L’Appello come “Fotocopia” e il Ricorso Inammissibile

Nel caso specifico, i ricorsi erano una mera “pedissequa reiterazione” di quanto già sostenuto e respinto dalla Corte d’Appello. Gli imputati, invece di formulare una critica argomentata contro la logica giuridica della sentenza impugnata, hanno semplicemente riproposto la loro versione dei fatti e una diversa interpretazione delle prove. Questo trasforma il ricorso in un tentativo di ottenere un terzo grado di giudizio di merito, cosa non consentita. Un ricorso così formulato è considerato non specifico e solo apparente, e pertanto viene dichiarato ricorso inammissibile.

La Discrezionalità nella Determinazione della Pena

Anche la critica sulla pena è stata giudicata infondata. La legge (artt. 132 e 133 c.p.) affida al giudice di merito un potere discrezionale nella graduazione della pena, da esercitare sulla base della gravità del reato e della capacità a delinquere del reo. La Cassazione può intervenire solo se tale potere è stato esercitato in modo palesemente illogico o senza alcuna motivazione. Nel caso in esame, la Corte d’Appello aveva adeguatamente giustificato la propria decisione, rendendo la doglianza inammissibile.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Pronuncia

Questa ordinanza riafferma con forza un principio cruciale: per avere successo in Cassazione, un ricorso deve attaccare i vizi di legittimità della sentenza, non i fatti. Non basta essere in disaccordo con la valutazione delle prove fatta dal giudice d’appello. È necessario dimostrare, con argomenti giuridici specifici, che il giudice ha violato una norma di legge o ha costruito un ragionamento palesemente illogico o contraddittorio. Un ricorso inammissibile, perché meramente ripetitivo o fattuale, non solo non porta all’annullamento della condanna, ma comporta anche la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Perché la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile?
Perché i motivi presentati erano una semplice ripetizione delle argomentazioni già discusse e respinte dalla Corte d’Appello e chiedevano una nuova valutazione dei fatti e delle prove, compito che non spetta alla Corte di Cassazione in sede di legittimità.

È possibile contestare l’ammontare della pena in Cassazione?
Di norma no, se il giudice di merito ha fornito una motivazione adeguata e logica per la sua decisione. La determinazione della pena rientra nel potere discrezionale del giudice e la Cassazione non interviene a meno che la motivazione sia totalmente assente, illogica o contraddittoria.

Cosa significa che la Corte di Cassazione è un giudice di ‘legittimità’ e non di ‘merito’?
Significa che il suo ruolo è controllare che i giudici precedenti abbiano applicato correttamente la legge (giudizio di legittimità), non riesaminare i fatti e le prove del caso per decidere chi ha ragione o torto (giudizio di merito).

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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