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Ricorso inammissibile: quando è solo una ripetizione

Un soggetto condannato per spaccio di stupefacenti e resistenza ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché si limitava a ripetere le stesse argomentazioni già respinte dalla Corte d’Appello. La decisione sottolinea come la Cassazione non possa rivalutare i fatti se la motivazione del giudice precedente è logica e completa, confermando la condanna dell’imputato al pagamento delle spese e di un’ammenda.

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Pubblicato il 24 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: La Cassazione non è un Terzo Grado di Giudizio

L’ordinanza in esame offre un chiaro esempio di un principio fondamentale del nostro sistema processuale: il ricorso inammissibile in Cassazione. Quando un imputato si limita a riproporre le stesse lamentele già esaminate e rigettate in appello, senza sollevare questioni di legittimità, la Suprema Corte chiude la porta a un ulteriore esame. Analizziamo questa decisione per capire perché un ricorso può essere respinto senza entrare nel merito della questione.

I Fatti del Processo

Il caso riguarda un individuo condannato in primo e secondo grado per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti, previsto dall’articolo 73, comma 4, del d.P.R. 309/1990, e per resistenza a pubblico ufficiale. Insoddisfatto della sentenza della Corte d’Appello di Palermo, l’imputato ha deciso di presentare ricorso alla Corte di Cassazione, contestando la valutazione dei fatti che avevano portato alla sua condanna.

In particolare, il ricorrente contestava due punti principali: la destinazione allo spaccio della sostanza sequestrata e il mancato riconoscimento dell’ipotesi di reato di ‘lieve entità’, che avrebbe comportato una pena molto più mite.

La Decisione della Corte di Cassazione e il ricorso inammissibile

La Suprema Corte, con l’ordinanza numero 41325 del 2025, ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questa decisione non significa che la Corte abbia dato ragione o torto all’imputato nel merito, ma semplicemente che il ricorso non possedeva i requisiti per essere esaminato.

La conseguenza diretta dell’inammissibilità è stata duplice:
1. La condanna del ricorrente al pagamento di tutte le spese processuali.
2. L’ulteriore condanna al pagamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, una sanzione prevista quando si intasa la giustizia con ricorsi palesemente infondati.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte di Cassazione ha basato la sua decisione su argomenti puramente procedurali, senza entrare nella dinamica dei fatti. Vediamo i punti chiave.

La Reiteratività dei Motivi

Il motivo principale dell’inammissibilità risiede nel fatto che il ricorso era ‘interamente reiterativo’. In altre parole, l’imputato ha ripresentato alla Cassazione gli stessi identici argomenti che aveva già sollevato davanti alla Corte d’Appello. Quest’ultima, secondo la Suprema Corte, aveva già fornito una ‘ampia e congrua argomentazione’ per respingere tali motivi. Il ricorso in Cassazione si configurava quindi come un ‘generico confronto’ con una decisione già ben motivata, e non come la denuncia di un vizio di legittimità (cioè un errore di diritto) della sentenza.

La Valutazione del Giudice di Merito non è Sindacabile

La Cassazione ribadisce un principio cardine: non è un ‘terzo grado di giudizio’ dove si possono rivalutare le prove. La valutazione dei fatti spetta ai giudici di primo e secondo grado. La Corte di Cassazione può intervenire solo se la motivazione della sentenza impugnata è manifestamente illogica, contraddittoria o inesistente.

Nel caso specifico, la Corte d’Appello aveva spiegato in modo specifico e adeguato perché:
a) La sostanza stupefacente era destinata allo spaccio, basandosi su una serie di elementi concreti.
b) Non era possibile applicare l’ipotesi della ‘lieve entità’ (art. 73, comma 5).

Questa valutazione, secondo la Cassazione, non era ‘nient’affatto arbitraria’, ma completa e in linea con la giurisprudenza consolidata. Proporre ‘elementi di fatto alternativi’, come ha fatto il ricorrente, è un’attività preclusa in sede di legittimità.

Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche

Questa ordinanza è un monito importante per chi intende impugnare una sentenza penale in Cassazione. Non è sufficiente essere in disaccordo con la decisione dei giudici di merito. È necessario individuare specifici errori di diritto o vizi logici nella motivazione della sentenza d’appello.

Presentare un ricorso inammissibile, meramente ripetitivo delle doglianze già esaminate, non solo non porta ad alcun risultato utile, ma comporta anche significative conseguenze economiche, come la condanna alle spese processuali e al pagamento di una sanzione alla Cassa delle ammende. La giustizia, e in particolare la Corte di Cassazione, deve essere adita solo per questioni di legittimità e non per tentare una terza, impossibile, valutazione dei fatti.

Perché il ricorso presentato è stato dichiarato inammissibile?
Risposta: Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché era interamente reiterativo, ovvero riproponeva gli stessi motivi già presentati e respinti dalla Corte d’Appello, la quale aveva già fornito una motivazione ampia e congrua.

Quali sono le conseguenze economiche per chi presenta un ricorso inammissibile?
Risposta: La persona che ha presentato il ricorso è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

La Corte di Cassazione ha riesaminato nel dettaglio le prove, come la destinazione della droga?
Risposta: No, la Corte di Cassazione non ha riesaminato le prove. Ha confermato che la valutazione della Corte d’Appello sulla destinazione della sostanza allo spaccio e sulla non applicabilità della lieve entità era completa, logica e non arbitraria, e quindi non poteva essere messa in discussione in quella sede.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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