Ricorso Inammissibile in Cassazione: Il Limite tra Fatto e Diritto
Quando un processo giunge al suo ultimo grado di giudizio, la Corte di Cassazione, le regole del gioco cambiano. Non si tratta più di discutere se i fatti siano andati in un modo o in un altro, ma solo se la legge sia stata applicata correttamente. Una recente ordinanza della Suprema Corte ci offre un chiaro esempio di questo principio, dichiarando un ricorso inammissibile perché fondato su questioni di merito e non di diritto.
Il Contesto del Caso Giudiziario
La vicenda processuale ha origine dalla condanna di un individuo per il reato di minaccia aggravata, previsto dall’articolo 612, secondo comma, del codice penale. Questa condanna, emessa in primo grado, era stata successivamente confermata dalla Corte d’Appello di Salerno. Non soddisfatto dell’esito, l’imputato ha deciso di presentare ricorso alla Corte di Cassazione, ultimo baluardo per contestare la decisione.
Il ricorrente lamentava una presunta “mancanza e illogicità della motivazione” nella sentenza d’appello riguardo alla sua responsabilità penale. In sostanza, sosteneva che i giudici di secondo grado non avessero giustificato in modo adeguato e logico le ragioni della sua colpevolezza.
L’Appello e il Concetto di Ricorso Inammissibile
Non tutti i ricorsi presentati alla Corte di Cassazione vengono esaminati nel merito. Perché ciò avvenga, il ricorso deve sollevare questioni di “legittimità”, ovvero presunti errori nell’applicazione o interpretazione della legge da parte dei giudici precedenti. Quando, invece, un ricorso tenta di riaprire la discussione sui fatti e sulla valutazione delle prove, si scontra con il muro del ricorso inammissibile.
La Distinzione Cruciale: Sindacato di Legittimità vs. Riesame del Merito
Il ruolo della Corte di Cassazione non è quello di un terzo grado di giudizio dove si può rifare il processo. Il suo compito è il cosiddetto “sindacato di legittimità”: un controllo sulla corretta osservanza della legge. La Corte non può riconsiderare le prove (testimonianze, documenti, perizie) per formarsi una propria convinzione sui fatti. Questo compito spetta esclusivamente ai giudici di primo e secondo grado (giudici di merito). Chiedere alla Cassazione di farlo significa presentare un ricorso destinato a essere dichiarato inammissibile.
Le Motivazioni della Suprema Corte
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 41066/2024, ha respinto il ricorso proprio sulla base di questi principi. I giudici hanno rilevato che l’unico motivo presentato dall’imputato non verteva su un errore di diritto, ma si traduceva in “mere doglianze in punto di fatto”. Il ricorso era, di fatto, un tentativo di proporre alla Corte una “rivalutazione e/o alternativa rilettura delle fonti probatorie”, un’attività estranea al suo mandato istituzionale. Neppure una memoria difensiva depositata successivamente è riuscita a superare questo ostacolo, non aggiungendo argomenti decisivi.
Le Conclusioni e le Implicazioni Pratiche
La decisione della Corte è netta: il ricorso viene dichiarato inammissibile. Questa declaratoria comporta due conseguenze significative per il ricorrente: la condanna al pagamento delle spese processuali e il versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione serve anche da deterrente contro la presentazione di ricorsi palesemente infondati che appesantiscono il lavoro della Corte. La pronuncia ribadisce un principio fondamentale per chiunque intenda adire la Suprema Corte: i motivi di ricorso devono essere rigorosamente focalizzati su questioni giuridiche, evidenziando errori nell’applicazione delle norme, e non sulla speranza di ottenere una diversa e più favorevole valutazione dei fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Perché si basava su mere lamentele riguardo alla ricostruzione dei fatti e mirava a ottenere una nuova valutazione delle prove, un’attività che non rientra nelle competenze della Corte di Cassazione.
Qual è la funzione della Corte di Cassazione in un procedimento penale?
La Corte di Cassazione svolge un “sindacato di legittimità”, ovvero controlla che i giudici dei gradi inferiori abbiano applicato correttamente la legge. Non può riesaminare i fatti o le prove per decidere nuovamente sul caso.
Quali sono state le conseguenze economiche per il ricorrente?
In seguito alla dichiarazione di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 41066 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 41066 Anno 2024
Presidente: BELMONTE NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 23/10/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a GIFFONI VALLE PIANA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 05/02/2024 della CORTE APPELLO di SALERNO
dato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
Rilevato che l’imputato COGNOME NOME ricorre avverso la sentenza della Corte di appello di Salerno che ne ha confermato la condanna per il reato di cui all’art. 612, comma secondo, cod. pen.;
Ritenuto che l’unico motivo di ricorso, che lamenta mancanza e illogicità della motivazione in ordine alla responsabilità dell’imputato, è inammissibile in quanto è costituito da mere doglianze in punto di fatto ed è volto a prefigurare una rivalutazione e/o alternativa rilettura delle fonti probatorie estranea al sindacato di legittimità;
Vista la memoria depositata dal difensore del ricorrente, che non aggiunge argomenti decisivi al fine di superare la causa di inammissibilità del ricorso;
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende;
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 23/10/2024