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Ricorso inammissibile: quando è mera ripetizione

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per ricettazione e uso indebito di carta di pagamento. Il ricorso era una mera ripetizione dei motivi d’appello, già respinti dalla corte territoriale. La decisione sottolinea la necessità di motivi specifici e di una critica puntuale alla sentenza impugnata, confermando la condanna al pagamento delle spese e di un’ammenda.

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Pubblicato il 21 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il Ricorso Inammissibile: La Cassazione e il Divieto di “Copia-Incolla”

L’ordinanza in esame offre uno spunto fondamentale sulla corretta redazione dei ricorsi per cassazione, evidenziando come la mera riproposizione dei motivi d’appello conduca inevitabilmente a una declaratoria di ricorso inammissibile. In questo caso, un imputato condannato per ricettazione e uso indebito di una carta bancomat ha visto la sua impugnazione respinta senza nemmeno un esame nel merito, proprio perché i suoi argomenti erano una semplice fotocopia di quelli già disattesi nel grado precedente. Analizziamo insieme la decisione per comprenderne la portata.

I Fatti del Processo

La vicenda processuale ha origine dalla condanna di un individuo in primo grado per i reati di ricettazione e uso indebito di carta bancomat. La sentenza veniva confermata dalla Corte d’Appello. L’imputato, non rassegnandosi alla decisione, proponeva ricorso per cassazione, lamentando un vizio di motivazione della sentenza di secondo grado in merito alla prova del suo effettivo utilizzo e della disponibilità della carta di pagamento.

I Motivi del Ricorso e la Decisione della Cassazione

Il ricorrente ha basato la sua difesa su un unico motivo: un presunto difetto nella motivazione della Corte d’Appello. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato come tale motivo non fosse altro che la “mera reiterazione delle medesime argomentazioni proposte con il gravame” d’appello. In pratica, l’imputato non ha sviluppato una critica specifica e puntuale contro la sentenza di secondo grado, ma si è limitato a ripresentare le stesse doglianze, già esaminate e motivatamente respinte dai giudici territoriali.

L’Importanza della Specificità nel Ricorso Inammissibile

La Corte di Cassazione ribadisce un principio consolidato: il ricorso per cassazione non è un terzo grado di giudizio dove si possono riproporre all’infinito le stesse questioni. La sua funzione è quella di un controllo di legittimità sulla sentenza impugnata. Per questo, i motivi di ricorso devono essere “specifici”, ovvero devono attaccare direttamente la logica e le argomentazioni giuridiche della decisione che si contesta. Un ricorso inammissibile è tale proprio perché non assolve a questa funzione di critica puntuale, risolvendosi in motivi solo apparenti.

Il Principio di Diritto Consolidato

Per sostenere la propria decisione, la Corte richiama la sua giurisprudenza costante. Viene citata una sentenza del 2005 (n. 11933) e altre più recenti, che unanimemente affermano l’inammissibilità di un ricorso fondato su motivi che sono una semplice ripetizione di quelli già dedotti in appello e motivatamente disattesi dalla corte di merito. Questi motivi, secondo la Corte, non sono specifici, ma solo apparenti.

Le Motivazioni della Corte

La motivazione della Suprema Corte è netta e lineare. Poiché il ricorso si è limitato a riproporre argomenti già affrontati e risolti dalla Corte d’Appello, senza introdurre elementi di critica specifici contro la struttura argomentativa della sentenza impugnata, esso manca del requisito fondamentale della specificità. La funzione tipica del ricorso per cassazione è quella di una critica mirata al provvedimento contestato. Quando questa critica manca e si ricade nella semplice ripetizione, il ricorso non può essere esaminato nel merito. Di conseguenza, la Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche

Questa ordinanza è un monito per chiunque intenda impugnare una sentenza penale dinanzi alla Corte di Cassazione. Non è sufficiente essere in disaccordo con la decisione d’appello; è indispensabile costruire un’argomentazione giuridica nuova e specifica, che demolisca la logica della sentenza impugnata. Un ricorso che si limita a un “copia-incolla” dei motivi d’appello è destinato a fallire, comportando non solo la conferma della condanna ma anche ulteriori spese e sanzioni. È quindi cruciale affidarsi a una difesa tecnica che sappia individuare i vizi specifici della sentenza e articolarli in motivi di ricorso pertinenti e critici.

Quando un ricorso per cassazione viene considerato una mera ripetizione dei motivi d’appello?
Quando si limita a riproporre le stesse argomentazioni già presentate e respinte dalla Corte d’Appello, senza sviluppare una critica puntuale e specifica contro le motivazioni della sentenza impugnata.

Cosa significa che i motivi del ricorso devono essere ‘specifici’?
Significa che devono individuare con precisione le parti della sentenza che si contestano e spiegare in modo chiaro le ragioni giuridiche per cui si ritiene che la decisione sia errata, non potendosi limitare a una generica contestazione o alla semplice riproposizione di argomenti già esaminati.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile?
La Corte non esamina il merito della questione. Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro alla Cassa delle ammende, come sanzione per aver proposto un ricorso non valido.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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