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Ricorso inammissibile: quando è mera ripetizione

Un imputato, assolto per diffamazione per la particolare tenuità del fatto, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento del diritto di critica. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, in quanto i motivi erano una mera ripetizione di quelli già respinti in appello. La decisione sottolinea che un ricorso, per essere ammissibile, deve contenere una critica specifica e argomentata alla sentenza impugnata, non limitarsi a riproporre le stesse difese.

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Pubblicato il 20 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 28254 Anno 2024 (Cass. pen. sez. 7 n. 28254/2024)

Ricorso Inammissibile: La Cassazione Boccia la Semplice Ripetizione dei Motivi d’Appello

Presentare un’impugnazione in Corte di Cassazione richiede rigore e specificità. Non è sufficiente essere in disaccordo con una sentenza: è necessario articolare una critica precisa e argomentata. Un recente provvedimento della Suprema Corte ha ribadito questo principio fondamentale, dichiarando un ricorso inammissibile perché si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già esaminate e respinte nel grado precedente. Analizziamo insieme questa ordinanza per comprendere le ragioni di tale decisione e le sue implicazioni pratiche.

I Fatti del Caso: Dalla Diffamazione all’Appello

La vicenda processuale trae origine da un’accusa di diffamazione. In secondo grado, la Corte di Appello, pur riformando parzialmente la sentenza di primo grado, aveva assolto l’imputato. La formula assolutoria, tuttavia, non era quella sperata dall’imputato: egli veniva dichiarato non punibile per la “particolare tenuità del fatto”, ai sensi dell’art. 131-bis del codice penale.

Insoddisfatto di questa decisione, l’imputato decideva di ricorrere alla Corte di Cassazione. Il suo obiettivo era ottenere un’assoluzione piena, basata sul riconoscimento dell’esimente del diritto di critica. Nel suo ricorso, denunciava l’errata applicazione della legge penale e un vizio di motivazione da parte della Corte territoriale.

L’Ordinanza della Corte di Cassazione e il ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione, esaminato il ricorso, lo ha dichiarato inammissibile. La decisione si fonda su un punto cruciale: la mancanza di specificità dei motivi. I giudici di legittimità hanno osservato che le argomentazioni presentate dall’imputato non erano altro che una “pedissequa reiterazione” di quelle già sollevate e puntualmente disattese dalla Corte d’Appello.

Secondo la Suprema Corte, un ricorso di questo tipo è da considerarsi solo “apparente”, in quanto non assolve alla sua funzione tipica, che è quella di muovere una critica argomentata e mirata contro la sentenza impugnata. Riproporre le stesse identiche doglianze, senza confrontarsi con le ragioni esposte dal giudice del gravame, trasforma l’impugnazione in un atto sterile e, di conseguenza, inammissibile.

Le Motivazioni della Decisione

Le motivazioni dell’ordinanza si allineano a un orientamento consolidato della giurisprudenza, richiamando espressamente la sentenza delle Sezioni Unite “Galtelli” (n. 8825/2017). Questo precedente ha chiarito che i motivi di ricorso per cassazione devono possedere i requisiti di specificità, completezza e riferibilità puntuale alla decisione impugnata.

Un motivo è specifico quando individua con esattezza il punto della sentenza che si contesta e articola una critica precisa, indicando le ragioni giuridiche per cui la decisione sarebbe errata. Nel caso di specie, il ricorrente non ha sviluppato una nuova linea argomentativa per contrastare la motivazione della Corte d’Appello, ma si è limitato a ripresentare le medesime questioni. Questo comportamento processuale non permette al giudice di legittimità di svolgere il proprio ruolo di controllo, rendendo il ricorso inammissibile.

La Corte ha inoltre dato atto del deposito di una memoria da parte della parte civile costituita, la quale aveva anch’essa argomentato a favore dell’inammissibilità del ricorso.

Conclusioni: L’Importanza della Specificità nell’Impugnazione

Questa ordinanza offre un importante monito per chiunque intenda impugnare una sentenza. La redazione di un ricorso, specialmente in Cassazione, non può essere una semplice riproposizione di atti precedenti. È un’attività che richiede un’analisi approfondita della sentenza impugnata per individuarne le eventuali lacune o errori e costruire su di essi una critica specifica, pertinente e argomentata.

In sintesi, la decisione ribadisce che per evitare una declaratoria di inammissibilità, il ricorso deve:

  1. Essere specifico: Indicare chiaramente le parti della sentenza che si contestano.
  2. Essere critico: Sviluppare un’argomentazione logico-giuridica che confuti le ragioni del giudice precedente.
  3. Essere autonomo: Non limitarsi a copiare e incollare i motivi di un precedente atto di impugnazione.

Ignorare questi principi significa esporre il proprio assistito al rischio di vedere la propria impugnazione respinta in rito, senza nemmeno un esame nel merito della questione.

Quando un ricorso in Cassazione viene considerato inammissibile?
Secondo l’ordinanza, un ricorso è inammissibile quando manca di specificità e si limita a una ‘pedissequa reiterazione’ dei motivi già dedotti in appello e puntualmente disattesi dalla corte di merito, omettendo di formulare una critica argomentata avverso la sentenza oggetto di ricorso.

Cosa si intende per ‘pedissequa reiterazione’ dei motivi di ricorso?
Significa ripetere in modo quasi identico gli stessi argomenti già presentati in una fase precedente del processo, senza sviluppare una critica nuova e specifica contro le motivazioni della sentenza che si sta impugnando.

È possibile impugnare una sentenza di assoluzione per ‘particolare tenuità del fatto’ per ottenere un’assoluzione con formula piena?
Sì, l’ordinanza mostra che è possibile tentare di impugnare tale decisione. Tuttavia, affinché il ricorso venga esaminato nel merito, deve essere ammissibile, ovvero deve rispettare i requisiti di specificità richiesti dalla legge e non limitarsi a ripetere argomenti già respinti.

Termini giuridici

ricorso
L'atto con cui una parte si rivolge a un giudice di grado superiore per chiedere la modifica o l'annullamento di una decisione che ritiene ingiusta o errata.
pedissequa reiterazione
La ripetizione letterale o quasi identica di argomenti o motivi già presentati in una fase precedente del giudizio, senza aggiungere nuove critiche alla decisione impugnata.
diritto di critica
Il diritto di esprimere giudizi e opinioni su fatti e persone, che può escludere la punibilità del reato di diffamazione se esercitato entro certi limiti (verità, pertinenza, continenza).
particolare tenuità del fatto
Una causa di non punibilità prevista dall'art. 131-bis del codice penale, applicabile a reati con pene contenute quando l'offesa è di minima gravità e il comportamento non è abituale.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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