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Ricorso inammissibile: quando è mera ripetizione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un’imputata condannata per truffa. La decisione si fonda sul fatto che i motivi presentati erano una mera ripetizione di quelli già respinti in appello, rendendo il ricorso non specifico. Inoltre, la Corte ha ribadito che la valutazione sull’entità della pena non rientra nelle sue competenze, confermando la condanna al pagamento delle spese e di un’ammenda.

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Pubblicato il 13 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: La Cassazione e la Reiterazione dei Motivi

Quando si arriva al terzo grado di giudizio, dinanzi alla Corte di Cassazione, è fondamentale comprendere la natura specifica di questo procedimento. Non si tratta di un nuovo processo, ma di un controllo di legittimità. Una recente ordinanza della Suprema Corte ci offre un chiaro esempio di come un’impugnazione mal formulata possa portare a una dichiarazione di ricorso inammissibile, sottolineando l’importanza di presentare motivi specifici e pertinenti. Approfondiamo la vicenda e le ragioni giuridiche alla base della decisione.

Il Caso in Esame: Dalla Condanna per Truffa al Ricorso in Cassazione

La vicenda processuale ha origine da una condanna per il reato di truffa (art. 640 c.p.) emessa in primo grado e successivamente confermata dalla Corte d’Appello di Milano. L’imputata, non rassegnandosi alla decisione, decideva di presentare ricorso per Cassazione, affidandosi al proprio procuratore speciale. I motivi del ricorso si concentravano essenzialmente su due punti: una presunta violazione di legge nella valutazione delle prove e la manifesta illogicità della motivazione della sentenza d’appello, oltre a una contestazione generica sull’eccessività della pena inflitta.

Analisi dei Motivi e del concetto di Ricorso Inammissibile

La Suprema Corte, nell’esaminare il ricorso, lo ha rapidamente qualificato come ricorso inammissibile. La ragione principale risiede nel fatto che i motivi presentati non erano altro che una “pedissequa reiterazione” di quelli già sollevati e puntualmente respinti nel giudizio d’appello. In pratica, la difesa si era limitata a riproporre le stesse argomentazioni, senza muovere una critica specifica e argomentata contro la sentenza della Corte d’Appello. Questo comportamento processuale rende il ricorso non specifico, poiché omette di assolvere alla sua funzione tipica: criticare il provvedimento impugnato, non riproporre all’infinito le medesime doglianze.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La decisione della Cassazione si articola su due pilastri fondamentali che delineano i confini del giudizio di legittimità.

La Critica Specifica alla Sentenza Impugnata

Il primo motivo di ricorso è stato considerato solo apparentemente specifico. La Corte ha chiarito che, per essere ammissibile, un ricorso deve contenere una critica argomentata rivolta proprio alla sentenza di secondo grado, evidenziandone gli errori di diritto o i vizi logici. Ripetere semplicemente le argomentazioni già disattese dal giudice precedente non assolve a questa funzione. La Corte d’Appello, secondo la Cassazione, aveva correttamente individuato gli estremi della condotta truffaldina, e il ricorso non era riuscito a scalfire la coerenza logica di tale motivazione.

I Limiti del Giudizio di Legittimità sulla Pena

Il secondo motivo, relativo all’eccessività della pena, è stato dichiarato manifestamente infondato. La Cassazione ha ribadito un principio consolidato: la graduazione della pena rientra nella piena discrezionalità del giudice di merito. Il controllo di legittimità non può entrare nel merito della quantificazione, ma solo verificare che il giudice abbia esercitato il suo potere in aderenza ai principi degli artt. 132 e 133 del codice penale e abbia fornito una motivazione adeguata. Nel caso di specie, la Corte d’Appello aveva correttamente giustificato la pena finale facendo riferimento a elementi concreti come l’intensità del dolo, le modalità insidiose della condotta e l’entità del profitto illecito.

Le Conclusioni

In conclusione, l’ordinanza dichiara il ricorso inammissibile, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende. Questa pronuncia è un importante monito: il ricorso per Cassazione non è un terzo grado di merito. Per avere una possibilità di successo, deve essere fondato su motivi specifici che attacchino direttamente i vizi della sentenza impugnata, senza limitarsi a una sterile ripetizione di argomenti già esaminati e respinti. La specificità e la pertinenza dei motivi sono requisiti imprescindibili per superare il vaglio di ammissibilità della Suprema Corte.

Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile quando è privo dei requisiti previsti dalla legge. Ad esempio, come nel caso di specie, se si limita a ripetere pedissequamente i motivi già presentati e respinti in appello, risultando così non specifico e non assolvendo alla funzione di critica argomentata contro la sentenza impugnata.

La Corte di Cassazione può modificare l’entità di una pena decisa da un altro giudice?
No, la graduazione della pena è una decisione discrezionale del giudice di merito. La Corte di Cassazione non può riesaminare la quantità della pena, ma può solo verificare che la motivazione fornita dal giudice di merito per giustificare tale pena sia logica, non contraddittoria e conforme ai criteri di legge (artt. 132 e 133 c.p.).

Quali elementi ha considerato la Corte d’Appello per stabilire la pena in questo caso?
La Corte d’Appello ha giustificato la quantificazione della pena basandosi su elementi specifici come l’intensità del dolo (l’intenzione cosciente di commettere il reato), le modalità insidiose della condotta e l’entità del profitto che è stato illegalmente conseguito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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