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Ricorso inammissibile: quando è mera ripetizione

La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per danneggiamento aggravato e minacce. La decisione si fonda sul principio che un ricorso non può limitarsi a ripetere gli stessi argomenti già respinti in appello, ma deve contenere una critica specifica alla sentenza impugnata. La Corte ha inoltre confermato il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, basandosi sull’atteggiamento dell’imputato e sull’entità del danno.

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Pubblicato il 7 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: Quando la Cassazione Rigetta l’Appello per Semplice Ripetizione

Presentare un ricorso in Cassazione richiede una strategia precisa e argomentazioni specifiche. Non è sufficiente, infatti, riproporre le stesse lamentele già esaminate e respinte dalla Corte d’Appello. Una recente ordinanza della Suprema Corte chiarisce perché un ricorso inammissibile è la conseguenza inevitabile di una mera ripetizione dei motivi precedenti, illustrando l’importanza di una critica mirata e puntuale alla sentenza impugnata.

Il caso: Danneggiamento aggravato e il diniego della particolare tenuità del fatto

Il caso in esame riguarda un ricorso presentato da un imputato contro una sentenza della Corte d’Appello che lo aveva condannato per i reati di danneggiamento aggravato e minacce. Il ricorrente basava la sua difesa su due motivi principali, entrambi però destinati a scontrarsi con il rigore formale richiesto dal giudizio di legittimità.

Le doglianze del ricorrente

Il ricorso si articolava su due punti fondamentali:
1. La presunta violazione di legge in relazione ai reati contestati, sostenendo un’errata applicazione delle norme sul danneggiamento e sulle minacce.
2. La contestazione del diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall’art. 131 bis del codice penale, ritenendo che le circostanze concrete del reato ne giustificassero l’applicazione.

La decisione della Cassazione sul ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione ha rigettato entrambe le censure, dichiarando l’intero ricorso inammissibile. La ragione di tale decisione non risiede nel merito delle questioni, ma in un vizio procedurale fondamentale: i motivi del ricorso erano una semplice riproposizione di quelli già presentati e puntualmente disattesi nel giudizio d’appello. Secondo i giudici di legittimità, i motivi erano ‘non specifici ma soltanto apparenti’, in quanto omettevano di assolvere la funzione tipica di una critica argomentata avverso la sentenza oggetto di ricorso.

Le Motivazioni della Corte

La Corte ha basato la sua decisione su principi giuridici consolidati. In primo luogo, ha ribadito che il ricorso per cassazione non è una terza istanza di giudizio dove poter ridiscutere i fatti, ma un controllo sulla corretta applicazione della legge da parte dei giudici di merito. Un ricorso che si limita a ripetere le argomentazioni precedenti, senza contestare specificamente le ragioni per cui la Corte d’Appello le ha respinte, è privo della specificità richiesta dalla legge e, pertanto, inammissibile.

Sul merito dei reati, la Corte ha osservato come i giudici d’appello avessero correttamente applicato il principio secondo cui, nel reato di danneggiamento aggravato da minacce, il delitto di minaccia (art. 612 c.p.) viene assorbito da quello di danneggiamento (art. 635 c.p.) quando la condotta minacciosa è contestuale all’azione dannosa.

Per quanto riguarda la particolare tenuità del fatto, la Corte ha sottolineato che la valutazione richiesta dall’art. 131 bis c.p. è complessa e deve tenere conto di tutti gli indici previsti dall’art. 133 del codice penale: le modalità della condotta, il grado di colpevolezza e l’entità del danno. Nel caso di specie, i giudici di merito avevano legittimamente escluso tale beneficio in base all’atteggiamento mostrato dal ricorrente verso la vittima e al valore complessivo del danno causato.

Conclusioni: L’importanza di un ricorso specifico

L’ordinanza in commento offre una lezione fondamentale per la pratica legale: l’appello alla Corte di Cassazione deve essere costruito come una critica puntuale e argomentata della sentenza di secondo grado. Non basta essere convinti delle proprie ragioni; è necessario dimostrare dove e perché il giudice precedente ha sbagliato nell’applicare la legge o nel motivare la sua decisione. La ‘pedissequa reiterazione’ dei motivi di appello si traduce in un ricorso inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

Quando un ricorso in Cassazione viene considerato inammissibile?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile quando si limita a ripetere pedissequamente i motivi già presentati e respinti in appello, senza formulare una critica argomentata e specifica contro le motivazioni della sentenza impugnata.

In caso di danneggiamento aggravato da minacce, si risponde di entrambi i reati?
No. Secondo la Corte, se le minacce sono contestuali al fatto che produce il danneggiamento, il reato di minaccia viene assorbito in quello di danneggiamento aggravato, configurando un’unica fattispecie di reato.

Quali elementi valuta il giudice per escludere la punibilità per ‘particolare tenuità del fatto’?
Il giudice compie una valutazione complessa e congiunta di tutte le peculiarità del caso, tenendo conto delle modalità della condotta, del grado di colpevolezza desumibile da essa, dell’entità del danno o del pericolo, nonché dell’atteggiamento mostrato dall’imputato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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