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Ricorso inammissibile: quando è manifestamente infondato

La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato un ricorso inammissibile poiché i motivi proposti erano una mera ripetizione di argomentazioni già valutate e respinte dalla Corte d’Appello. La decisione sottolinea che la testimonianza del ricorrente era finalizzata a scagionare un terzo soggetto coinvolto in una spedizione punitiva. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 12 gennaio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 38932 Anno 2024 (Cass. pen. sez. 7 n. 38932/2024)

Ricorso Inammissibile: L’Analisi della Cassazione su Motivi Manifestamente Infondati

Quando si presenta un ricorso alla Suprema Corte di Cassazione, è fondamentale che i motivi addotti siano nuovi, specifici e giuridicamente fondati. Un recente provvedimento ha ribadito un principio cardine della procedura penale: la mera riproposizione di argomenti già esaminati e rigettati nei precedenti gradi di giudizio conduce inevitabilmente a una declaratoria di ricorso inammissibile. Questo non solo pone fine al percorso processuale, ma comporta anche conseguenze economiche per chi ha agito in giudizio con colpa.

I Fatti del Processo

Il caso in esame trae origine da un ricorso presentato avverso una sentenza della Corte d’Appello. Il ricorrente contestava la valutazione delle sue dichiarazioni testimoniali, che i giudici di merito avevano ritenuto inattendibili. Secondo la ricostruzione delle corti inferiori, la testimonianza non era una fedele rappresentazione della realtà soggettivamente percepita dal dichiarante, ma appariva piuttosto come un tentativo deliberato di scagionare un altro soggetto o, quantomeno, di ridimensionarne il ruolo in una ‘spedizione punitiva’ ai danni di una terza persona.

Insoddisfatto della decisione della Corte d’Appello, l’imputato decideva di adire la Corte di Cassazione, sollevando motivi di ricorso che, tuttavia, non introducevano elementi di novità rispetto a quanto già discusso.

La Decisione della Corte di Cassazione e il Ricorso Inammissibile

La Settima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha esaminato il caso e ha concluso per la palese inammissibilità del ricorso. I giudici hanno osservato come i motivi proposti non fossero altro che una reiterazione di deduzioni già formulate ed esaminate dalla Corte d’Appello. Quest’ultima, secondo la Suprema Corte, aveva fornito una motivazione logica e coerente per escludere la veridicità delle dichiarazioni dell’imputato. Di fronte a una simile impostazione, il ricorso si è rivelato privo di qualsiasi fondamento giuridico apprezzabile, configurandosi come ricorso inammissibile.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La motivazione dell’ordinanza è sintetica ma estremamente chiara. La Corte ha ritenuto il motivo di ricorso ‘manifestamente infondato’. Il punto centrale del ragionamento risiede nel fatto che la Corte d’Appello aveva già escluso ‘non illogicamente’ che le dichiarazioni del ricorrente fossero attendibili. In altre parole, la valutazione del giudice di secondo grado non era viziata da palesi errori logici o giuridici che potessero giustificare un intervento della Cassazione.

Inoltre, la Corte ha sottolineato come le dichiarazioni fossero state ‘deliberatamente’ orientate a favorire un terzo. Questo elemento di ‘deliberatezza’ ha rafforzato la convinzione dei giudici circa la natura pretestuosa del ricorso, finalizzato non a far valere un diritto, ma a ritentare una difesa già sconfitta senza addurre nuovi e validi argomenti.

Conclusioni: Le Conseguenze di un Ricorso Inammissibile

Le implicazioni pratiche di questa decisione sono significative. La dichiarazione di inammissibilità ha comportato non solo la fine del processo, ma anche la condanna del ricorrente a due pagamenti distinti. In primo luogo, il pagamento delle spese processuali, ovvero i costi sostenuti dallo Stato per il procedimento. In secondo luogo, e più gravoso, il versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. Quest’ultima sanzione è specificamente prevista per i casi in cui l’inammissibilità del ricorso sia dovuta a ‘profili di colpa’ del ricorrente, come nel caso di motivi manifestamente infondati. La decisione serve quindi come monito sull’importanza di adire la Suprema Corte solo con censure serie e fondate, evitando di aggravare il carico giudiziario con impugnazioni meramente dilatorie o pretestuose.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione?
Risposta: Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché reiterava deduzioni già formulate ed esaminate dalla Corte d’Appello, risultando quindi manifestamente infondato.

Qual era il contenuto della testimonianza del ricorrente secondo la Corte?
Risposta: La Corte ha ritenuto che le dichiarazioni del ricorrente non corrispondessero a una percezione oggettiva, ma fossero invece incentrate sulla circostanza di scagionare deliberatamente un’altra persona o di ridimensionarne il ruolo in una spedizione punitiva.

Quali sono state le conseguenze economiche per il ricorrente?
Risposta: Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, a causa dei profili di colpa nel proporre un ricorso inammissibile.

Termini giuridici

Ricorso inammissibile
Un appello che viene respinto da una corte prima di esaminarne il merito, perché privo dei requisiti di legge, come nel caso di motivi palesemente privi di fondamento.
Manifestamente infondato
Un motivo di ricorso che appare chiaramente e immediatamente privo di qualsiasi base giuridica, senza necessità di un'analisi approfondita.
Cassa delle ammende
Un ente pubblico che gestisce i fondi derivanti da sanzioni pecuniarie e multe, destinati a finanziare programmi di reinserimento per i detenuti e a migliorare le strutture penitenziarie.
Spese processuali
I costi che la parte soccombente in un processo è tenuta a pagare, che coprono le spese sostenute dallo Stato per il funzionamento della giustizia nel caso specifico.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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