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Ricorso inammissibile: quando è manifestamente infondato

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da due imputati condannati per reati di droga. L’ordinanza sottolinea che la mera riproposizione di motivi già respinti in appello e una confessione generica non sono sufficienti per contestare la decisione impugnata né per ottenere attenuanti, portando alla condanna degli appellanti al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 28 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso inammissibile: la Cassazione conferma la linea dura

L’ordinanza in esame offre un importante spunto di riflessione sui requisiti di ammissibilità dei ricorsi in Cassazione, in particolare quando si tratta di un ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. La Suprema Corte ha ribadito principi giurisprudenziali consolidati, chiarendo che non basta riproporre le stesse lamentele già esaminate nei gradi precedenti per ottenere una revisione della sentenza. Analizziamo insieme questo caso per comprendere meglio le dinamiche processuali e le conseguenze di un’impugnazione non adeguatamente motivata.

I Fatti del Processo

Il caso trae origine da una condanna per violazione della normativa sugli stupefacenti (art. 73, comma 4, D.P.R. 309/90) emessa dal Tribunale di Firenze. La sentenza è stata successivamente confermata dalla Corte di Appello. Due imputati hanno deciso di presentare ricorso per cassazione, lamentando principalmente due aspetti: il mancato riconoscimento di un’attenuante specifica prevista dalla legge sulla droga e il diniego delle attenuanti generiche.

I ricorrenti basavano le loro argomentazioni su una confessione dei fatti loro addebitati. Tuttavia, come vedremo, questa mossa non è stata ritenuta sufficiente dai giudici di legittimità.

La Decisione della Cassazione e il ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi manifestamente infondati e, di conseguenza, inammissibili. Questa decisione si fonda su un’analisi rigorosa dei motivi presentati, giudicati come una mera riproduzione delle questioni già devolute e respinte in appello. La Corte ha sottolineato come i giudici di secondo grado avessero già esaminato e disatteso le stesse argomentazioni con una motivazione coerente, adeguata e aderente ai principi giurisprudenziali.

Le Motivazioni della Corte

La Suprema Corte ha articolato la sua decisione su due pilastri fondamentali.

1. Aspecificità e Ripetitività dei Motivi: Il primo punto critico riguarda la natura stessa dei ricorsi. La giurisprudenza di legittimità è pacifica nel ritenere inammissibile un ricorso che si limita a riproporre le medesime ragioni già discusse e ritenute infondate dal giudice del gravame. Un ricorso, per essere ammissibile, deve contenere una critica specifica e puntuale alla decisione impugnata, evidenziandone gli errori di diritto. Limitarsi a ripetere le proprie tesi senza confrontarsi con la motivazione della sentenza d’appello rende il motivo ‘aspecifico’ e quindi inidoneo a superare il vaglio di ammissibilità.

2. Insufficienza della Confessione e Diniego delle Attenuanti: La Corte ha osservato che le dichiarazioni dei ricorrenti si erano limitate a una generica confessione dei fatti, senza fornire alcun elemento utile alle indagini. Questo non è sufficiente per integrare le attenuanti richieste. Inoltre, per quanto riguarda le attenuanti generiche, i giudici hanno ribadito un principio consolidato, rafforzato dalla riforma del 2008: il semplice stato di incensuratezza non basta. Per la concessione delle attenuanti generiche è necessaria la presenza di ‘elementi positivi’ che possano essere valorizzati, elementi che nel caso di specie la Corte di Appello non aveva riscontrato.

Conclusioni e Implicazioni Pratiche

L’ordinanza conferma la necessità di redigere ricorsi per cassazione con estrema cura e specificità. Non è una sede in cui si può sperare di ottenere un terzo giudizio di merito, ma un luogo di controllo della corretta applicazione della legge. Un ricorso inammissibile non solo non produce alcun risultato utile per l’imputato, ma comporta anche conseguenze economiche negative: i ricorrenti sono stati infatti condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di 3.000 euro ciascuno a favore della Cassa delle Ammende. Questa decisione serve da monito: le impugnazioni devono essere fondate su vizi concreti della sentenza e non sulla semplice speranza di un esito diverso.

Quando un ricorso per cassazione viene considerato inammissibile?
Un ricorso è ritenuto inammissibile, ai sensi dell’art. 591 cod. proc. pen., quando è ‘aspecifico’, ovvero si limita a riprodurre le stesse ragioni già discusse e respinte nei gradi di giudizio precedenti senza confrontarsi criticamente con la motivazione della sentenza impugnata.

Una semplice confessione è sufficiente per ottenere le attenuanti?
No. Secondo la Corte, una confessione meramente generica, che non fornisce elementi precisi e utili alle indagini, non è di per sé sufficiente per giustificare la concessione di circostanze attenuanti.

Quali sono le conseguenze di un ricorso dichiarato inammissibile?
A norma dell’art. 616 cod. proc. pen., la dichiarazione di inammissibilità comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende, che in questo caso è stata fissata in 3.000 euro per ciascun ricorrente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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