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Ricorso inammissibile: quando è generico e ripetitivo

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano una mera riproposizione di quelli dell’appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata. Il caso riguardava una condanna per tentato furto. La Corte sottolinea che un ricorso, per essere ammissibile, deve confrontarsi puntualmente con le argomentazioni della decisione che si contesta.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: Quando la Genericità Costa Cara

Presentare un ricorso in Cassazione è l’ultimo grado di giudizio nel nostro ordinamento, ma per accedervi è necessario rispettare requisiti rigorosi. Un ricorso inammissibile è un’ipoteca sul diritto di difesa che può avere conseguenze onerose. Un’ordinanza recente della Corte di Cassazione ci ricorda un principio fondamentale: non basta ripetere le proprie ragioni, bisogna criticare specificamente quelle del giudice. Analizziamo questo caso per capire come evitare un errore così comune.

Il Percorso Giudiziario del Caso

La vicenda processuale ha origine da una condanna in primo grado per tentato furto aggravato. In secondo grado, la Corte d’Appello aveva parzialmente riformato la sentenza, escludendo una delle aggravanti contestate ma confermando nel resto la condanna, rideterminando la pena in due mesi e venti giorni di reclusione e 200,00 euro di multa.

Non soddisfatta della decisione, l’imputata ha proposto ricorso per Cassazione, lamentando principalmente due aspetti: la mancata concessione dell’attenuante per la speciale tenuità del danno e l’omesso riconoscimento della prevalenza delle attenuanti generiche sulla circostanza aggravante residua.

La Decisione della Cassazione: Perché il Ricorso è Inammissibile

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile senza entrare nel merito delle questioni sollevate. La ragione è netta e procedurale: i motivi del ricorso erano una semplice reiterazione delle censure già mosse con l’atto di appello. L’imputata, in sostanza, ha riproposto le stesse critiche alla sentenza di primo grado, senza confrontarsi con le specifiche argomentazioni con cui la Corte d’Appello le aveva respinte.

Questo comportamento processuale vanifica la funzione stessa dell’impugnazione. La Cassazione ribadisce un principio consolidato: l’atto di impugnazione deve consistere in una “critica argomentata” avverso il provvedimento che si contesta. Non è un’occasione per ripetere lamentele generiche, ma un confronto puntuale e tecnico con la motivazione della sentenza impugnata.

Le Motivazioni della Corte

La motivazione dell’ordinanza si fonda su un concetto cardine della procedura penale. La funzione tipica dell’impugnazione è quella di sottoporre al giudice superiore una critica specifica e motivata del provvedimento precedente. Per fare ciò, l’articolo 581 del codice di procedura penale richiede, a pena di inammissibilità, che i motivi indichino specificamente le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che sostengono la richiesta.

Contenuto essenziale del ricorso è, quindi, il “confronto puntuale” con le argomentazioni della sentenza che si contesta. Se il ricorso, come nel caso di specie, si limita a riprodurre le stesse doglianze già esaminate e respinte dal giudice d’appello, senza attaccare la logica e la coerenza della motivazione di quest’ultimo, perde la sua funzione. Diventa un atto sterile che non permette al giudice di legittimità di svolgere il proprio compito, che è quello di verificare la corretta applicazione della legge da parte del giudice precedente, non di riesaminare da capo l’intera vicenda.

Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche

Questa decisione ha importanti implicazioni pratiche per la difesa tecnica. Non è sufficiente avere ragione nel merito; è indispensabile saper articolare le proprie ragioni nel modo corretto in ogni fase del processo. Un ricorso per Cassazione non può essere una copia del precedente atto di appello. Deve essere un’analisi critica, mirata a smontare il ragionamento giuridico della sentenza di secondo grado.

L’inadeguatezza tecnica del ricorso non solo ne causa il rigetto, ma comporta anche la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende, che in questo caso è stata fissata in 3.000,00 euro. Un ricorso inammissibile, dunque, non è solo una sconfitta processuale, ma anche un aggravio economico per l’assistito. La lezione è chiara: la precisione e la specificità nella redazione degli atti giudiziari non sono un vezzo formale, ma l’essenza stessa del diritto di difesa.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non conteneva una critica argomentata e specifica alla sentenza della Corte d’Appello, ma si limitava a riproporre le medesime censure già presentate e respinte nel precedente grado di giudizio.

Qual è la funzione essenziale di un atto di impugnazione secondo la Corte?
La funzione essenziale è quella di realizzare una “critica argomentata” del provvedimento impugnato. Ciò significa che l’atto deve contenere un confronto puntuale con le argomentazioni della sentenza che si contesta, indicando specificamente le ragioni di diritto e gli elementi di fatto a sostegno della richiesta.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile in questo caso?
A seguito della dichiarazione di inammissibilità, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di 3.000,00 euro in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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