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Ricorso inammissibile: perché non basta ripetere?

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in un caso di furto aggravato. La decisione si fonda sul principio che l’appello non può limitarsi a riproporre le stesse argomentazioni già respinte nel grado precedente, ma deve contenere una critica specifica e argomentata della sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso inammissibile: la Cassazione ribadisce i requisiti dell’appello

L’ordinanza in esame offre un importante chiarimento sui requisiti di ammissibilità dei ricorsi in Cassazione. Spesso si tende a credere che per impugnare una sentenza sia sufficiente riproporre le proprie ragioni. La Suprema Corte, tuttavia, ha stabilito un principio fondamentale: un ricorso inammissibile è tale quando si limita a reiterare le stesse doglianze già esaminate e respinte nei gradi di giudizio precedenti, senza confrontarsi criticamente con la motivazione della sentenza impugnata. Analizziamo insieme la vicenda.

I Fatti del Caso

Un individuo veniva condannato in primo grado dal Tribunale per il reato di furto aggravato dalla destrezza, ai sensi degli articoli 624 e 625 n. 4 del codice penale. La pena inflitta era di sei mesi di reclusione e 200,00 euro di multa.

La sentenza veniva confermata dalla Corte d’Appello. Avverso questa seconda decisione, l’imputato, tramite il suo difensore, proponeva ricorso per cassazione, articolando due motivi principali.

I Motivi del Ricorso e il Principio del Ricorso Inammissibile

Il ricorrente contestava due aspetti della sentenza d’appello:

1. Erronea applicazione della legge penale: Si lamentava l’erroneo riconoscimento della circostanza aggravante della destrezza.
2. Vizio di motivazione e violazione di legge: Si sosteneva il mancato riconoscimento della fattispecie di furto tentato, in luogo di quello consumato.

Nonostante le argomentazioni, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La ragione non risiede nel merito delle questioni sollevate, ma in un vizio procedurale fondamentale: i motivi del ricorso erano una mera riproposizione delle stesse critiche già avanzate nell’atto di appello e puntualmente respinte dalla Corte territoriale con una motivazione congrua e logica.

Le Motivazioni della Corte

La Suprema Corte ha ribadito un principio consolidato nella sua giurisprudenza. La funzione tipica dell’impugnazione è quella della critica argomentata avverso il provvedimento che si intende contestare. Questo significa che l’atto di impugnazione deve contenere un confronto puntuale e specifico con le argomentazioni della sentenza impugnata, indicando le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che fondano il dissenso.

Se il ricorso, come nel caso di specie, si limita a riprodurre e reiterare gli stessi motivi già prospettati in appello e motivatamente respinti in secondo grado, senza confrontarsi criticamente con gli argomenti utilizzati dal giudice precedente, esso perde la sua unica funzione. Un’impugnazione così formulata non è una critica al provvedimento, ma una semplice ripetizione, destinata per ciò solo all’inammissibilità. La Corte ha sottolineato che non è sufficiente lamentare una generica carenza o illogicità della motivazione, ma è necessario un attacco mirato e pertinente alla struttura argomentativa della decisione.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche

La decisione in commento ha importanti implicazioni pratiche per la redazione degli atti di impugnazione. Non è sufficiente essere in disaccordo con una sentenza per poterla impugnare efficacemente. È indispensabile che il difensore analizzi in profondità la motivazione del provvedimento e costruisca un atto di appello che ne smonti punto per punto le argomentazioni, evidenziando errori di diritto o vizi logici. La mera riproposizione di tesi difensive già vagliate e respinte è una strategia processuale perdente, che conduce non solo alla conferma della condanna, ma anche a un’ulteriore sanzione economica. In questo caso, infatti, all’inammissibilità del ricorso è seguita la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3.000,00 euro in favore della Cassa delle ammende.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché si limitava a riproporre le medesime considerazioni critiche già espresse nell’atto di appello, senza confrontarsi in modo specifico e argomentato con la motivazione della sentenza impugnata.

Qual è la funzione essenziale di un atto di impugnazione secondo la Cassazione?
Secondo la Cassazione, la funzione tipica di un’impugnazione è quella della critica argomentata avverso il provvedimento cui si riferisce. Deve indicare specificamente le ragioni di diritto e gli elementi di fatto che sorreggono la richiesta, confrontandosi puntualmente con le argomentazioni della decisione contestata.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile?
All’inammissibilità del ricorso consegue, per legge, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro (in questo caso 3.000,00 euro) in favore della Cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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