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Ricorso inammissibile: perché è generico e ripetitivo

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per reati di droga. L’appello è stato ritenuto generico e una mera ripetizione dei motivi già respinti in secondo grado, senza un confronto critico con la motivazione della sentenza impugnata.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso inammissibile: La Cassazione chiarisce i requisiti di specificità

Presentare un ricorso in Cassazione richiede un’attenzione meticolosa ai requisiti formali e sostanziali previsti dalla legge. Una recente ordinanza della Suprema Corte ribadisce un principio fondamentale: un ricorso inammissibile è la conseguenza inevitabile quando i motivi presentati sono generici e si limitano a ripetere le stesse argomentazioni già respinte nei gradi di giudizio precedenti. Questo caso offre uno spunto essenziale per comprendere la funzione dell’impugnazione e l’importanza di una critica argomentata e puntuale alla decisione che si intende contestare.

L’analisi del caso concreto

La vicenda processuale ha origine dalla condanna di un imputato da parte del Tribunale e successivamente confermata dalla Corte d’Appello per reati legati agli stupefacenti, in continuazione tra loro. La pena inflitta era di un anno e dieci mesi di reclusione, oltre a una multa di 2.300 euro.

Contro la sentenza d’appello, la difesa ha proposto ricorso per cassazione, articolando tre principali motivi di doglianza:
1. Violazione di legge e vizio di motivazione: si contestava l’erroneo riconoscimento della responsabilità penale dell’imputato.
2. Omessa motivazione: si lamentava la mancata risposta della Corte d’Appello a specifiche argomentazioni difensive sollevate nel secondo grado di giudizio.
3. Violazione di legge sulla pena: si criticava la quantificazione della pena, ritenuta eccessiva.

La decisione della Cassazione sul ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza in esame, ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile. La decisione si fonda su una valutazione netta della qualità dei motivi proposti: essi sono stati giudicati del tutto generici e aspecifici. Invece di confrontarsi criticamente con le argomentazioni della sentenza d’appello, il ricorso si è limitato a riproporre le medesime considerazioni già espresse nell’atto d’appello e motivatamente respinte dalla Corte territoriale. Questo approccio rende l’impugnazione non idonea a rappresentare le ragioni di doglianza in fatto e in diritto in modo adeguato per un giudizio di legittimità.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha colto l’occasione per ribadire la funzione tipica dell’impugnazione. Essa non è una mera riproposizione di lamentele, ma una ‘critica argomentata’ al provvedimento che si contesta. Tale critica, per essere efficace e ammissibile, deve realizzarsi attraverso la presentazione di motivi che indichino specificamente le ragioni di diritto e gli elementi di fatto a sostegno della richiesta.

Il contenuto essenziale di un atto di impugnazione è il confronto puntuale e critico con le argomentazioni della decisione impugnata. Se i motivi di ricorso, come nel caso di specie, non si confrontano con la motivazione della sentenza ma si limitano a lamentare in modo generico una presunta carenza o illogicità, il ricorso perde la sua funzione e viene destinato all’inammissibilità. La Corte richiama consolidata giurisprudenza secondo cui è inammissibile il ricorso che riproduce e reitera gli stessi motivi già respinti in secondo grado, senza sviluppare un’argomentazione critica specifica contro le ragioni addotte dal giudice d’appello. La mancanza di questo confronto diretto rende l’atto difensivo privo della sua funzione essenziale.

Le conclusioni

L’ordinanza in commento rappresenta un monito importante per la pratica legale. La redazione di un ricorso, specialmente per cassazione, non può essere un semplice ‘copia e incolla’ dei precedenti atti difensivi. È indispensabile analizzare a fondo la motivazione della sentenza impugnata, individuarne i punti deboli e costruire su di essi una critica specifica, pertinente e supportata da precisi riferimenti normativi e fattuali. In caso contrario, il rischio concreto non è solo quello di vedere il proprio ricorso inammissibile, ma anche di subire la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, come avvenuto nel caso di specie con una condanna al pagamento di 3.000 euro.

Quando un ricorso per cassazione viene dichiarato inammissibile?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile quando è proposto con motivi non consentiti dalla legge o quando i motivi sono generici, aspecifici e non si confrontano criticamente con le argomentazioni della sentenza impugnata, limitandosi a ripetere doglianze già respinte.

È sufficiente riproporre gli stessi motivi dell’appello nel ricorso per cassazione?
No, non è sufficiente. La Corte di Cassazione ha chiarito che riprodurre e reiterare gli stessi motivi già prospettati in appello e motivatamente respinti, senza un confronto critico con gli argomenti della sentenza di secondo grado, rende il ricorso inammissibile.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile?
All’inammissibilità del ricorso consegue, per legge, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, che nel caso specifico è stata fissata in 3.000,00 euro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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