Ricorso Inammissibile in Cassazione: Quando i Motivi sono Generici
La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 17226 del 2024, ha ribadito un principio fondamentale del nostro sistema processuale: il ricorso in Cassazione non è un terzo grado di giudizio dove si possono ridiscutere i fatti. Un ricorso inammissibile è la conseguenza inevitabile quando i motivi presentati sono generici o si limitano a ripetere questioni già decise. Analizziamo questa decisione per comprendere meglio i requisiti di un valido ricorso.
Il Caso: una Condanna per Truffa e l’Appello in Cassazione
La vicenda processuale ha origine da una condanna per il reato di truffa, confermata in secondo grado dalla Corte d’Appello di Milano. L’imputato, non rassegnandosi alla decisione, ha proposto ricorso per Cassazione, affidandosi a due principali motivi di doglianza per cercare di ribaltare il verdetto.
I Motivi del Ricorso Inammissibile
La Suprema Corte ha esaminato attentamente i due motivi presentati dal ricorrente, concludendo per la loro manifesta infondatezza e, di conseguenza, per l’inammissibilità del ricorso stesso. Vediamo nel dettaglio perché.
La Prova Testimoniale non Decisiva
Il primo motivo lamentava l’omessa valutazione di una prova considerata decisiva: la mancata audizione di una testimone. Secondo la difesa, questa testimonianza sarebbe stata cruciale per dimostrare l’innocenza dell’imputato. Tuttavia, la Cassazione ha chiarito che tale richiesta equivale a una sollecitazione a rivalutare il merito della vicenda, un’attività preclusa in sede di legittimità. La Corte ha specificato che la responsabilità per il reato di truffa era già stata ampiamente dimostrata sulla base del compendio probatorio esistente, rendendo non decisiva l’ulteriore testimonianza.
La Genericità del Secondo Motivo e il ricorso inammissibile
Il secondo motivo contestava, in modo generico, la correttezza della motivazione della sentenza d’appello riguardo alla sussistenza degli elementi costitutivi del delitto di truffa. La Corte ha bollato questa argomentazione come una “pedissequa reiterazione” di quanto già sostenuto e respinto nel giudizio d’appello. I giudici hanno evidenziato che la Corte d’Appello aveva, al contrario, analiticamente esposto gli estremi della condotta truffaldina. Un motivo di ricorso in Cassazione, per essere valido, deve consistere in una critica argomentata e specifica della sentenza impugnata, non in una semplice riproposizione di tesi già smentite.
Le Motivazioni della Corte di Cassazione
La decisione della Corte si fonda sulla natura stessa del giudizio di legittimità. La Cassazione non è un “terzo giudice” del fatto. Il suo compito è assicurare l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge. Pertanto, non può entrare nel merito delle prove o sostituire la propria valutazione a quella dei giudici dei gradi precedenti, a meno che la motivazione di questi ultimi non sia manifestamente illogica o contraddittoria.
Nel caso di specie, i motivi del ricorso non evidenziavano vizi di legge, ma tentavano di ottenere una nuova e più favorevole lettura del materiale probatorio. Questa strategia è destinata a fallire in Cassazione e porta a una declaratoria di ricorso inammissibile. La Corte ha sottolineato che i motivi erano “non specifici ma soltanto apparenti”, in quanto omettevano di assolvere alla funzione tipica di una critica argomentata contro la sentenza oggetto di ricorso.
Le Conclusioni
L’ordinanza in esame rappresenta un importante monito: per adire la Corte di Cassazione è necessario formulare censure precise, che identifichino specifici errori di diritto commessi dalla corte di merito. La semplice riproposizione delle proprie tesi o la richiesta di una diversa valutazione dei fatti non sono sufficienti. La conseguenza di un ricorso inammissibile non è solo la conferma della condanna, ma anche l’obbligo per il ricorrente di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, che in questo caso è stata fissata in tremila euro. Una lezione chiara sull’importanza della specificità e della pertinenza degli argomenti nel più alto grado di giudizio.
Per quale motivo un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile se i motivi presentati non sono specifici, si limitano a ripetere argomentazioni già respinte nei gradi di giudizio precedenti (cosiddetta “pedissequa reiterazione”), o se richiedono una nuova valutazione dei fatti e delle prove, compito che non spetta alla Corte di Cassazione.
La Corte di Cassazione può valutare nuove prove o riascoltare testimoni?
No, la Corte di Cassazione non può riesaminare le prove o i fatti del caso, come l’audizione di un testimone. Il suo ruolo è quello di “giudice di legittimità”, ovvero verificare che i giudici dei gradi precedenti abbiano applicato correttamente la legge, senza commettere errori di diritto.
Cosa succede quando un ricorso viene dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso viene dichiarato inammissibile, la decisione impugnata diventa definitiva. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e, come in questo caso, al versamento di una somma di denaro alla Cassa delle ammende a titolo sanzionatorio.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 17226 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 17226 Anno 2024
Presidente: COGNOME COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 09/04/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME NOME a CREMA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 08/09/2023 della CORTE APPELLO di MILANO
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
Letto il ricorso di COGNOME NOME, premesso che non ricorrono i presupposti per procedere con trattazione orale; ritenuto che il primo motivo di ricorso, che deduce l’omessa valutazione di una prova decisiva – in particolare la mancata audizione della dott.ssa COGNOME ritenuta determinante ai fini dell’accertamento della responsabilità penale dell’imputato – non è consentito dalla legge in sede di legittimità non sussistendo un ruolo decisivo di tali dichiarazioni ai fini dell’affermazione della responsabilità per il reato di truffa la cui esistenza è stata sufficientemente provata mediante congrui riferimenti al compendio probatorio emerso nel procedimento;
considerato che il secondo motivo di ricorso, che contesta genericamente la correttezza della motivazione in relazione alla sussistenza degli elementi costitutivi della delitto di truffa ascritto all’odierno ricorrente, è indeducibile perché fondato su motivi che si risolvono nella pedissequa reiterazione di quelli già dedotti in appello e puntualmente disattesi dalla corte di merito (si vedano in particolare le pagg. 4-5 della impugnata sentenza ove la corte d’appello individua in modo analitico gli estremi della condotta truffaldina dell’odierno ricorrente), dovendosi gli stessi considerare non specifici ma soltanto apparenti, in quanto omettono di assolvere la tipica funzione di una critica argomentata avverso la sentenza oggetto di ricorso;
rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma. di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali ed alla somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 9 aprile 2024
Il Consigliere Estensore
IlP ( r , esidente