Ricorso inammissibile per tardività: l’importanza dei termini procedurali
Nel processo penale, il rispetto dei termini è un principio cardine che garantisce certezza e ordine. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito con forza questo concetto, dichiarando un ricorso inammissibile perché depositato oltre la scadenza prevista. Questa decisione serve da monito sulle gravi conseguenze che possono derivare da una negligenza procedurale, trasformando una potenziale difesa in una condanna definitiva.
La vicenda processuale: dalla condanna al ricorso in Cassazione
Il caso ha origine da una sentenza del Tribunale di Ravenna, che aveva condannato un imputato per il reato di lesioni personali colpose (art. 590 c.p.) alla pena di una multa di quattrocento euro. La decisione era stata successivamente confermata dalla Corte d’Appello di Bologna.
Non soddisfatto dell’esito, l’imputato ha deciso di presentare ricorso per Cassazione, contestando l’affermazione della sua responsabilità. Tuttavia, il suo tentativo di ottenere una revisione del giudizio si è scontrato con un ostacolo puramente procedurale: il tempo.
La decisione della Cassazione su un ricorso inammissibile
La Suprema Corte, senza entrare nel merito delle doglianze dell’imputato, ha chiuso immediatamente la questione dichiarando il ricorso inammissibile. La ragione è semplice e inappellabile: il ricorso era tardivo.
La Corte ha rilevato che la sentenza della Corte d’Appello era stata emessa il 14 ottobre 2022, mentre il ricorso per Cassazione era stato depositato solo il 6 febbraio 2023, ben oltre il limite temporale consentito dalla legge per questo tipo di impugnazione.
Le motivazioni: il calcolo dei termini per impugnare
La motivazione della Corte si fonda su una rigorosa applicazione delle norme del codice di procedura penale. In particolare, l’art. 585, comma 1, lettera c), stabilisce un termine di quarantacinque giorni per impugnare le sentenze quando, come in questo caso, la motivazione viene depositata entro un termine prorogato dal giudice (in questo caso sessanta giorni, come previsto dall’art. 544, comma 3).
Il ricorso, essendo stato depositato a quasi quattro mesi di distanza dalla decisione, era palesemente fuori termine. La Corte ha sottolineato che, in assenza di un’impugnazione tempestiva, la sentenza d’appello era già divenuta definitiva, rendendo inutile e inefficace qualsiasi tentativo successivo di contestarla.
Le conclusioni: conseguenze pratiche della tardività
Le implicazioni di questa decisione sono severe. La dichiarazione di inammissibilità non è una mera formalità, ma comporta conseguenze concrete e onerose per il ricorrente:
- Definitività della condanna: La sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Appello diventa irrevocabile.
- Condanna alle spese: Il ricorrente è stato condannato al pagamento di tutte le spese processuali.
- Sanzione pecuniaria: In aggiunta, è stato condannato a versare la somma di quattromila euro alla Cassa delle ammende, una sanzione prevista proprio per i casi di ricorso inammissibile.
Questo caso dimostra come nel diritto, e in particolare nella procedura penale, la forma sia sostanza. Il mancato rispetto di un termine perentorio può precludere l’accesso alla giustizia e cristallizzare una situazione giuridica sfavorevole, con un notevole aggravio di costi.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché è stato presentato in ritardo, cioè oltre il termine perentorio di 45 giorni previsto dal Codice di Procedura Penale per impugnare la sentenza della Corte d’Appello.
Quali sono le conseguenze per il ricorrente dopo la dichiarazione di inammissibilità?
La sentenza di condanna a suo carico è diventata definitiva. Inoltre, è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di quattromila euro in favore della Cassa delle ammende.
Il termine concesso al giudice per depositare la sentenza estende anche il termine per impugnare?
No. Come si evince dalla decisione, il termine di sessanta giorni concesso al Collegio per il deposito della motivazione della sentenza non modifica né estende il termine di quarantacinque giorni che la parte ha a disposizione per presentare la propria impugnazione.