Ricorso Inammissibile per Spaccio: La Cassazione e i Limiti del Giudizio di Legittimità
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale del nostro sistema processuale: il giudizio di legittimità non è una terza istanza di merito. Questo caso, che ha portato alla dichiarazione di un ricorso inammissibile per spaccio di sostanze stupefacenti, offre spunti cruciali per comprendere i confini dell’appello alla Suprema Corte e i criteri utilizzati per distinguere tra uso personale e detenzione a fini di spaccio.
I Fatti del Processo
Il caso ha origine dalla condanna di un individuo per la detenzione a fini di spaccio di 168 grammi di hashish, in violazione dell’art. 73 del D.P.R. 309/1990. La sostanza era stata rinvenuta all’interno di un marsupio situato dietro il sedile del conducente, occupato dall’imputato. Oltre alla droga, parzialmente suddivisa in dosi, erano stati trovati anche un bilancino di precisione e un coltello. L’arresto era avvenuto in un’area isolata e buia, nota per essere luogo di spaccio, e in un contesto diverso dall’abitazione del soggetto.
Sia in primo grado che in appello, i giudici avevano confermato la colpevolezza dell’imputato, rigettando le tesi difensive che miravano a inquadrare il fatto come detenzione per uso personale o, in subordine, come reato di lieve entità.
La Decisione della Cassazione: il Ricorso Inammissibile per Spaccio
La difesa ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile. La decisione si fonda sulla natura dei motivi addotti, considerati non consentiti in sede di legittimità. La Corte ha sottolineato come il ricorso non evidenziasse vizi di legge, ma si limitasse a riproporre una diversa interpretazione dei fatti, cercando di ottenere una nuova valutazione del materiale probatorio.
Motivazioni di Fatto vs. Vizi di Legittimità
I giudici di legittimità hanno qualificato le censure difensive come “apodittiche” e basate su “mere clausole di stile”. In pratica, l’avvocato si era limitato a criticare genericamente la sentenza d’appello per una presunta mancanza di autonoma valutazione e per travisamento della prova, senza però indicare specifiche violazioni di norme giuridiche o vizi logici nel ragionamento del giudice di secondo grado. Tentare di attribuire la droga a un altro soggetto presente nell’auto o sostenere l’uso personale costituisce una versione alternativa dei fatti, la cui valutazione è preclusa alla Corte di Cassazione.
Gli Indizi della Destinazione allo Spaccio
La Corte ha confermato la correttezza del ragionamento dei giudici di merito nel ritenere provata la finalità di spaccio. Sono stati valorizzati plurimi elementi indiziari, la cui valutazione complessiva non lasciava spazio a dubbi:
* Il quantitativo: 168 grammi di hashish sono stati ritenuti una quantità significativa.
* La suddivisione: La parziale suddivisione in dosi è un classico indicatore dell’attività di spaccio.
* Gli strumenti: Il ritrovamento di un bilancino e un coltello è strettamente funzionale alla preparazione e vendita della sostanza.
* Il contesto: Il luogo buio, la presenza di più persone e la detenzione in un luogo diverso dalla propria abitazione sono state considerate circostanze indicative.
Le Motivazioni della Sentenza
La motivazione della Corte si concentra sulla funzione del giudizio di legittimità. Non si tratta di un ‘terzo grado’ di giudizio dove poter ridiscutere i fatti e le prove. Il ricorso in Cassazione è ammissibile solo se denuncia errori nell’applicazione della legge o vizi logici manifesti nella motivazione della sentenza impugnata. Nel caso di specie, il ricorso è stato giudicato un tentativo di superare gli accertamenti di fatto già compiuti, proponendo una versione alternativa non consentita. La Corte ha evidenziato come le censure fossero generiche e non si confrontassero specificamente con la motivazione della sentenza d’appello, la quale, pur sinteticamente, aveva puntualmente descritto i fatti e le prove a sostegno della condanna, in un quadro di “doppia conforme” che rendeva ancora più stringente l’onere di specificità del ricorso.
Conclusioni: Implicazioni Pratiche
Questa ordinanza è un monito sull’importanza di formulare ricorsi per Cassazione che si attengano rigorosamente ai limiti del giudizio di legittimità. La proposizione di critiche fattuali o l’uso di formule generiche porta inevitabilmente a una dichiarazione di inammissibilità, con la conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La decisione conferma inoltre che, ai fini della distinzione tra uso personale e spaccio, i giudici devono basarsi su una valutazione complessiva di una pluralità di indizi, come il quantitativo, gli strumenti e le circostanze del ritrovamento.
Perché il ricorso dell’imputato è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non contestava errori di diritto, ma si limitava a proporre una diversa valutazione dei fatti e a muovere critiche generiche alla sentenza d’appello, attività non consentita davanti alla Corte di Cassazione, che è giudice di legittimità e non di merito.
Quali elementi sono stati considerati decisivi per provare l’intenzione di spaccio?
I giudici hanno ritenuto provata l’intenzione di spaccio sulla base di un insieme di indizi, tra cui: il significativo quantitativo di droga (168 grammi), la sua parziale suddivisione in dosi, il ritrovamento di un bilancino e di un coltello, e le circostanze del controllo (luogo buio noto per lo spaccio, lontano dall’abitazione).
È possibile sostenere in Cassazione che la droga apparteneva a qualcun altro?
No, se questo implica una riconsiderazione delle prove già valutate dai giudici di primo e secondo grado. La Corte di Cassazione non può riesaminare i fatti per decidere, ad esempio, a chi appartenesse un marsupio. Questo tipo di accertamento è di competenza esclusiva dei tribunali di merito.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 4733 Anno 2026
Penale Ord. Sez. 7 Num. 4733 Anno 2026
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: NOME COGNOME NOME
Data Udienza: 19/12/2025
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME NOME a POLLA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 29/04/2025 della CORTE APPELLO di SALERNO
dato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME NOME COGNOME;
n. NUMERO_DOCUMENTO
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
NOME COGNOME impugna la sentenza in epigrafe indicata che lo h condanNOME per il delitto di cui agli artt. 73 d.P.R. n. 309 del 1990 per detenzio di spaccio di 168 grammi di hashish;
ritenuto il ricorso inammissibile perché fondato su motivi non consentiti legge in sede di legittimità, in quanto costituiti da apodittiche censure – sulla m di autonoma valutazione e sul travisamento della prova -, espresse con mere clau di stile e richiami giurisprudenziali che non enunciano alcun congruo riferiment motivazione dell’atto impugNOME che alle pagg. 2 e 3, pur sinteticamente attesa la conforme, ha puntualmente descritto i fatti e le prove che li hanno accertati.
Infatti, sono state superate tutte le censure difensive con argomenti fondat accertamenti compiuti, di cui si chiede, in questa sede, il superamento in base versione alternativa non consentita perché fondata esclusivamente su elementi di
E’ stato escluso: che la droga fosse attribuibile al solo Sirignano, vis marsupio che la conteneva si trovava dietro al sedile del conducente occupat ricorrente; che la destinazione fosse per solo uso personale e la qualificazione come di lieve entità o ai sensi dell’art. 131-bis cod. pen. valorizzando, anche solo, il quantitativo, la parziale suddivisione in dosi, il ritrovamento di un bil un coltello, il numero degli imputati posti in un luogo buio di spaccio, la deten luogo diverso dall’abitazione.
rilevato che all’inammissibilità del ricorso conseguono le pronunce di cui al 616 cod. proc. pen.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.